Recensione Remothered: Broken Porcelain - La Falena è volata troppo vicino alla fiamma

di Simone Rampazzi

È da febbraio del 2018 che, con una certa insistenza, sei in attesa di un degno sequel di Remothered: Tormented Fathers, titolo horror confezionato dagli italiani di Stormind Games sulle orme di Clock Tower e Silent Hill. Ti ci sei affezionato così tanto, forse proprio in memoria dei vecchi tempi, perché sei un inguaribile romantico che ancora aspetta un degno remake del franchise di Konami sbarcato sulla prima PlayStation alla fine degli anni ’90.

Con Remothered: Broken Porcelain volevi continuare a rievocare quella piacevole sensazione, e un po’ ci eri riuscito durante la prova su strada di poco tempo fa, grazie a un’anteprima abbastanza corposa che puntava a farti vedere le prime fasi del gioco.

Ci sono chiaramente delle novità importanti che differenziano questo sequel dal primo capitolo della saga. Al posto di Rosemary Reed qui vestiamo i panni della giovane Jennifer, una ragazza ribelle da poco espulsa da un collegio femminile che ora si trova a lavorare come tuttofare all’interno della Ashmann Inn, struttura che già dal nome rievocherà nei fruitori del franchise un certo prurito alla base del collo.

Il forte senso di ragno ci avverte che le cose non sono ovviamente quelle che sembrano, e che la struttura nasconde in realtà moltissima polvere sotto al tappeto, che è bene non svelarvi al fine di non rovinare in alcun modo la vostra permanenza in compagnia degli inquietanti abitanti che ne popolano le stanze.

I collegamenti con il costone principale della saga ci sono e sono forse proprio tali elementi, che è bene sottolineare per enfatizzare la scrittura meticolosa dell’autore, che cercano di salvare in calcio d’angolo l’opera da un comparto tecnico non proprio all’altezza.

Si torna comunque a parlare del Phenoxyl, medicinale utilizzato per curare lo stress post traumatico citato più volte in Tormented Fathers, come si torna a sentire i nomi di Richard Felton, Celeste, Gloria e Rosemary Reed, che all’interno della narrazione occupano diversi posti sulla scacchiera grazie a un piacevole effetto volutamente caotico, possibile grazie a vari flashback e flashforward.

Grazie a questi escamotage si percepisce la costruzione di un background ideale per creare una certa suspense, finanche tensione se consideriamo il genere di riferimento, poiché si tratta di un horror con elementi action, in cui però è solo possibile scappare dal proprio inseguitore (non è possibile infatti ucciderli). In realtà questa stessa tensione viene a mancare sin dalle prime fasi, se ne percepisce un piccolo frammento e nulla più, soprattutto quando si impara la posizione di stanze e nascondigli.

Tra le altre cose il gioco inserisce un sistema di obiettivi, utile per i neofiti ma un po’ avvilente in termini di contesto perché si riceve una scaletta esatta dei passaggi da compiere, seguito a ruota libera da una funzionalità/abilità del nostro personaggio sbloccabile nelle fasi avanzate del gioco, che gli permette di osservare gli stalker anche dietro gli ostacoli come pareti e mobili.

Sebbene questa funzionalità si riveli estremamente calzante in merito alla narrazione, al contrario sul fronte meramente ludico finisce per azzoppare la produzione, conferendogli un sapore tristemente agrodolce. Basti pensare alle diverse situazioni in cui la povera Jennifer si trova durante l’esplorazione della struttura: a volte si viene individuati dagli stalker senza un valido motivo, altre volte invece sembra addirittura possibile passargli alle spalle senza allertarli, altre volte ancora è possibile nascondersi alla loro vista anche dopo essere entrati in una stanza chiusa senza uscite.

Ogni tanto il nuovo sistema di crafting corre in nostro aiuto permettendoci di combinare alcuni oggetti per creare delle trappole, essenzialmente degli strumenti per produrre rumore e attirare l’attenzione degli stalker, ma alla fine si preferiscono spesso vie alternative molto più semplici. Gli oggetti per arrecare danno sono limitati, se ne può trasportare uno per volta, ma ci si trova a usarli solo quando necessario o richiesto dal gioco.

Procedendo nell’avventura avremo anche modo di prendere il controllo di una falena, strumento purtroppo abbozzato, che insieme alle pecche tecniche finisce per calare la ghigliottina sul gioco rendendolo riuscito solo a metà. Durante la nostra prova non sono mancati bug e glitch di ogni sorta, spesso evidenziati da blocchi, compenetrazioni ambientali e blocchi nel mobilio non proprio piacevoli durante gli inseguimenti.

Anche il motion capture sembra fallire durante le cutscene, dandoci in pasto alcune volte dialoghi fuori sync che rompono un po’ la magia alle spalle dell’opera.

6.5
Remothered: Broken Porcelain soffre tantissimo di un rapporto conflittuale tra narrazione e gameplay: la prima riuscirà sicuramente a soddisfare il palato degli appassionati, soprattutto chi ha amato il primo capitolo del franchise, con i suoi ritmi pronti a mischiare piacevolmente le carte in tavola, ma il secondo, purtroppo, finisce per remare contro per colpa dei problemi tecnici precedentemente elencati. Stanno uscendo diverse patch correttive nel corso di questi giorni, situazione che ci spinge a consigliarvi di attendere un po’ prima di correre all’acquisto.