Recensione Nier: una storia che arriva da lontano

Recensione Nier: una storia che arriva da lontano
di Fabio Fundoni

2004, Primavera inoltrata. Dopo quasi un anno di attesa arriva sulle PlayStation 2 europee un chiacchierato e interessante progetto prodotto da Square Enix e sviluppato da Cavia, uno studio poco conosciuto e che, in effetti non ha mai avuto occasione di salire agli onori delle cronache (però insomma, Bullet Witch per Xbox 360…). Stiamo parlando di Drakengard, un mix tra (poco) JRPG e (molto) hack and slash che per alcuni giocatori come me fu una vera folgorazione. Con tutti i suoi limiti tecnici e di gameplay, per quanto la fisica delle armi la ricordo ancora oggi con piacere, Drakengard portava a schermo temi capaci di turbare il giocatore senza ricorrere ai canoni horror. Distruzione, morte, insane passioni (edulcorate nella versione europea), pazzia e malattie mentali, il tutto a creare un affresco della miseria umana tra i più riusciti di sempre in ambito videoludico.

Da uno dei finali, quello che potremmo definire canonico, parte la storia che porta a NieR (Drakengard 2 riprende invece un altro finale), giunto su PlayStation 3 e Xbox 360 e ora pronto a tornare in una edizione a metà tra remastered e remake su PlayStation 4, Xbox One e Personal Computer. Se siete interessati a comprendere a pieno, per quanto sia possibile scrutare nelle nebbie di un'opera simile, il top sarebbe giocare i tre Drakengard, dove il terzo episodio è un prequel che ci spiega da dove tutto è realmente iniziato. Potete comunque fare una ricerca in rete e studiare le diverse trascrizioni della trama della saga, visto che recuperare giochi così datati non è sempre una passeggiata. Qualora lo facciate, vi assicuro che vi si aprirà un mondo estremamente affascinante.

NieR Replicant Ver.1.22474487139… è il titolo con cui quel genio di Yoko Taro, creatore di tutta la saga, ha deciso di riproporre il primo NieR che, all'epoca della sua uscita, ci lasciò con l'amaro in bocca a causa di una realizzazione sottotono sia dal punto di vista tecnico che del gameplay mentre l'atmosfera, per quanto non hai livelli di Drakengard, non ha deluso. Interessante notare che all'epoca di NieR, Yoko Taro decise di giocare ulteriormente con gli universi paralleli creati da piccole ramificazioni della storia, mettendo sul mercato due edizioni, una occidentale chiamata Gestalt e una nipponica chiamata Replicant. In entrambe tutto ruotava sulla figura di Yonah, una ragazzina gravemente malata per colpa della Necrografia, a metà tra malattia e maledizione che la stava consumando poco a poco.

Il protagonista però, proprio per il concetto di realtà parallele di cui poco sopra, per l’Occidente era il padre di Yonah, mentre per il Giappone era il fratello. I giochi erano praticamente identici, tranne per alcuni elementi di caratterizzazioni legati appunto a questa peculiarità. Come dicevamo, se Gestalt/Replicant non ebbe troppo successo, ci pensò NieR Automata a incontrare i favori del grande pubblico, grazie allo sviluppo dei Platinum Games, veri esperti del gameplay action. Il successo ha spinto quindi verso la realizzazione di un remake del primo NieR, forte della nuova esperienza fatta, ed ecco quindi arrivare NieR Replicant Ver.1.22474487139… (ovviamente ho fatto “copia-incolla” come vi avevo promesso in fase di anteprima). Il titolo mostra chiaramente che la versione utilizzata per la nuova edizione è Replicant, cioè quella che sino a oggi non avevamo visto in quanto relegata solo al Giappone, mentre il curioso numero a fine titolo è “semplicemente” la radice quadrata di 1,5 a dimostrare che il lavoro è un progetto a metà tra rimasterizzazione e remake. Insomma, un impegno profondo che è andato a toccare la parte tecnica, ridisegnandola dove era possibile, e il gameplay riveduto e corretto grazie all'esperienza fatta con Auotomata.

Quel che resta del mondo dopo catastrofi assortite è l'ombra di un passato ormai dimenticato e che di tanto in tanto mostra qualche frammento malinconico. "Ombra" sarà una parola ricorrente in tutto il gioco in quanto Ombre sono definite svariate entità malefiche che si aggirano ovunque con l'unico apparente intento di seminare morte e distruzione. Ci ritroveremo accolti in un villaggio dominato da una enorme biblioteca, dove abbiamo trovato rifugio nel tentativo di fare riposare Yonah e cercare di alleviare il dolore causatole dalla malattia. In men che non si dica verremo catapultati in un'avventura alla ricerca di una fantomatica cura per la necrografia.

A darci man forte ci saranno Grimoire Weiss, un libro (o meglio grimorio, si offende se lo chiamiamo semplicemente libro) magico che sembra essere la chiave di tutto, Kainé una bellissima guerriera dai pochi vestiti e dall’infinito turpiloquio e Emil, un ragazzino che nasconde un passato estremamente oscuro. Ad essi si affiancheranno alcune figure di cui non vogliamo anticiparvi nulla, ma vi assicuriamo che il cast è molto vario e ben studiato. Nel nostro peregrinare potremo utilizzare attivamente solo il protagonista, mentre gli altri compagni ci aiuteranno sfruttando le proprie capacità.

Quanto remake e quanto remastered?

Il gioco si presenta, come da tradizione, in salsa action con lievi elementi ruolistici tra fasi esplorative e combattimenti. Dovremo spostarci molto spesso sulle nostre gambe o su quelle di improvvisate cavalcature, anche perché manca, se non in maniera blanda e avanti nella trama, un sistema di spostamento automatico, mentre le missioni principali e le tantissime sub quest richiederanno di spostarci tra le diverse località, tutte ben ambientate in stile decadente. Doversi muovere a piedi anche solo per compiere un breve dialogo che sblocca un punto successivo della missione in corso è chiaramente un retaggio del passato e rende un po’ farraginosa la giocabilità, ma va detto che la scelta sembra essere fatta appositamente per farci incontrare ombre in quantità in modo da far crescere il nostro personaggio.

Ovviamente il combattimento è la parte centrale del gioco, dove magie e armi bianche si fondono nelle classiche meccaniche hack and slash in stile “uno contro tanti” e siamo assolutamente soddisfatti di aver trovato un gameplay estremamente snellito e spettacolarizzato che strizza l’occhio a Automata e sfrutta un interessante sistema di combo tra parate e schivate, per quanto manchino le serie infinite di combo viste in Drakengard. Ottimo il feedback con le armi, suddivise per tipologia e per peso.

Più che in passato si ha la sensazione di “sentire” ciò che si sta brandendo, sia contro gli avversari “normali” che contro i colossali boss. Certo, non siamo davanti a un sistema estremamente raffinato, ma se pensiamo ai passi avanti fatti rispetto al capitolo originale, non possiamo che applaudire. A rendere il tutto più elaborato, la possibilità di scoprire delle “parole” magiche da unire a incantesimi o armi per avere bonus più o meno importanti. Un piccolo elemento strategico che non fa male. Non mancano situazioni atipiche in cui il gameplay va a prendere spunto dagli sparatutto a scorrimento o dai platform, per non parlare delle avventure testuali.

Fa piacere trovare un menù rapido da sfruttare in qualsiasi momento, anche in combattimento, per poter utilizzare oggetti o cambiare armi, davvero utile per non spezzare troppo l’azione. Per quanto riguarda il lato tecnico, partiamo dal sonoro che ci ha stupiti favorevolmente. Le musiche rendono perfettamente l’atmosfera e il doppiaggio, sia in inglese che giapponese è davvero di buon livello. Ad ogni modo non preoccupatevi: testi a schermo tutti in italiano, per la nostra e la vostra gioia. Discorso particolare per la grafica, dove l’essenza di remastered/remake ha da un lato permesso di lavorare su quanto visto in passato, ma ha lasciato alcuni elementi ancorati alla precedente realizzazione. I protagonisti sono stati ridisegnati e il risultato del lavoro svolto è davvero pregevole, soprattutto se si pensa al punto di partenza. A deludere sono gli elementi secondari che sembrano ancorati a un paio di generazioni passate: andate a guardare un cittadino qualsiasi e troverete una realizzazione che non potrà che farvi storcere il naso. Non sappiamo quanto si potesse fare di più lavorando sul già non perfetto codice originale, ma si deve comunque tenere conto che la grafica rimane altalenante.

Quali sono i punti forti e i punti deboli di NieR Replicant? Sicuramente trama e atmosfera sono in grado di far appassionare il gamer alla ricerca di una storia non convenzionale, ma i lasciti del passato mantengono la realizzazione di questa ver.1.22474487139 ancorata ad alcuni elementi su cui bisogna obbligatoriamente passare sopra per godersi il risultato finale. Sta di fatto che una volta iniziato a giocare, si fa davvero fatica a smettere. Vi pare poco? A noi, proprio no!

8
Nier Replicant vr. 1.22474487139 è una esperienza ludica da fare, per quanto derivi da una delle creature di Yoko Taro un po' meno ispirate delle altre. Meno "disperato" rispetto ai vari Drakengard e con un gameplay che non raggiunge Nier Auotomata, ma comunque carico di atmosfera e mistero. Passaggio obbligato per capire l'universo della saga, il mio consiglio è di passare sopra alle imperfezioni tecniche, godere del gameplay rinnovato e lasciarsi trasportare in questa intricata storia. Alla base di tutto c’è la più classica delle situazioni umane, la corsa nutrita dalla speranza, vana o reale che sia, per sfuggire al tormento del dolore. Un importante tassello dentro un universo che vi stregherà, se avrete la pazienza per approfondirne i capisaldi. Purtroppo alcuni problemi della edizione originale erano impossibili da correggere del tutto, se non rifacendo il gioco da capo, ma questo edizione, a metà tra remastered e remake, rende finalmente giustizia a un titolo troppo sottovalutato.