Recensione The Medium: due realtà ma nessuna via d'uscita

Recensione The Medium: due realtà ma nessuna via d'uscita
Tiscali GameSurf

È praticamente dalla presentazione di Xbox Series X che si fa un gran parlare di The Medium. Un po' perché il trailer mostrato sul palco (virtuale), aveva mostrato caratteristiche cariche di potenziale, un po' perché in corso d’opera il talento cristallino di Akira Yamaoka si è aggiunto ad un team come quello dei Bloober Team, già capace di attirare l’attenzione del grande pubblico con titoli come Layers of Fear e Observer.

The Medium concentra tutte le sue attenzioni sulla figura di Marianne, una giovane medium capace di poter proiettare la sua “essenza” (chiamatela come volete), su un diverso piano d’esistenza. Questa sua capacità le consente quindi di interagire e carpire importanti informazioni anche dal mondo dei morti, riuscendo quindi ad arrivare a soluzioni impensabili per altri esseri umani. Alcune vicende, di cui ovviamente non vogliamo svelarvi nulla, portano Marianne ad indagare all’interno di un vecchio Hotel abbandonato in una recondita parte della Polonia. All’interno di questo luogo infestato da oscure presenze e da inenarrabili efferatezze, Marianne sarà messa di fronte alla realtà della sua stessa figura, nonché degli orrori celati da questa decadente struttura.

Queste capacità sono messe a servizio del gameplay che i Bloober hanno deciso di adottare per The Medium, dal momento che in alcuni frangenti Marianne potrà letteralmente “sdoppiarsi”, agendo su entrambi i piani d’esistenza, potendo recuperare oggetti o risolvere puzzle che la sola Marianne “reale” non potrebbe portare a termine da sola. Sebbene questa sia sicuramente una parte molto interessante del gioco, e probabilmente quella che la distingue non solo dalle loro vecchie produzioni, ma anche dalle altre avventure horror presenti sul mercato, non possiamo chiudere gli occhi di fronte ad alcune pecche che impediscono a The Medium di emergere come dovrebbe.

Innanzitutto, il ritmo. D’accordo, non è un action game e nemmeno un survival horror di quelli classici, ma questo non toglie che un minimo di tensione, di senso d’urgenza, un gioco di questa fattura dovrebbe quantomeno trasmetterlo. Invece così com’è The Medium sembra una versione leggermente più veloce di un “walking simulator” che, guarda caso, è proprio il pane quotidiano dei Bloober. La seconda mancanza che abbiamo riscontrato nelle sette ore di gioco che ci hanno separato dalla fine del gioco è quella della tensione praticamente inesistente. Nessun nemico vero e proprio, a parte uno se proprio vogliamo chiamarlo tale, nessun clima di tensione continuo, un solo “jump scare” a far salire il numero di battiti cardiaci. Per il resto si passa da un puzzle all’altro, da un interminabile “passa da qui per poi arrivare là”, ma non c’è mai stato quel clima “malato” o di oscura decadenza che abbiamo imparato ad amare nelle produzioni più iconiche delle avventure horror.

The Medium sembra più un gioco che ti vuole prendere per mano per raccontarti una storia in totale sicurezza, incapace nel prenderti e portarti al centro della scena. Certo, si parla anche di temi importanti, di vere e proprie nefandezze dell’animo umano, di situazioni che vanno a scavare nelle pagine più oscure della seconda guerra mondiale, ma siamo solo spettatori e mai protagonisti. Poi, per carità, le soluzioni di interazione tra il piano reale e quello dell’aldilà è ben congegnato e funziona piuttosto bene, ma manca proprio la vera e propria spinta emotiva. Anche i puzzle ci hanno molto spesso fatto storcere il naso, perché in tantissimi casi la soluzione era praticamente a portata di mano, a sforzo zero.

Siamo sinceramente rimasti stupiti si chi sia riuscito a trovare dei punti di contatto tra The Medium e Silent Hill. Se si esclude la già citata presenza di Yamoka (che, si, bravissimo per carità ma niente di eclatante) e la natura degli orrori e delle “colpe” che accompagnano l’avventura di Marianne, le similitudini si fermano qui, perché The Medium è totalmente privo della potenza espressiva, narrativa e anche puramente tecnica di un qualsiasi capitolo della saga Konami.

Anche tecnicamente siamo di fronte ad un gioco che sebbene abbia abbandonato lo sviluppo sulla old gen per abbracciare il PC e le nuove console Microsoft, paga davvero pegno ad un aspetto sicuramente non in linea con quanto ci si potrebbe aspettare da questa “generazione delle meraviglie”. Anche le telecamere fisse non giocano a favore di un gioco dove la libera esplorazione degli ambienti avrebbe sicuramente giovato a regalare maggiore libertà e fatto “prendere aria” ad un titolo che cerca di imitare produzioni di ben altro spessore, senza però riuscire nel suo intento.

Restano certamente delle buone intuizioni e meccaniche che se inserite all’interno del giusto contesto potrebbero riuscire a dare vita ad un gioco di altissimo profilo, ma così com’è The Medium è un grande “vorrei ma proprio non ce la faccio”. Comunque, se siete amanti dell’horror e volete dargli una chance, lo trovate gratis sul Game Pass per PC e Series X|S.

6
The Medium è un horror dal bassissimo impatto emotivo. Contiene, è vero, soluzioni interessanti ma si perde in una continua mancanza di atmosfera e di veri e propri nemici a darci reale filo da torcere. Gli enigmi proposti, tra l'altro sono a volte fin troppo basici e poco sfidanti. Così com'è, The Medium ha lo stesso tenore di un flebile racconto horror, letto da una voce monotona, in pieno giorno. Non ci siamo.