Recensione Solasta: nel nome dell'Ordine

Recensione Solasta: nel nome dell'Ordine
di Simone Marcocchi

È ormai passato qualche anno, ma c’è stato un momento particolarmente fertile nel ritorno della golden age degli rpg basati sui party, come se gli anni ’90 fossero tornati in grande spolvero. Ecco quindi arrivare a pioggia Pillars of Eternity, Tyranny, Pathfinder, Divinity Original Sin e altre produzioni più o meno importanti, ma a conferma che il genere era ancora fortissimo, così come l’interesse del pubblico intorno a questa specifica tipologia di gioco. Da allora si è un po’ spento l’entusiasmo - salvo la produzione infinita legata a Baldur’s Gate 3 – ma quest’anno possiamo ritenerci fortunati per l’uscita di Solasta e Pathfinder: Wrath of the Righteous (di cui speriamo di poter fare un confronto in un prossimo futuro).

NEL NOME DELL’ORDINE
Dai tempi dell’early access e persino dall’uscita della versione 1.0 il lavoro del team è stato incessante, considerando che pur non avendo la licenza di D&D è chiaramente a quello che si ispira il team e più precisamente la quinta edizione. Ho seguito i vari lavori fatti e nella parte iniziale il gioco soffriva di una cocente dicotomia: da una parte l’inspiegabile bruttezza visiva dei personaggi antropomorfi, dall’altra un sistema di combattimento incredibilmente riuscito. Se sul primo difetto si poteva sorvolare – anche se non è stato facile -, il secondo è stata la carta vincente di questo brand. Le aree da esplorare, ma ancora meglio la parte dell’interfaccia atta al controllo dei personaggi riesce ad offrire una caratteristica fondamentale per questo genere: l’ordine. Può sembrare curiosa come scelta, ma nel mondo reale, quando si gioca a D&D è indispensabile avere una mappa su cui ragionare, sapendo perfettamente come e dove muoversi, cosa che spesso orpelli grafici e scelte stilistiche rendono ostico questo compito per l’utente. L’ordine poi permette di avere menù chiari nell’intricato uso dei proprio avatar durante i gameplay, e spessissimo molti blasonati videogame, faticano a comprendere questo punto nodale, sacrificando la comodità sull’altare dell’estetica.

È IL MIO TURNO!
Altra componente presa di peso Dungeons & Dragons è la gestione dei turni - a differenza del combattimento in tempo reale con pausa tattica che molte software house preferisco -, che offre la possibilità di avvicinare il videogame alla controparte reale, ma anche di fare scelte tattiche misurate. Ecco quindi che viaggiare in territori all’aperto, spazi confinati all’interno di rovine, castelli e città, trovare pertugi apparentemente inaccessibili, lootare e grindare per avere la meglio su un manipolo di nemici costantemente impegnato nell’atto di indagare nel corso delle numerose quest a disposizione. Le scelte che andrete a fare e la storia di fondo all’interno della quale siete invischiati - insieme ai vostri eroi – è interessante e vi si parano davanti un buon numero di bivi, tanto da darvi il boost necessario per sperimentare alcune linee narrative che avranno ripercussioni sull’intero mondo di gioco, anche se in modo più lineare rispetto ad altri esponenti del genere.

CALIBRAZIONE
Purtroppo la difficoltà è afflitta (come tanti giochi simili) da logiche non del tutto corrette con il giocatore o almeno non sempre. Far sbagliare i dadi al giocatore spessissimo e dare vantaggio agli avversari non può più essere accettabile - anche se lo faceva pure XCOM -, così come puro nonsense accanirsi con la pedina più lontana è una cosa stupida, ma uccidendola darà fastidio a voi, mentre una cosa logica è quella di tentare di sventare l’attacco incombente e più vicino.

8
Se vivete di cappa, spada, matita e dadi, siete capitati su un titolo che vi offre pieno appagamento per il vostro hobby preferito. Qualora non vi ci foste ancora imbattuti sappiate che Solasta ha fatto passi da gigante nell’ultimo periodo, a livello di miglioramento grafico e bilanciamento generale, segno che il team ha molto a cura il proprio brand e perché ci sta puntando forte. È un indie, e come tale va valutato, ma ha un cuore enorme e nella sua complessità e talvolta è corretto con il giocatore, anche a fronte di situazioni particolarmente difficili da affrontare. L’ottimo sistema di gestione delle abilità e del party vi aiuta a districarvi al meglio nelle varie quest e a fare ordine; prendetelo ad occhi chiusi e non sarete delusi!