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Recensione Mario Strikers Battle League Football

Quando il calcetto del giovedì diventa un campo di battaglia

di Simone Marcocchi

Mario Strikers Battle League Football è una hit che meritava di avere il giusto spazio tra i titoli sportivi di altissimo livello già qualche generazione fa e invece curiosamente è rimasto nella nicchia, anche se adorato oltre ogni modo possibile da chi ha avuto la fortuna di provarlo. Nintendo forse in quell’occasione, come spesso faceva al tempo, non investiva il giusto nel marketing, lasciando che fosse il passaparola il veicolo principale dei brand più in ombra, ma facendo così in tanti si sono persi una vera perla!

WORLD CUP STRIKERS

Pur non amando il calcio, Nintendo mi aveva già solleticato le papille gustative con quel capolavoro di World Cup su Game Boy, dove ho capito che si poteva anche apprezzare lo sport nazionale a patto di avere le giuste licenze poetiche. Per affrontare al meglio questa esperienza (e collezione) mi sono fiondato nella versione Wii, già perfetta allora e a sua volta evoluzione di quella GameCube, ma è con Switch che vi troverete davvero a casa.

Già nel tutorial di Mario Strikers comprenderete, azione dopo azione, quanto ci sia da apprendere, applicare, sfruttare nel giusto tempismo e poi sommare al resto delle azioni per portare a casa il risultato della partita. Non sono moltissimi i comandi in sé, ma ci vorrà tempo per metabolizzare il tutto e concatenare ogni movimento con il giusto tempismo, per quanto tendenzialmente si sfruttino più o meno le stesse combo delle fasi con o senza palla; considerando che nel momento in cui avrete tra i piedi la sfera metallica dovrete effettuare una strenua difesa della stessa, mentre quando non l’avrete ogni escamotage sarà lecito per potersene appropinquare.

L’approfonditissimo ed equilibratissimo sistema prevede, anche se nel caos, di avere sempre ottime occasioni per far oscillare l’ago della bilancia della vittoria dalla vostra parte, ma essendo appunto un sistema equilibrato questo vale per entrambe le parti. Ecco quindi che oltre a scorrettissimi sistemi con i quali sfruttare le casse premio per decimare gli avversari, si può letteralmente fare un carica per stordire i giocatori che provengono dalla parte opposta del nostro campo, ma anche effettuare super-tiri ad effetto in stile Capitan Tsubasa.

Oltre al tutorial, anche le coppe del single player hanno la funzione di sviluppare un certo know-how del gameplay, almeno a livello normale, abituando il giocatore ai livelli di difficoltà più alti e al multiplayer. Il co-op è presente, ma prestissimo se ne sentirà la “pesantezza” se non avrete una totale sincronia con il vostro compagno di squadra, anche perché le fasi obbligatorie di continuo passaggio e di attenzione generale, crea una sorta di alternanza ritmica che si è obbligati ad attuare per avere la meglio e vincere la gara.

9
Dopo Mario Kart è sicuramente tra i titoli “sportivi” più intriganti in assoluto, perfetto per chi ama il calcio, perfetto anche per chi lo odia – dato che non c’azzecca quasi nulla -, stratificato per dare ai pro lo stimolo ad essere dei veri goleador, eppure anche per chi è alle prime armi c’è qualcosa che comunque si può fare (e divertirsi) perfino in multiplayer, senza l’affanno di essere frustrati e distrutti subito. Assorbe così tanta concentrazione che è impossibile distrarsi, ma appena si conoscono e padroneggiano al meglio le abilità si entra in un meccanismo di godimento assoluto. Peccato solo per un roster troppo limitato e un single player risicato, ma comunque pienamente rigiocabile, considerando che ad avere anche solo un amico, con cui condividere l’esperienza, è comunque festa grande.