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Recensione Monster Energy Supercross 5: Moto, terra e salti secondo la ricetta americana

La saga motoristica del Supercross arriva al quinto capitolo ma Milestone non festeggia l'avvenimento, regalandoci un gioco all'insegna della noia

Recensione Monster Energy Supercross 5 Moto, terra e salti secondo la ricetta americana
di Fabio Fundoni

Amate le moto e non avete paura di sporcarvi di terra? Allora molto probabilmente conoscete il mondo di Monster Energy Supercross che, come il titolo suggerisce, è arrivato al suo quinto episodio ed è da poco disponibile praticamente su tutte le piattaforme di gioco sul mercato. Forse il pubblico italiano non sarà molto avvezzo a questa disciplina, ma stiamo parlando di una disciplina derivata dal motocross e elaborata in salsa americana tanto che il titolo in esame in questo articolo, si occupa del campionato AMA (American Motorcyclist Association), il più famoso e blasonato del mondo, con aggiornamento alla stagione 2021. Rispetto al classico motocross qui si corre in arene appositamente create in stadi e quindi in ambienti tendenzialmente più "chiusi". Alle redini dello sviluppo c’è l’italianissima Milestone, casa che ormai è sinonimo di giochi su due ruote. Con gli ultimi episodi di Ride e MotoGp che sono stati in grado di sorprenderci, andiamo a scoprire che frutti ha dato il lavoro del team milanese su questo particolare terreno. L'offerta ludica rientra nella media dei titoli motoristici, tra gare singole, ricerca di giri veloci, allenamenti, multiplayer sia in locale che online e l'immancabile carriera, vero fulcro del gioco. 

Per prima cosa si crea il proprio alter ego e ci si lancia in questa avventura, magari partendo dagli utilissimi tutorial, necessari per iniziare a capire le meccaniche del Supercross e apprendere i comandi che ci permettono non solo di portare a termine le gare con il miglior risultato possibile, ma anche di metterci in mostra con salti e trick, tanto scenografici quanto proficui per guadagnare punti vitali per la nostra crescita. Il modello di guida offre diverse opzioni che vanno dal poter usare tantissimi aiuti a un approccio più simulativo possibile che però, in effetti, di simulativo ha poco. Con la leva analogica sinistra si gestisce la moto, mentre con quella destra si ha il controllo del peso del pilota, sia in verticale che in orizzontale. Tutto questo dà un ulteriore spunto per la gestione sia delle curve che dell’equilibrio della moto nell’esecuzione dei salti e vi assicuriamo che di questi ultimi ce ne saranno davvero tanti e di tutte le misure. Le leve analogiche, però, hanno anche un ulteriore utilizzo, sempre legato all’esecuzione dei salti. Premendole verso il basso andremo a caricare tutto il peso del pilota verso il terreno e rilasciandole lo porteremo verso l’alto. Prendendo il giusto tempismo all’inizio di una rampa e riuscendo a scaricare il peso poco prima di spiccare il volo avremo una esecuzione perfetta.

Questo ci darà diversi bonus, a partire dal fatto che con una buona elevazione avremo il tempo per eseguire un trick, ma ancora più importante è sapere che potremo migliorare la velocità di salto e, equilibrio permettendo, la qualità dell’atterraggio, così da non rallentare la nostra corsa. Imparare a sfruttare al meglio questa meccanica è utile per dare vita al cosiddetto “flow”, cioè un flusso in cui dosare salti e velocità per riuscire a calibrare voli e atterraggi, così da mantenere una velocità sempre costante o addirittura crescente. Insomma, è qui la chiave della vittoria o, quantomeno, della realizzazione del giro veloce. Giocare in modalità carriera permette di iniziare in modo graduale ad imparare i segreti del Supercross e offre la classica formula fatta di contratti da conquistare, gare da vincere, qualità da migliorare e tanto altro ancora. Non ci sono particolari novità rispetto a quanto visto su altri titoli motoristici, mancano anzi alcune opzioni, ma segnaliamo che la crescita del pilota non passa solo dalla nostra capacità di imparare a guidare sempre meglio, ma anche dallo spendere i punti guadagnati in skill in stile GDR, come la velocità in curva, la qualità della piega e via dicendo.

Quando la tua moto non passa la revisione…

Tutto nella norma senza dimenticare l’opportunità di partecipare ad eventi speciali, allenamenti specifici o il compound, uno spazio esterno dove dare libero sfogo al proprio estro, magari cercando di portare a termine qualche salto specifico. Insomma, se avete già giocato i precedenti episodi di Monster Energy Supercross avrete capito che è cambiato davvero poco. Purtroppo rimangono ancora tanti problemi nel gameplay che, sebbene basato su una interessante mappatura dei comandi, soffre di un motore fisico decisamente rivedibile. Il comportamento delle moto è molto più arcade che simulativo, anche eliminando tutti gli aiuti alla guida, ma questo sarebbe solo un problema di stile, se non fosse legato a evidenti carenze fisiche, a partire dalle reazioni spesso poco credibili dei veicoli. Un esempio su tutti: più di una volta vedrete il vostro bolide impuntarsi in avanti di più di 90 gradi e magicamente riuscire a rimettersi in carreggiata senza particolari problemi. Alla stessa maniera riuscirete a resistere ad alcuni importanti contatti con gli avversari (molte altre volte cadrete), mentre potreste finire gambe all’aria per aver toccato in modo molto più lieve una protezione laterale delle piste. Più di una volta ci è successo di atterrare dopo un salto sopra una moto avversaria e continuare la nostra corsa per qualche metro sopra di lei in puro stile circense, per poi scendere a terra e proseguire indisturbati. 

A tutto questo si aggiunge il fatto che gli avversari spesso ci hanno centrato senza particolari attenzioni, facendoci cadere, mostrando una IA rivedibile. La possibilità di utilizzare i rewind (tre, ricaricabili con il passare della gara) è utile non tanto per correggere i propri errori, ma più che altro per mitigare l’effetto di queste carenze. Manca poi una coerenza di fondo nelle prestazioni avversarie tra qualifiche e gara. Vi facciamo un esempio per spiegarvi una situazione che ci è capitata diverse volte: abbiamo conquistato il primo posto in prova con un tempo di 1,33 minuti circa, con il secondo distaccato di ben sei secondi. In gara ci siamo ritrovati a combattere con svariati piloti che mantenevano senza problemi un ritmo di 1,30, ben tre secondi sotto la nostra migliore prestazione e migliorandosi di ben nove secondi rispetto alle qualifiche, nonostante la bagarre e il traffico. Davvero poco realistico e demotivante. Per quanto riguarda il comparto tecnico, Milestone continua a mantenere un ottimo livello nel campo sonoro, ma la grafica questa volta è davvero troppo “old gen”, probabilmente figlia del fatto che il titolo è stato sviluppato per un ampio catalogo di console. La fluidità non ha particolari problemi, ma l’impatto è abbastanza povero e deludente. 

Abbiamo testato il gioco su PlayStation 5 e va detto che, se giocherete sull’ammiraglia Sony, potrete godere di tutte le particolarità del controller DualSense, a partire dai grilletti adattivi che rendono alla perfezione il comportamento della moto e migliorano di molto l’immedesimazione del giocatore. Con tutti i problemi che Monster Energy Supercross 5 ha, va detto che Milestone mostra nuovamente di essere maestra nella gestione del particolarissimo controller Sony e va dato atto che davvero pochi sul mercato sono riusciti a sfruttarlo così bene. Purtroppo però, al netto di pro e contro, Monster Energy Supercross 5 manca l’appuntamento con l’occasione per il salto di qualità e porta con sé diversi elementi deludenti e rivedibili, anche se gli appassionati di questa particolare disciplina potranno sicuramente trovare spunti interessanti, mentre a tutti gli altri amanti delle moto consigliamo di virare su altri prodotti della stessa Milestone, decisamente meglio riusciti.

6.5
Monster Energy Supercross 5 arriva al traguardo, ma con qualche patema di troppo. Se le saghe di MotoGp e Ride hanno dimostrato le enormi qualità di Milestone, il Supercross sembra essere ancora un campo minato per il team di sviluppo. Il dettaglio grafico non riesce a convincere, ma a rappresentare i maggiori problemi sono la fisica e il comportamento degli avversari in pista. Non mancano spunti interessanti, soprattutto nella gestione della correlazione tra moto e pilota, ma in tutta onestà le novità inserite non riescono a distaccare di molto l’esperienza attuale con quella degli episodi passati. Un buon numero di contenuti potrebbero attirare i fan di questa particolare tipologia di corse, ma rimane la netta sensazione che si potesse fare di più.