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The Quarry: tra Venerdi 13 e Un Tranquillo Weekend di paura, ma i brividi non arrivano

Il peggior modo per passare l'estate

Tiscali GameSurf

Un po’ “Venerdi 13”, un po’ “Un Tranquillo weekend di paura”, The Quarry è il nuovo titolo dei Supermassive che cerca di portare un po’ di profondità narrativa all’interno del classico canovaccio che mette nelle mani del giocatore il potere decisionale di dover portare la trama del gioco e il destino dei suoi protagonisti.

Il paragone con due dei film appena citati arriva chiaro fin dalle prima battute, con i nostri giovani protagonisti intenti a gestire un campo scuola estivo nei pressi delle sponde di un lago (e già qui lo spirito di Jason Vhoorees aleggia sul progredire della vicenda). Una serie di insolite sparizioni e la contemporanea presenza di personaggi al limite del credibile sono l’incipit che consegnano alle mani dei giocatori una matassa da dipanare, scelta dopo scelta.

Il modus operandi di The Quarry non si allontana infatti dalla formula che Supermassive ha introdotto nel fortunato Until Dawn e negli altalenanti capitoli della saga di The Dark Pictures Anthology. Il giocatore sarà quindi chiamato ad assistere a lunghissime sequenze filmate, dove saranno posizionati ad arte (assicuratevi sempre di avere il pad tra le mani), chiamandolo all’azione in momenti topici.

Chiariamoci subito: per “azione” intendiamo molto banalmente eseguire nei modi e nei tempi corretti le istruzioni che troverete a video. Sbagliare un’azione potrebbe significare un importante cambiamento nella trama, o la diretta dipartita di uno dei personaggi che vi troverete a comandare. La proporzione tra fasi giocate e quelle in cui sarete semplici spettatori è in un rapporto di 20/80, relegando quindi l’aspetto “manuale” del gioco a poco più di una semplice comparsata.

Fondamentale, invece, porre sempre attenzione a quanto accade sullo schermo e alle relazioni tra i personaggi, perché riuscire a creare le giuste sinergie tra i protagonisti del gioco (che comunque vi ritroverete a comandare, anche se per brevi periodi), sarà molto importante per cercare di mantenere unito il gruppo e garantire sempre il massimo della collaborazione e l’aiuto reciproco.

The Quarry parte subito “col botto”, introducendo nel migliore dei modi i misteri che avvolgono i misteri dell’apparentemente tranquillo campo scuole dove sono diretti i primi due protagonisti con cui avremo modo di interagire. Come sempre l’incipit del gioco ci permette di prendere mano con i comandi e con il modus operandi ideato dagli sviluppatori. Il mood si orienta subito verso un’escalation narrativa che mette costantemente in pericolo i nostri protagonisti, con intermezzi che ci consentono di poter, in qualche modo, poter prevedere il futuro di ognuno di loro.

Nel corso del gioco, infatti, potremo trovare delle particolare carte dei tarocchi, che potranno poi essere “spese” in particolari momenti di intermezzo tra un capitolo e l’altro dell’avventura principale, quando il giocatore si troverà a doversi confrontare con un particolare personaggio (interpretato dalla bravissima Grace Zabrinskie), che vi permetterà di utilizzare le carte ritrovate per vedere il possibile futuro dei uno dei vostri personaggi. Uno strumento utilissimo, perché vi permette di poter sfuggire ai pericoli che vi troverete di fronte nel prosieguo del gioco individuandoli con netto anticipo.

La commistione tra film interattivo e videogioco trova forse la sua migliore espressione nella parte estetica dell’opera dei Supermassive. Gli attori virtuali sono rappresentati con una buona quantità di particolari e l’estetica generale è rappresentata tutto sommato in modo coerente, anche se si trascina dietro le caratteristiche delle console next gen che limitano verso il basso le potenzialità grafiche di un gioco che avrebbe potuto (e dovuto) dare qualcosa in più. Per fortuna il doppiaggio in italiano (o i sottotitoli, se preferite), aiutano molto nel seguire l’avventura senza dover far traduzioni simultanee e aiutano la comprensione dei continui dialoghi.

Ma il vero problema che abbiamo riscontrato nelle canoniche otto ore di gioco che ci separano dal finale (che ovviamente si modella in base alle scelte prese durante la vostra avventura), è quello del ruolo di “spettatore pagante” che ci ha lasciati oggettivamente con l’amaro in bocca. Le sequenze filmate sono in un numero clamorosamente maggiore rispetto a quelle dove siamo chiamati a operare in prima persona o compiere azioni determinanti ai fini della trama, impendendo quindi un’immedesimazione ancora più stretta con quanto accade sullo schermo.

Non mancheranno poi i momenti in cui le conseguenze delle nostre scelte porteranno a reazioni sullo schermo completamente diverse dalle nostre intenzioni e che appaiono quindi completamente fuori logica, fino ad arrivare a sequenze dove i personaggi sullo schermo si comportano in modo totalmente innaturale (piccolo spoiler: potrebbe capitarvi che ad un certo punto dobbiate portare uno dei personaggi ad amputarsi la mano. Nelle sequenze immediatamente successive lo troverete a parlare con gli altri protagonisti, con il moncherino ancora sanguinante, come se nulla fosse).

Insomma, anche di fronte ad uno sforzo piuttosto importante da parte degli sviluppatori nel voler creare un prodotto coinvolgenti in tutte le sue componenti, The Quarry continua a pagare gli “errori di gioventù” di SuperMassive che, a questo punto, non sono ancora riusciti a trovare la giusta chiave per arrivare a quel grado di intrattenimento e profondità emotiva che sono invece la chiave del successo di un team come Quantic Dream. Certo, talenti come David Cage non sono esattamente dietro l’angolo, ma è innegabile che se al quinto tentativo non riesci a centrare perfettamente il tuo obbiettivo, allora c’è un problema bello grosso all’orizzonte.