Recensione King Arthur: Knight's Tale

Recensione King Arthur: Knight's Tale
di Simone Marcocchi

Su re Artù si è scritto e visto di tutto, dal mito ad un ipotetico accenno di reale, attraversando qualsiasi supporto mediatico, che sia basato direttamente sul sovrano della spada nella roccia o che sia la scusa per una lore intrigante con alcune delle figure della leggenda. Nel caso di King Arthur: Knight’s Tale la narrazione è piuttosto interessante, dato che dovremo interpretare il suo villain Mordred, noto nella letteratura arturiana per aver portato alla rovina Avalon e il suo re, oltre ad aver perso la vita lui stesso.

La trama di questo gioco inizia proprio da questo epilogo, in quanto la maledizione, che ha portato il regno alla rovina, è stata causata dallo stesso Artù tornato in vita, privo di qualsiasi onore e con una spiccata propensione per la devastazione.

La Dama del Lago, la stessa che tese la mitica spada al noto sovrano di Camelot riporta in vita Mordred ed è con lui che stabilisce un patto per riportare l’ordine. Il nostro compito? Rifondare la stessa Camelot, a partire dal suo castello, ritrovare i cavalieri e ripulire tutta la regione dal male e dalle insidie del nemico che si insinua con le proprie nefaste creature.

Ogni missione richiede un’indagine, con un livello indicativo dei nemici e di un party che sia allineato a quel numero, si deve scegliere il drappello di compagni e si parte per l’avventura. Girare il più possibile per l’area significa trovare forzieri o loot generale (tra cui oro), anche se abbastanza scarso, ma anche fare più incontri possibili per incrementare l’esperienza degli elementi della propria tavola rotonda e tornare a casa. Con l’oro si potrà comprare equipaggiamento migliore, ma è più saggio investirlo negli upgrade di Camelot, i quali potranno addestrare avventurieri, curarli, ecc. per poi ripartire di nuovo.

La modalità di combattimento è una griglia che si compone sul territorio che si può girare liberamente fino ad un incontro, su quest’ultima ci si potrà muovere secondo le statistiche e le caratteristiche del proprio esercito di commandos, i quali avranno un tot numero di perk che si sbloccheranno via via che crescerà la loro esperienza. I combattimenti sono davvero divertenti, non brillano per originalità assoluta, ma di sicuro intrigano per il modo in cui sono composti ed è comunque un’ottima ventata d’aria fresca tra gli RPG tattici, per quanto tra gli indie ne stiano uscendo davvero tanti, ma non tutti con questa foggia.

NELLE PALUDI DI AVALON

Il capitolo sui difetti non vuole sottolineare in modo esagerato quello che non funziona, ci sono errori qua e là ancora da limare – chiusure inaspettate, salvataggi che non posso essere effettuati in modo casuale, zone di battaglia confuse con quelle di preparazione delle pedine, ecc. – ma è forse in un bilanciamento non del tutto ottimale che vela parzialmente la sua bellezza. Ci sono scontri davvero durissimi, con party che devono essere scelti con dovizia e meticolosità o si dovrà ricominciare una missione dopo l’altra, nonostante il livello di accesso e del party si adeguato allo scontro, altri che sono iper-semplici senza un motivo preciso. Tutto questo però riguarda una generale pulizia che verrà sicuramente fatta e che non mina minimamente l’esperienza generale. Le musiche sono piacevoli (anche se un po’ ripetitive) ed il motore grafico è curato, così come i dettagli dati alle animazioni e all’effettistica particellare.

8
King Arthur: Knight's Tale è dotato di una bellezza piuttosto spigolosa. Carismatico e originale, sicuramente congeniale a tutti coloro che adorano gli RPG tattici. Non è esente da bug e non è dotato di una calibrazione troppo attenta ad un bilanciamento perfetto – per questo dovremo attendere mesi e mesi post lancio -, eppure funziona e funziona anche piuttosto bene. Avaro nel loot, non del tutto generoso con l’esperienza data ai propri personaggi e forse anche per questo spinge così tanto i giocatori ad approfondire, li sfida ad andare continuamente oltre, con tutte le missioni principali e secondarie e alla fine diventa una (piacevole) dipendenza che spinge chiunque a voler andare oltre… e per questo si fa amare non poco.