Recensione Spelunky 2: Lo strampalato viaggio sulla luna di Derek Yu

di Andrea Casetti

Nonostante l’evoluzione delle console di ultima generazione stia portando alla luce apparecchi capaci di gestire sullo schermo quantitativi inimmaginabili di poligoni, assistiamo di tanto in tanto alla messa sul mercato di titoli bidimensionali che si potrebbero far bastare una frazione infinitesima della potenza del processore della nostra PS4. È questo il caso di Spelunky 2, il seguito di un titolo sfornato una dozzina di anni fa dalla fervida mente di Derek Yu, un platform bidimensionale che stride nettamente se affiancato agli action a cui i tempi moderni ci hanno abituati e che fanno di una grafica fotorealistica un tassello fondamentale dell’esperienza ludica.

In questi casi spesso e volentieri l’apparenza viene soppiantata da una sostanza, che si manifesta con un gameplay particolare. Vediamo se è questo il caso di Spelunky 2

Viaggio sulla Luna 

La narrativa, per quanto si possa definire tale, vista la sua esiguità, racconta della missione di recupero architettata per salvare il protagonista del prequel, il quale è rimasto bloccato durante una delle sue scellerate imprese che lo hanno portato sulla Luna. In questo caso a sfudare la sorte è proprio la figlia del malcapitato avventuriero, la quale ovviamente vorrebbe riuscire nell’intento di salvare il proprio padre dal pericolo in cui si è cacciato.

Entrando nel merito del gioco, il vostro compito sarà quello di procedere in fondo a ciascuno dei livelli che vi si porranno di fronte, di difficoltà via via crescente, raccogliendo man mano gli oggetti preziosi che vi capiterà di scovare, ma soprattutto facendo attenzione…. a tutto. In ogni angolo dell’ambientazione, infatti, si nascondono trappole, pericolosi animali e qualsiasi tipologia di minaccia che potrebbe abbattere qualsiasi esploratore. Ed è davvero difficile trovare termini di paragone sul quantitativo di minacce che popolano lo schermo, ed ovviamente il vostro compito sarà quello di adocchiarle, identificarle, tentare di starvi alla larga e muovervi in modo da evitarle oppure abbatterle temporaneamente a mezzo della vostra fida frusta. Una volta che li avrete tramortiti potrete anche spostare i loro corpi per trarne vantaggio. 

Arsenale bizzarro 

Oltre alla inseparabile frusta avrete anche modo di esibirvi nel lancio di bombe capaci di creare vere e proprie voragini nell’ambientazione, oltre che arrampicarvi con delle specifiche corde laddove i semplici salti non riescono ad arrivare.

E figura tra gli attrezzi del mestiere anche un curioso tacchino che, dopo essere stato addomesticato, si offrirà come mezzo di locomozione aiutandovi a balzare più in alto grazie al suo doppio salto piuttosto che planare più lontano durante un salto nel vuoto.

Nonostante questo bizzarro arsenale, il gioco si rivela comunque essere estremamente difficile, al limite del frustrante, tanto che ad ogni morte del vostro personaggio (che avverrà davvero molto di frequente, con tanto di necrologi macabramente scherzosi a descrivere il modo in cui tutto ciò è avvenuto) verrete privati di tutti i potenziamenti e i tesori acquisiti lungo il vostro cammino, per proiettarvi di nuovo all’inizio del livello ricominciando tutto daccapo.

Tutto ciò stride con l’approccio mordi e fuggi a cui le recenti produzioni ci hanno abituati, tanto che sarebbe capace di tagliare le gambe a tutta la buona volontà che chiunque possa mettere sul piatto, specialmente se stiamo parlando di persone appartenenti alle ultime generazioni. Cotanta frustrazione è tuttavia ripagata da una soddisfazione davvero indescrivibile qualora riusciate a completare uno di quei famigerati livelli, per cui davvero consigliamo almeno di provarlo. 

Tecnicamente rivedibile 

Tecnicamente il gioco non sorprende, essendo un titolo prettamente bidimensionale e caratterizzato da un sonoro poco più che basilare, ma tuttavia non è l’aspetto grafico la parte migliore di questo titolo, bensì il gameplay.

Per non rischiare di farsi mancare nulla, infine, finiamo con le divertenti opzioni multiplayer che, oltre a comprendere una modalità co-op fino a quattro giocatori, include anche le classiche modalità competitive deathmatch e cattura l’idolo mettendo sul piatto una quarantina di mappe per scannare i propri amici (e non) online, avendo anche la possibilità di personalizzare il gioco modificando il numero di bombe e vite inizialmente disponibili.

8
Spelunky 2 conferma quanto di buono mostrato nel prequel una dozzina di anni fa, ovvero il gameplay d’altri tempi, un buon level design (generato proceduralmente) e una difficoltà generale del gioco capace di donare estrema soddisfazione a quei giocatori che saranno capaci di passare oltre all’iniziale possibile frustrazione dovuta a una difficoltà generale davvero imprevedibile.