Recensione MXGP2020: fango e derapate su PS5

Tiscali GameSurf

Passato un po’ sottotraccia a causa di un debutto esclusivamente digitale su PS4 e Xbox One, la serie MXGP torna a far parlare di se grazie allo sbarco su next-gen console e più precisamente su Playstation 5. In attesa del lancio anche della versione per Series X, sull’ammiraglia di casa Sony debutta, infatti, MXGP 2020, il simulatore di Motocross firmato Milestone che mira a ridefinire un nuovo standard sul fronte simcade offroad su due ruote.

Nessuna nuova, buona nuova

Come era naturale che fosse, la nuova incarnazione di MXGP 2020 non si discosta più di tanto da quanto già visto su PS4 e Xbox One circa un mese or sono. Grazie alla licenza ufficiale, MXGP 2020 consente sostanzialmente di vivere l’esperienza dell’omonimo mondiale motociclistico, potendone affrontare i circuiti che hanno reso celebre questo sport in tutto il mondo.

Come da prassi, il fulcro del gioco resta la modalità Carriera, basata sulla possibilità di creare il proprio “alterego crossistico” (attraverso l’uso di un editor comunque ridotto all’osso sarà data facoltà al giocatore di creare il proprio team o aderire ad uno di quelli ufficiali) e di vivere l’intera esperienza del mondiale partendo dalla categoria MX2 fino alla promozione in classe regina, dove sarà possibile affrontare campioni del calibro di Tony Cairoli e del fresco vincitore del mondiale (su Honda) Tim Gajser. Detto della possibilità di intervenire sul fattore “realismo” (che andrà ad incidere sia sul livello di “prestigio” ottenibile al termine di ogni gara che sopratutto sulla guidabilità del mezzo) e sul set-up della moto, la carriera di fatto si ferma qui, dal momento che in MXGP 2020 sarà lasciato pochissimo spazio ad attività extra che non contemplino la presenza di moto e fango.

Non mancano tuttavia le immancabili opzioni “di contorno” come l’editor dei tracciati, la gara singola, il time attack, il singolo week-end di gara ne, fortunatamente, sia il multiplayer online ed offline che sopratutto la modalità Playground.

Già conosciuta nella precedente versione del gioco, ed ambientata, questa volta, fra i suggestivi fiordi norvegesi, Playground permette in sostanza di guidare liberamente all’interno di un open world interamente dedicato all’offroad e di sfruttare, sulla falsariga di quanto già visto in produzioni ben più blasonate come Forza Horizon, i waypoints sparsi per la mappa che consentiranno sia di creare la propria sfida da sottoporre alla community del gioco che di partecipare a gare canoniche ed eventi creati da altri giocatori (ma solo contro l’IA, almeno per il momento).

A ciascuno il suo (tempo)

Contrariamente a quanto accade con la maggior parte dei giochi di guida, approcciare a MXGP 2020 significa anche imparare ad avere pazienza. L’impatto iniziale con il gioco appare indubbiamente frustrante, specie considerando l’attitudine dei piloti controllati dalla CPU a curarsi poco o nulla della presenza di piloti “meno esperti” in pista e la necessità di digerire i rudimenti del gioco.

Gran parte del “problema” è, infatti, dovuto alla scelta del team di sviluppo di offrire un’esperienza di gioco quanto più vicina allo sport da cui trae il nome, ed in cui non conta solo la capacità di andare full gas (al contrario vi ritroverete il più delle volte ad andare ad una velocità media inferiore ai 100 Km / h) ed attaccarsi ai freni, ma sopratutto l’abilità nello sfruttare a proprio vantaggio la conformazione ed il fondo dei diversi tracciati.

Come? “Semplicemente” spostando il peso del corpo attraerso l’uso sistematico dello stick di destra, fondamentale sia per assecondare le asperità della pista (imparerete molto presto anche a sfruttare alcuni dei solchi presenti sul tracciato per uscire molto più rapidamente da alcune curve) che per sfruttare al meglio rampe e salti (effettuabili ovviamente anche in scrub), vero marchio di fabbrica delle corse offroad su due ruote firmate MXGP.

Come detto, la necessaria assimilazione del modello di guida potrebbe dunque rischiare di fiaccare le velleità motoristiche dei giocatori alle prime armi, fattore che al contrario potrebbe divenire determinante proprio per la capacità di offrire, specie sulla lunga distanza, un feedback difficilmente riscontrabile in produzioni simili.

In questo senso va detto che un grosso aiuto viene fornito anche dalla vera (forse unica) novità proposta dalla versione Playstation 5 del gioco, ovvero la presenza di un sistema di conotrollo a dir poco straordinario. Con MXGP2020, forse per la prima volta dal lancio di PS5 il DualSense viene usato al meglio delle sue possibilità, vista la capacità del software di trasmettere in maniera piuttosto sorprendente ogni asperità del tracciato ai grilletti, che andranno a restituire resistenze molto diverse (compreso il fuori giri in occasione dei salti) proprio in funzione delle asperità, del fondo del tracciato e più generale della capacità della vostra ruota posteriore (leggasi trazione) di aggredire la pista.

Next gen si, no, forse

Eccezion fatta per la presenza di un sistema di controllo veramente rivoluzionario (ma abituatevi all’idea di vedere le batterie del vostro DualSense scaricarsi molto più rapidamente del solito), la versione PS5 di MXGP20 non passerà sicuramente alla storia come il gioco più innovativo disponibile su console Sony.

Tecnicamente il gioco presenta, infatti, le medesime pecche del gioco già disponibile su PS4 e Xbox One, con un sistema di collisioni a dir poco approssimativo e la presenza di elementi di contorno (come il pubblico “cartonato” a bordo pista) francamente evitabili già nella precedente generazione di console.

Sicuramente qualche passo avanti in questo primo assaggio di nuova generazione c’è stato (vedi per esempio i 60FPS costanti in qualunque situazione di gioco ed un sistema di illuminazione leggermente rivisto), ma è impossibile non notare come questo MXGP2020 sia stato concepito per un hardware tutto sommato “datato”. Niente di scandaloso, intendiamoci, ma visto l’ottimo lavoro svolto sul fronte DualSense francamente ci saremmo aspettati qualcosina di più.

7
MXGP 2020 è un capitolo che strizza un occhio al futuro voltandosi però troppe volte all'indietro. Il gioco è senz'ombra di dubbio completo e farà sicuramente la felicità degli appassionati del genere, ma per quanto rivoluzionario, il sistema di controllo da solo non può giustificare l'esistenza di una versione next-gen dal fortissimo sapore di porting. Insomma, l'inizio potrebbe essere promettente, a patto di sfruttare in futuro le capacità di una console decisamente più potente di quanto mostrato dal gioco.