Resident Evil Village: la recensione del nuovo horror Capcom

Con l'uscita sul mercato di Resident Evil Village siamo pronti a raccontarvi gli orrori che si celano dietro la nuova avventura di Ethan Winters

Tiscali GameSurf

Prima di iniziare con la recensione vera e propria è meglio mettere le cose in chiaro e sgombrare il campo per quei vecchi nostalgici che ancora aspettano un “vero” Resident Evil, come se la vecchia formula dovesse rimanere immutata nel tempo come esempio di perfezione ludica e stilistica. Se la domanda è “ma questo Resident Evil ha il sapore dei primi, gloriosi, capitoli della saga?”, la risposta è NO. Secco, diretto, senza fronzoli.

Inutile girarci troppo intorno: Capcom ha scelto un’altra strada e forse continuare a chiamarlo “survival horror” è un errore, forse calcolato, di chi vuole continuare a suscitare l’interesse di una parte di utenza che qui, delle vecchie atmosfere, e soprattutto del gameplay originale, non troverà più nulla. Resident Evil Village, di survival, non ha praticamente più niente. Ci sono stati momenti in cui il caricatore della nostra pistola aveva qualcosa come 150 colpi, dove sulla mappa è segnata a caratteri cubitali la posizione del mercante che può venderci quello che ci serve per “sfangarla” ancora una volta e dove, per ovvie ragioni di visuale, la precisione delle armi in nostro possesso assume un ruolo di vitale importanza.

Sgombrato il campo dalle classiche ambiguità che ammantano ogni nuovo Resident Evil sul mercato, rispondiamo alla domanda più importante: vale la pena di essere giocato? Assolutamente sì. Entrati nella giusta ottica di gioco e spostando il focus dal “survival” all’action horror, Resident Evil Village è un titolo di alto livello, divertente e appagante e con alcuni momenti di “densità” delle meccaniche horror di notevolissimo livello.

Resident Evil Village: la trama

Ancora una volta al centro dell’attenzione troveremo Ethan Winters, già protagonista di RE7. Riemerso, non senza fatica, dall’inferno della Lousiana, Ethan e Mia si sono trasferiti in Europa alla ricerca di una parvenza di normalità, allietati anche dall’arrivo della piccola Rose. Ma è evidente che Ethan non sia una persona destinata ad una felicità duratura, e dopo pochi minuti di intermezzo, ecco che un commando guidato da Chris Redfield (ma da che parte sta, esattamente?), irrompe nel suo appartamento e rapisce la piccola.

Risvegliato nel mezzo di una gelida vallata in un paese dell’Est Europa, Ethan dovrà indagare su quanto accaduto, risolvere il mistero che si cela dietro al rapimento e cercare di ritrovare la piccola Rose. Un compito difficile già di per sé, complicato ulteriormente dalla peculiare popolazione che abitano le fredde lande che esploreremo nella visuale in prima persona che caratterizza questo nuovo corso e che ci farà compagnia fino alla conclusione di questa trilogia.

Per complicare il nostro compito Capcom ha saccheggiato parte della letteratura horror di fine Ottocento e parte delle leggende popolari dell’est Europa. Ci ritroveremo a combattere contro vampiri, licantropi e i classici eserciti di non morti, spostandoci non solo all’interno del castello di Lady Dimitrescu (che è solo una dei villain da affrontare), ma anche in altri ambienti densamente popolati di avversari più o meno complessi da abbattere.

Fortuna vuole che dalla nostra parte avremo a disposizione un discreto numero di armi e, esplorando gli ambienti, anche una generosa quantità di munizioni, che potremo comunque creare ritrovando i singoli elementi utili per la loro composizione. Non mancheranno anche alcuni puzzle ambientali, ma la loro natura e quantità è davvero molto diluita all’interno delle meccaniche più action e vanno quasi a dispersi senza lasciare una traccia davvero tangibile.

Se quindi le meccaniche più survival sono state relegate in un angolo, quelle più action godono per lo meno di buona salute. Il gunplay di Village è di ottima fattura e vi consente di scegliere se lavorare di fino cercando l’headshot risolutivo, oppure cercare stratagemmi a “grana grossa”, badando semplicemente a colpire il bersaglio. Avrete anche la possibilità di creare trappole per eliminare con comodo gli avversari più ostici, e riuscire ad attirarli nel vostro tranello vi restituirà un discreto appagamento.

Come detto anche in apertura, ad affiancare la vostra continua ricerca di armi e materiali utili per la sopravvivenza, troverete anche “Il Duca”, che grazie alle sue scorte potrà andare a rimpiazzare i materiali di consumo esauriti. È da sottolineare come non sempre troverete una grande quantità di armi e munizioni, ma è ovvio che è sempre un punto di riferimento imprescindibile lungo tutta la durata del gioco. E l’orrore? C’è, state tranquilli, ma se rispetto al settimo capitolo, dove la tensione era alta fin dalle prime battute per andare poi a scemare, il Village il climax è costruito con maggiore lentezza ma alcuni passaggi vi possiamo garantire che rimarranno scolpiti nella vostra memoria ludica.

Esteticamente quello che troviamo davanti agli occhi è un gioco che raccoglie il testimone dell’impostazione tecnica vista in Resident Evil 7, senza stravolgerne i contenuti. Non siamo assolutamente di fronte ad un gioco “davvero” next gen, ma quello che c’è gira davvero in modo super fluido e senza particolari sbavature, con un sistema di illuminazione adeguato a restituirvi quei giochi di chiaro/scuro che garantiscono al giocatore davanti allo schermo di immergersi adeguatamente nel mood pensato a tavolino da Capcom

8.5
Anche se ormai privato delle meccaniche originali del survival horror più classico, Village dimostra di essere un ottimo action horror che espande a dovere il nuovo corso della saga Capcom. Ottime le fasi di shooting, divertente nelle fasi esplorative e nei (pochi) puzzle presenti, questo ottavo capitolo della saga principale, che poi ottavo non è, porta alla luce nuovi elementi della strana esistenza di Ethan Winters e del mistero che gli gira attorno.