Recensione Tandem A Tale of Shadows: Luci e ombre nel puzzle game di Monochrome Paris

di Oscar Pettinari

Vestita come la Alice di American McGee, ma molto meno violenta di quest’ultima, la piccola Emma è una ragazza docile ma determinata a tutto pur di trovare il giovane Thomas Kane, l’unico figlio della famosa famiglia di illusionisti che porta il suo stesso cognome.

Intraprendente quanto curiosa, Emma si dirige nei pressi della magione della loro famiglia, trovandosi subito coinvolta in quello che sembra un episodio a dir poco fortunato: da una carrozza che si allontana nell’oscurità cade un orsacchiotto di peluche, che al posto di giacere a terra immobile sotto la pioggia si risveglia, come animato da una strana magia.

L’orsacchiotto altri non è che Fenton, un balocco appartenente al piccolo Thomas. Al posto di fermarsi a chiamare qualcuno, Emma rincorrerà il pupazzo animato a sua volta, ritrovandosi in pochissimo tempo all’interno della magione, che sembra nascondere più di qualche terribile segreto.

Rileggendo attentamente questi paragrafi, Tandem A Tale of Shadows sembra quasi avere la sinossi di un qualsiasi racconto dalle tinte orrorifiche, con pronta una trasposizione nel mondo cinematografico sotto le mani attente del regista Tim Burton. E giocandoci la sensazione è sempre questa, con questi mondi dall’impalcatura vittoriana che tendono sempre a celare qualcosa di oscuro, quasi esoterico se vogliamo, mentre insieme alla protagonista cerchiamo di risolvere i vari puzzle proposti in questa avventura che mischia persino due punti di vista diversi.

EMMA E FENTON, DUE LATI DELLA STESSA MEDAGLIA

Come si riesce a rendere interessante un puzzle game senza scadere nell’ovvietà? Innanzitutto è necessario creare una storia che possa proporre un ritmo narrativo incalzante, ma non troppo pretenzioso, subitamente inseguito da un gameplay capace di mantenere alto l’interesse a prescindere dal format che si è deciso di utilizzare.

Tandem A Tale of Shadows è un puzzle game molto interessante se lo si guarda con gli occhi attenti di un videogiocatore, poiché cerca di non limitarsi al semplice compitino per casa, scavando più a fondo della semplice risoluzione del puzzle ambientale di turno. Emma punta alla non violenza, perciò al posto di attaccare le creature che popolano questa villa decide di superarle in astuzia, creando un tracciato che possa permettere a lei, e Fenton, di superare incolumi ogni situazione.

Mentre guidiamo Emma la grafica del gioco è in visuale isometrica, una piacevole panoramica che garantisce inoltre una vista godevole delle ambientazioni create per l’occasione, nei cinque macro-livelli esplorabili. Il ruolo del nostro alter ego femminile è fondamentale, poiché grazie alla sua manipolazione della luce nel mondo reale, l’orsacchiotto Fenton può muoversi in questa dimensione parallela composta da luci e ombre, quest’ultime necessarie per far camminare il pupazzo attraverso l’ambientazione.

Lo scopo, in questa combinazione di prospettive che viaggiano dalla visuale isometrica al platform a scorrimento bidimensionale, è quello di raccogliere dei frammenti luminosi che servono a comporre una chiave da utilizzare in un secondo momento. Grazie ai quaranta livelli necessari per concludere il gioco, i giocatori possono tenersi occupati a spremere le loro meningi alla ricerca di una soluzione per completare l’enigma di turno, che può variare per tempistiche a seconda dell’arguzia che quest’ultimo potrà vantare dall’altro lato dello schermo.

Sul fronte videoludico Tandem A Tale of Shadow è a tutti gli effetti un puzzle game lineare, capace in qualche piccola occasione di uscire dal seminato per farci ricercare dei segreti, necessari a sbloccare l’achievement dedicato, cercando contemporaneamente la chiave di lettura richiesta per risolvere l’enigma ambientale del momento.

Ci sono livelli in cui dovremo superare ragni robotici, oppure cubi gelatinosi rimbalzanti, o addirittura pozze di catrame animate, ma non saranno certo questi gli ostacoli difficili da superare, poiché saranno i percorsi nell’ombra quelli indispensabili per far raggiungere a Fenton il tanto agognato frammento di chiave necessario per superare il livello.

È quindi obbligatorio gestire bene la luce e le sue fonti, ecco perché spesso la lampada di Emma diventerà inutilizzabile nel corso dell’avventura, un modo come un altro utile a non farci dipendere troppo dai nostri personaggi, così da aguzzare la vista e l’ingegno nella lettura dell’ambientazione. Fortunatamente la gestione dei salvataggi e dei checkpoint garantisce di non perdere la ragione durante la risoluzione degli enigmi ambientali, un’ottima cosa soprattutto quando a mancare è il timing necessario a superare alcune aree con Fenton dove è indispensabile saltare al momento giusto.

Ogni macro area viene accompagnata da una cutscene utile ad approfondire la storia e sono forse i boss di fine livello a dare spessore, insieme al finale completamente inaspettato. Peccato che non esista alcuna tipologia di difficoltà, o di rigiocabilità se non per completare gli achievement proposti qualora non trovati alla prima run, un elemento che un po’ ci ha fatto dispiacere soprattutto in funzione dell’ottima realizzazione degli enigmi ambientali diversificati a seconda dell’area di gioco.

8
Tandem A Tale of Shadows si rivela come un ottimo puzzle game, articolato nel modo giusto e soprattutto capace di distinguersi nel panorama di settore grazie alla sua combinazione di punti di vista dedicato all’utilizzo diversificato dei protagonisti. Peccato per la totale mancanza di rigiocabilità, un elemento che fa dispiacere poiché finisce per lasciare il titolo nel dimenticatoio una volta giocato e finito. Se queste sono le basi, comunque, speriamo che gli sviluppatori lavorino quanto prima a un titolo nuovo sul genere.