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Scissione, recensione: Ben Stiller si tuffa nella fantascienza con una serie davvero strepitosa

Nei panni di produttore e regista, Ben Stiller confeziona una serie da vedere assolutamente, che mescola fantascienza, humour e le sinistre macchinazioni della corporazioni tech.

di Elisa Giudici

Per chi si fosse distratto nell’ultimo decennio, Ben Stiller non è più da tempo “solo” un attore e comico di grande fortuna, ma anche un nome riverito e amato tra i registi drammatici statunitensi. Dopo aver raggiunto il successo dietro e davanti la cinepresa con titoli cult come Zoolander e Tropic Thunder, Stiller ha sorpreso i più attenti con lavori di grande profondità psicologica e taglio drammatico come I sogni segreti di Walter Mitty e Escape at Dannemora.

Non stupisce dunque che Apple gli abbia dato ascolto quando Stiller ha messo gli occhi su una sceneggiatura seriale finita in una black list dedicata al genere sci-fi. Vuoi perché meno spettacolare rispetto ad altri copioni, vuoi perché scritta da un assoluto sconosciuto come Dan Erickson (al suo primo lavoro in assoluto come showrunner televisivo), Scissione (Severance in originale) è rimasta per lungo tempo solo un’idea intrigante in un copione. Poi Ben Stiller l’ha scoperta, Apple ha finanziato un progetto ricco di mezzi e ambizioni e da questa settimana una delle serie più riuscite che vedremo nel 2022 arriverà su AppleTV, a cadenza settimanale.

La trama di Scissione, la serie sci-fi di Apple

A dividere il nostro presente dal futuro di Scissione c’è solo una piccola ma rilevante differenza medico-tecnologica: una multinazionale tech chiamata Lumon ha creato un microchip che può essere impiantato nel cervello dei dipendenti e permettere loro di “scindere” la vita lavorativa da quella personale. Il chip blocca i ricordi di quanto avvenuto al lavoro appena si lascia l’ufficio e viceversa. Di fatto nello stesso corpo abitano due personalità, consapevoli dell’esistenza dell’altra ma senza ricordi condivisivi.

La tecnologia può sembrare inizialmente strepitosa. Chi non vorrebbe lasciare le ansie, le paure e i brutti ricordi legati al lavoro una volta uscito dall’ufficio e allo stesso tempo concentrarsi meglio sul lavoro smettendo di pensare ai problemi e alle tribolazioni familiari? In molti però intuiscono i punti oscuri di questa tecnologia: se non ricordi nulla del tuo lavoro non puoi sapere cosa fai in concreto per la tua azienda o come vieni trattato durante il tuo orario di lavoro. Se qualcuno ti facesse del male (fisico o psicologico) o se per qualche motivo il tuo “io lavorativo” non si trovasse più bene, la metà cosciente extra lavorativa non avrebbe modo di saperlo.

Il cast di Scissione: facce nuove e grandi ritorni

Per questo motivo nel piano “scisso” della Lumon, sotterraneo rispetto alla sede aziendale, lavorano solo persone che si sono sottoposte volontariamente alla scissione. Mark (un Adam Scott davvero stellare) è una di queste: nella sua vita c’è stato un lutto così traumatico che l’uomo ha tentato di sfuggirvi almeno nelle ore lavorative. Durante la prima stagione della serie conosciamo due Mark: quello all’esterno della Lumon, ancora provato dal dolore e pian piano sospettoso rispetto quanto succede nell’azienda, e il Mark che è “nato” quando ha cominciato a lavorare da scisso qualche anno prima, che non ha mai lasciato il piano sotterraneo, non ha mai dormito, ne ha altri ricordi al di fuori del misterioso lavoro che svolge insieme ai suoi colleghi.

Insieme a lui lavorano Irving (John Turturro), il collega più anziano e più diligente rispetto alle direttive aziendali e Dylan (Zach Cherry), un collega stakanovista che però ama ironizzare sugli aspetti più surreali della vita d’ufficio. Tutto si complica quando un collega improvvisamente si dimette e viene sostituito da Hellly (Britt Lower), una nuova arrivata che ha un atteggiamento immediatamente critico rispetto alla Lumon e che ben presto si pone come missione quella di dimettersi. Lasciare il piano sotterraneo però si rivelerà ben più complesso del previsto.

Nel cast ci sono due grandi attori con ruoli davvero intriganti: una Patricia Arquette ipnotica nei panni della capoufficio manipolatrice Peggy e Christopher Walken nei panni del bizzarro capo del dipartimento artistico della Lumon

Scissione: perché è una serie da non perdere

Apple è caccia di una nuova hit seriale dopo l’inaspettato successo riscosso da Ted Lasso e Scissione ha tutte le carte per esserlo, anzi, molte di più. La produzione della serie è faraonica, anche se gli ambienti lavorativi informali e la tecnologia retrò utilizzata dalla Lumon rendono questa consapevolezza non immediata.

Scissione funziona alla perfezione come thriller fantascientifico in ambito corporativo, in cui i protagonisti vengono educati ai precetti e al credo di una azienda multinazionale che si atteggia a famiglia, salvo poi avere fini e scopi ben più sordidi dell’aumento della produttività interna. Il fatto che sia poi un’azienda come Apple - che ha una precisa narrazione “mitologica” relativa alla figura del suo fondatore - a finanziare il progetto è per certi versi davvero surreale.

Scissione però è anche una commedia agrodolce sulla vita da ufficio e forse non a caso showrunner e regista hanno voluto Adam Scott come protagonista. Le due vite separate che Mark conduce hanno uguale dignità e sono parimenti avvincenti, perché anche nei rapporti con i colleghi si sviluppano relazioni amicali (perfino amorose) e, nonostante non sappia nulla del mondo, Mark alla Lumon arriva a conoscere sé stesso in modi che il Mark esterno ignora.

Dal mondo lavorativo Scissione si sposta pian piano sulla sfera personale e forse in questo contesto raggiunge le sue vette più alte, esplorando cosa siamo disposti a fare per evitare il dolore e quanto questo però - una volta scisso da noi - ci priva della nostra indipendenza e umanità.

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Se sarà o meno un successo presso il pubblico lo sapremo tra qualche mese, ma difficilmente nel 2022 vedremo così tante serie a livello di Scissione. Dal piccolo capolavoro che è la sigla alle sue scenografie, passando per interpreti, musiche, sceneggiatura e infine regia, Ben Stiller e Apple hanno messo insieme un titolo d’incredibile valore e complessità. Da vedere assolutamente.