Recensione MotoGP 21: in sella alla nuova generazione

MotoGP 21 su Playstation 5 è la prova definitiva della maturazione di Milestone e di come l'azienda italiana abbia investito bene sul Dual Sense.

di Fabio Fundoni

Quando arriva una nuova generazione di console, tutti ci aspettiamo che le saghe più longeve riescano a dare una sferzata alla loro offerta ludica grazie alle capacità dei nuovi hardware. Proprio per questo motivo l'attesa per MotoGP 21 era tanta, così da capire la reale innovazione. Lo dico senza mezzi termini, a fare maggiormente leva sulla mia curiosità era capire l'utilizzo che Milestone avrebbe fatto del DualSense, il nuovo controller di PlayStation 5 dotato di specifici “motorini” in grado di applicare particolari forze nella gestione dei grilletti R2 e L2, in grado di dare un tocco di realismo in più grazie proprio al feedback del DualSense. A nostra disposizione una versione quasi completa del gioco, dove ancora mancano la MotoE, la Coppa Rookies Red Bull e ovviamente le funzionalità online, ma fanno bella mostra la nuova carriera, gli editor e le modalità veloci, tutte condite da interessanti, ma non epocali, migliorie rispetto al passato.

Iniziamo subito dicendo che infatti il gioco, per sommi capi, rimane il classico MotoGP, come era normale attendersi, offrendo all’utente la possibilità di vestire i panni del suo pilota preferito o di creare un proprio alter ego per lanciarsi alla caccia di fama e successo nel mondo delle due ruote. La modalità Carriera, che per me rimane sempre quella più affascinante, permette di iniziare dalle Moto 3 per provare a meritarsi una sella nella classe regina a suon di buone prestazioni, ma è prevedibile che con l’arrivo di Coppa Rookies e MotoE  le opzioni di ingaggio andranno a moltiplicarsi. Una volta trovato il posto di lavoro dei nostri sogni (tra scuderie reali o inventate) andremo a scoprire una modalità che non si limita a quella classica del pilota che deve pensare solo a correre, dare gas e indicare al suo staff cosa migliorare, ma si rivela essere un manageriale a più livelli.

Nulla di eclatante, ma la classica gestione di ricerca delle componenti per la moto e di meccanici e ingegneri da assumere per migliorare le prestazioni. Correre, inviare i giusti dati al team, studiarsi le proprie telemetrie, sfruttare i nuovi componenti da montare sulla moto e cercare la gloria: la classica vita del pilota di moto! Se proprio non fa per voi vivere una carriera completa (decisamente lunga e impegnativa) non mancano GP o Campionati singoli e giri secchi per far segnare il tempo migliore su ogni circuito, insomma la tipica offerta di un titolo motoristico su licenza che voglia soddisfare tutti gli appassionati. In più, visto il particolare anno sportivo legato alla pandemia Covid 19, potrete decidere se disputare il mondiale ufficiale (con meno circuiti) o se giocarvela in un ipotetico calendario con molte delle piste normalmente disponibili. Non mancheranno naturalmente le modalità multiplayer e il passato ci ha insegnato che MotoGP ha legato a doppio filo il proprio marchio col mondo degli eSport.

Le novità più interessanti non sono, però, contenutistiche, ma legate al gameplay. Come sempre viene data l'occasione di scegliere tra tante impostazioni che vanno a cambiare l'esperienza di gioco e si spostano da aiuti praticamente per ogni elemento fino a una impostazione il più simulativa possibile. Ora, capisco che ci sia chi abbia piacere di mettersi alla guida senza troppi pensieri, ma a mio avviso la vera esperienza di gioco si vive quando si elimina qualsiasi aiuto che non sia presente sulla controparte reale della motocicletta guidata. Freni, acceleratore, piega, danni meccanici, consumo delle gomme e del carburante, tutto aiuta a rendere la guida il più realistica possibile. Menzione particolare per l’elettronica che potremo decidere di attivare o disattivare su ogni moto o utilizzare in modalità reale. Vista la presenza di una selezione di moto leggendarie con tanto di piloti entrati nella storia, scegliere di mantenere l’elettronica “reale” aiuta a dare la vera e propria esperienza di guida della specifica moto. Per quanto ognuno possa fare la sua scelta, ritengo che per godere al meglio, ad esempio, della Yamaha di Valentino Rossi o della Honda di Marc Marquez sia il caso di guidarle con gli aiuti elettronici che effettivamente i piloti hanno al giorno d’oggi, mentre salire sulle vecchie 500 che avevano molti meno aiuti tecnologici, diventa un'esperienza quasi mistica per la quale dovremo imparare a gestire tutto con enorme attenzione.

Quando il controller fa la differenza

“Tutto già visto”, direte voi e, in effetti la principale novità legata al gameplay è quanto Milestone sia andata a lavorare per rendere la guidabilità delle moto ancora più realistica. Appena acceso il gioco abbiamo provato a metterci in sella a una MotoGP Ducati e il risultato è stato semplice: alla prima curva ci siamo resi conto di aver frenato troppo repentinamente al punto che il nostro pilota è stato sbalzato a terra. Tornati in sella, ripartendo, abbiamo dato troppo gas, presi dalla foga di recuperare il tempo perduto, con il risultato che la gomma posteriore è scappata via lasciandoci nuovamente col sedere sulla ghiaia. Due ottime occasioni per vedere la nuova fase che ci mette ai comandi del pilota stesso che deve correre per riprendere la moto, tirarla su e ricominciare la gara, ma ben poco piacevoli per il nostro amor proprio. Seppellita la vergogna della duplice figura barbina, è stato chiaro quanto con la simulazione ai massimi livelli, sia imprescindibile gestire al meglio tanto le frenate quanto l’accelerazione, con la necessità di imparare a dosare entrambi al meglio per riuscire anche solo a rimanere in sella per un giro intero. Abbiamo quindi deciso di abortire il tutto e salire in sella a una Suzuki, moto storicamente più guidabile e meno nervosa e, in effetti, la differenza si è sentita subito, sebbene sia sempre stato necessario avere una certa sensibilità nelle dita per dosare la forza impressa i grilletti (tranquilli, siamo finiti anche qui a gambe all'aria). 

Insomma, partendo dalle più guidabili (ma non esenti da cadute) Moto 3, c’è tutta una scalata verso le favolose MotoGP, fatta di decine di variabili e modelli differenti, tutti da domare per riuscire a diventare leggende del motociclismo virtuale. Mediamente le cose da fare restano sempre le stesse: staccare senza indugiare troppo sul pedale del freno, cercare la migliore traiettoria di percorrenza e tirare su la moto il prima possibile per evitare di dare troppo gas in piega, il tutto da applicare ai differenti veicoli, alle condizioni climatiche e ai tanti circuiti disponibili, ognuno con i suoi elementi unici tra cui abbiamo notato anche qualche asperità estremamente realistica.

Proprio qui sale agli onori della cronaca una gestione più affinata dell’ammortizzazione delle moto, che ci chiederà un ulteriore occhio di riguardo per evitare sobbalzi pericolosi. Sempre utile si rivela la possibilità di ricorrere al nostro staff meccanico, dove oltre al settaggio manuale e alla riunione in cui tramite alcune domande spiegheremo le nostre difficoltà e ci verranno consigliati alcuni cambi di parametri per correre ai ripari, potremo semplicemente limitarci a utilizzare un settaggio consigliato (che però ci è sembrato non tenere conto del consumo delle gomme). Rispetto allo scorso anno ci è piaciuto maggiormente anche la gestione della potenza con le varie mappature, tramite cui potremo scegliere di scatenare tutta l’aggressività del nostro motore a discapito del consumo di benzina: meglio essere oculati o si rischierà di rimanere a secco prima del traguardo. Così ci si ritrova a cambiare mappatura in corsa, andando a cercare il giusto equilibrio, tutto molto divertente e strategico. Buona l'intelligenza artificiale che con il passare degli anni va a migliorare: raramente siamo stati centrati da un avversario, mentre abbastanza spesso abbiamo visto altri piloti combattere tra loro sino a rischiare una caduta.

Arrivati a questo punto è impossibile non soffermarsi sull’utilizzo del DualSense, il controller studiato da Sony per la sua nuova PlayStation 5. I motori interni che gestiscono i grilletti R2 e L2 sono una vera manna per gli amanti delle moto. Li avevamo già apprezzati nella edizione PS5 di Ride 4, ma qui sono riusciti a soddisfarci ancora di più. Immaginate di accelerare e iniziare a sentire una leggera vibrazione sul grilletto che state premendo e di sentirla aumentare sempre più con il salire dei giri del motore, per poi avere un breve sussulto al cambio di marcia e riprendere nuovamente la sua corsa, con la resistenza del grilletto che sale in base a quanto state mettendo sotto sforzo il motore che magari, perdendo giri in una particolare occasione, fa sparire totalmente la resistenza applicata lasciando libera la spinta del nostro dito che però torna a farsi più marcata appena la moto torna a pieni giri. Molto simile l'effetto posto sul freno, che oppone una forza differente in base alla velocità o alle condizioni del terreno, con tanto di ABS che entrerà in funzione e lascerà totalmente inerme il grilleto che premerà a vuoto. Sensazioni difficili da spiegare a parole, anche per le tantissime variabili gestite, ma per quanto mi riguarda, il DualSense si dimostra il vero “plus” del gioco, donando un feedback mai visto e mai sentito su un semplice controller.

Unite il tutto a un ottimo comparto sonoro con motori estremamente realistici e una grafica decisamente migliorata (tranne per i ridicoli volti selezionabili nella carriera), una fluidità ottima e caricamenti velocissimi e avrete il motivo per cui questo MotoGP 21 rappresenta un vero capolavoro nel mondo dei giochi motoristici. Brava Milestone!

9.5
Lo sapete, non mi lascio andare a facili entusiasmi, ma questa volta ho una sola cosa da dire: aspettavo da anni un episodio della serie MotoGp di questa caratura. Tolte le classiche grafiche di bassissima qualità utilizzate per i volti dei piloti e dei personaggi di contorno, tutto il resto del gioco è semplicemente ottimo e capace di far godere qualsiasi amante delle due ruote. La realizzazione delle moto è superba, con picchi per le MotoGp e qualche cura in meno nelle categorie inferiori, ma quello che fa davvero “gasare” è il gameplay, curato nei minimi particolari e che merita davvero di essere testato in modalità simulazione per potersi beare a fondo di ogni suo elemento. Dosare il gas, gestire i freni, sfruttare gli pneumatici e l’adeguata mappatura della potenza, una vera gioia per gli appassionati che noteranno le peculiarità di ogni moto a partire dalle leggere Moto 3 per arrivare alle MotoGP, veri cavalli di razza da domare e portare alla vittoria, senza contare poi le stupende moto storiche, ricordandosi che ogni modello è unico nel suo genere. Elemento importantissimo, ho giocato MotoGP 2021 su PlayStation 5 sfruttando della qualità uniche del controller DualSense, dove i “motori” che gestiscono i grilletti da utilizzare per frenare e dare gas rendono unica e impareggiabile l’esperienza. Non so dirvi chi vincerà il mondiale MotoGP, ma so assolutamente dirvi che Milestone ha vinto il suo Gran Premio.