Recensione Outriders: bene ma non benissimo

Dopo alcuni rinvii e false partenze, finalmente Outriders arriva sul mercato con il suo carico di novità. Ecco la nostra recensione

di Andrea Casetti

Siamo alle solite: il nostro amato pianeta, la Terra, in un futuro prossimo (fortunatamente non troppo) sarà diventato inospitale a causa dell’incapacità umana di prendersi cura della propria casa globale, dimostrando ancora una volta di saper solo pronunciare la parola sostenibilità, ma non di riuscire a metterla in pratica.

Da qui la necessità di trovare una nuova dimora, ed eccoci quindi catapultati sul pianeta alieno Enoch rivestendo i panni di un Outrider, ovvero il leader di una squadra che farà da testa di ponte in quella che si rivelerà essere una landa desolata, inospitale, e caratterizzata da misteriose tempeste, le Anomalie. Proprio quest'ultime causeranno al protagonista una alterazione capace di donargli poteri ultraterreni, ma per evitare complicazioni viene sottoposto a una trentina di anni di letargo criogenico, in attesa di una cura.

Al suo risveglio troverà tuttavia un pianeta diviso in fazioni in guerra tra di loro per accaparrarsi le limitate risorse, iniziando la vostra avventura in questo shooter looter.

Ai lettori più attenti non sarà sfuggita una certa banalità nel filone narrativo, che non spicca per brillantezza a partire dalle fasi inizialie perdura fino al colpo di scena finale che tuttavia viene raccontato troppo frettolosamente.

Ad aggravare la narrativa ci pensa una frammentazione eccessiva imposta da un quantitativo di dialoghi che non dona valore aggiunto, ma al contrario appesantisce e rallenta il ritmo dell’azione.

Non è una guerra di trincea

Il gioco si presenta come uno sparatutto in terza persona in cui impersonerete un altered che ben presto dovrete selezionare tra le quattro categorie disponibili: Tecnomante, Piromante, Mistificatore e Distruttore, elencati in ordine di efficacia dalla lunga distanza alla breve distanza e caratterizzati rispettivamente dal supporto dei gadget, dal fuoco, dal controllo dello spazio-tempo e dalla resistenza.

Scelta la categoria di personaggio avrete modo di districarvi tra le varie ambientazioni che ben caratterizzano il gioco, le quali spaziano dalle classiche lande desertiche alle foreste infestate da animali selvaggi, senza dimenticare i sotterranei e le zone urbane un tempo abitate, tutte contraddistinte da un paio di denominatori comuni, ovvero la presenza costante di nemici e la capacità di offrire riparo al giocatore, caratteristica che rappresenta uno dei meccanismi principali del gameplay di questo Outriders: nell’economia degli scontri a fuoco, infatti, vi accorgerete di come un muretto, un pilastro o una roccia possano rappresentare il classico ago della bilancia nello spostare il favore della schermaglia dalla vostra parte, anche se i vostri nemici non tarderanno a utilizzare granate capaci di stanarvi per esporvi al loro piombo. Se a tutto ciò aggiungiamo un sistema di recupero dell’energia vitale basato sul danno inferto al nemico, si capisce come il gioco prenda le distanze dall’approccio delle guerre di trincea promuovendo invece l’azione frenetica a tutto vantaggio di un maggiore coinvolgimento del giocatore.

Cooperativo

La bontà del gameplay comincerà a manifestarsi in modo palese a partire da un paio di ore dall’inizio (su un totale di una trentina di ore necessarie ad arrivare a vedere i titoli di coda della campagna in single player), quando riuscirà a convincere grazie alla buona varietà di armi da fuoco affiancate alla potenza (letteralmente) sovrumana dettata dalla classe di appartenenza del vostro altered, anche se la scarsa varietà delle missioni farà storcere un tantino il naso.

Dall’altro lato la scalabilità del livello di difficoltà consente di personalizzare il livello di sfida del gioco spaziando dal limite della frustrazione all’eccesso di semplicità, ma anche di ricompensare l’aggiunta aggressività dei nemici con una maggiore remunerazione mediante collezionabili e gadget.

Peraltro le Spedizioni, una volta completata la campagna, rappresenteranno l'altro strumento utile per raggiungere il livello massimo (30 alla situazione attuale) e per ottenere tutti i collezionabili presenti nel gioco.

D’altro canto il gioco mostra il meglio di sé in presenza di un paio di amici (o semplicemente sconosciuti) trasformandosi in un co-op in cui le abilità dei singoli giocatori si incastrano tra loro donando ulteriore spessore al gioco.

Bene ma non benissimo

Dal punto di vista grafico il lavoro compiuto dagli sviluppatori polacchi di People Can Fly si presenta in modo altalenante, con una bella caratterizzazione delle ambientazioni e un discreto campo visivo, una buona rappresentazione degli effetti particellari, il tutto animato da un sempre più diffuso Unreal Engine che tuttavia sulla PS4 non manca di peccare per alcune texture non troppo defnitie, per la mediocre rappresentazione degli schizzi d’acqua quando metterete a mollo gli stivali, senza dimenticare qualche effetto di luce migliorabile e la scarsa interazione permessa nelle ambientazioni.

Va inoltre segnalata una certa instabilità dei server che ci ha buttato fuori durante la campagna in single player (la quale richiede costantemente di essere connessi alla rete), ma confidiamo che la situazione migliori con il passare del tempo.