Recensione - Justice League: Snyder Cut

L’incomprensibile viaggio di Zack Snyder

di Simone Rampazzi

Il cinema, come molti altri medium di intrattenimento, ci ha insegnato quanto un fan possa influenzare l’esito di un qualsiasi lavoro a prescindere da come fosse stato immaginato in precedenza, o anche pubblicato, se vogliamo, in un secondo momento e dopo un cambio di rotta.

Il caso Sonic è solo uno dei tanti esempi che è riuscito a far scuola in questa giungla di specchi insaponati, uno della lunga sequela che ci ha condotto in questi giorni al rilascio della Snyder Cut del cinecomic Justice League, uscito nel 2017 per la regia di Joss Whedon (quello di “The Avengers”) dopo l’abbandono di Zack Snyder in seguito alla tragedia che coinvolse la sua giovane figlia, a cui è dedicata questa pellicola.

Il “taglio Marvel” improntato da Whedon nella versione cinematografica di Justice League ne ha un po’ decretato il fallimento mediatico, in termini di caratterizzazione dei personaggi ma anche di ritmo della narrazione, motivo che, insieme alla grande petizione online dei fan con l’hashtag #ReleaseTheSnyderCut, deve aver spinto gli studi della Warner Media a concedere un budget di 70 milioni di dollari a Snyder al fine di completare (senza limiti o imposizioni) la sua versione di Justice League.

Un monolite, nel vero senso della parola. Un granitico blocco spigoloso e pesante, creato con l’intenzione di approfondire diverse parti del filo conduttore immaginifico che avrebbe dovuto portare, sempre se tutto fosse andato per il verso giusto, a costruire le diverse sfaccettature dell’universo cinematografico DC.

UNITI CONTRO IL MALE

Superman è morto. Durante i suoi ultimi momenti di vita, il suo urlo di dolore lacera l’involucro di una delle Scatole Madri nascoste sulla Terra, degli oggetti dall’enorme potere cercate da una razza aliena proveniente da Apokolips comandata dal generale Steppenwolf (Ciarán Hinds).

La morte di Superman (Henry Cavill) spinge però Batman (Ben Affleck) e Wonder Woman (Gal Gadot) a mettere insieme un gruppo di supereroi proprio in memoria del compagno caduto. Grazie a tale motivazione lo spettatore viene a conoscenza dell’esistenza di altri superumani nascosti oltre ai due, ovvero Aquaman (Jason Momoa), Flash (Ezra Miller) e Cyborg (Ray Fisher).

Ognuno di loro ha una storia da raccontare in termini di minutaggio filmico, tant’è che lo stesso Snyder gli dedica due interi capitoli proprio nella narrazione dei loro background, ben articolato qualora cercassimo di approfondire un’ambiziosa tela su cui stendere per intero ogni possibile film dedicato a uno, o più, personaggi del franchise, ma contestualmente caotico e inconcludente nel momento in cui lo spettatore in sala cerca di unire i tasselli in relazione a quello che ha visto.

I personaggi principali godono di un approfondimento utile alla narrazione, se vogliamo anche capace di realizzarne meglio il ruolo e spiegarne le scelte: Arthur Curry (Aquaman) non ama il suo paese d’origine e vive il suo doppio legame con entrambe le razze, terrestri e atlantidei, Barry Allen (Flash) vive alla giornata cercando un lavoro che possa permettergli di campare mentre cerca di tirare fuori dal carcere il padre, imprigionato per l’omicidio della madre senza giusta causa, Victor Stone (Cyborg) è invece direttamente collegato a una delle Scatole Madri, visto che è stata proprio la loro tecnologia a renderlo ciò che è ora.

Aquaman acquista pertanto uno strato in più, maturando nel corso della pellicola mostrando un lato più responsabile e maturo, Flash gode di qualche scena in grado di conferirgli un’enorme importanza sul fronte scenico (basti pensare al combattimento finale con Steppenwolf) mentre Cyborg finalmente gode di scene inedite relative anche al suo passato, capaci insomma di regalargli un background più convincente.

Anche Steppenwolf in questa versione gode di qualche elemento in più utile a caratterizzarlo, soprattutto perché grazie a qualche escamotage vengono mostrate, tramite flashback, alcuni frammenti della battaglia avvenuta sulla Terra millenni fa tra Darkseid (Ray Porter) e i popoli della Terra uniti in un unico grande esercito composto da Amazzoni, Atlantidei e Terrestri.

In questa sezione molto simile a 300, sempre di Snyder, si respira aria di epica, tant’è che in mezzo all’infuriare della battaglia compaiono anche diversi personaggi appartenenti all’immaginario DC, con tanto di Lanterna Verde saettante nei cieli e tre eroi dell’Olimpo così cazzuti da ferire Darkseid a morte costringendolo alla fuga.

Questa parata del “l’Unione fa la Forza” è solo però la punta di un iceberg pericoloso, che nasconde sotto la superficie del mare una delle più grandi pecche di questa Snyder Cut: perché ci sono tutti questi personaggi? Che tipo di ruolo occupano per l’avanzare della storia? Menzionarli ha qualche senso se non il ficcarli dentro per soddisfare la curiosità o l’ego del cine-lettore di fumetti appassionato della DC Comics?

Dal nostro punto di vista le risposte sono tutte negative. Senza scendere nello specifico delle scene che arricchiscono il minutaggio cinematografico tagliato da Whedon, ciò che c’è in più di Snyder ha il solo compito di inscenare qualcosa che probabilmente non vedremo mai, senza contestualizzarlo o renderlo funzionale alla storia.

Lo stesso vale per Martian Manhunter (Harry Lennix), altro personaggio fondamentale per la Justice League ma mai menzionato da nessuna parte, e che qui appare per due minuti totali dicendo tre frasi in croce, né come Deathstroke (Joe Manganiello) che va a brindare su uno yacht con Lex Luthor (Jesse Eisenberg) per ricordarci che esiste una Società Segreta dei Super Villains o la stessa Injustice League (per non parlare del fatto che ora sanno tutti chi è Batman).

O la stessa Lanterna Verde. Perché è lì e perché, ideologicamente, in un momento così difficile per la Terra non si schiera a sua difesa per combattere gli attuali nemici che la minacciano?

La narrazione alle spalle della Snyder Cut deficita anche quando si tratta di inserire uno dei tanti futuri distopici della Terra, una pratica che abbiamo imparato a conoscere sul fronte cinematografico grazie alla Marvel, ma che in questa pellicola viene un po’ abbozzata in una scena intera nel finale.

Qui fa la sua comparsa anche il Joker conosciuto in Suicide Squad, aspramente criticato per l’interpretazione di Jared Leto, capace soltanto di fare un dialogo piuttosto vago su quante volte Batman deve condannarci tutti a morte. Dalla visione di Batman V Superman ricorderete anche la versione futura di Flash, quella tornata “troppo presto” nel passato ed evidentemente non in grado di prevenire ciò che accadrà in questa linea temporale.

Insomma, capirete bene che l’eccessivo minutaggio della pellicola unito all’incredibile mole di informazioni inserite da Snyder, finiscono per rendere questa versione troppo pesante e inconcludente, incapace insomma di settare un possibile universo cinematografico DC nella sua interezza.

Il troppo storpia, ed è proprio in questo caso che si sente, opprimente, il calco pesante di una penna forse troppo incerta sul da farsi, al punto di inserire camei e riferimenti legati al possibile su una scala tendente a infinito, dove persino il Flashpoint di Geoff Johns ci fa tremare fin nel profondo, sapendo che difficilmente vedremo qualcosa di così ben articolato anche al cinema.

A livello registico sembra che Snyder abbia voluto puntare eccessivamente sulla serietà, creando uno spettacolo che si segue con difficoltà, soprattutto per colpa della moltitudine di scene girate in slow motion, che a nostro avviso penalizzano la resa finale del prodotto.

Vedere Flash muoversi a rallentatore per quasi tutto il film lascia molto a desiderare, insieme a scene del tutto casuali e poco utili come quella in cui Alfred (Jeremy Irons) corregge Wonder Woman mentre fa il te o quella in cui il Commissario Gordon (J.K. Simmons) rifiuta tutte le teorie secondo cui sia Batman a seminare il panico a Gotham.

Adesso, pensando alle parole di Snyder, questo doveva essere il primo di una trilogia, trilogia che probabilmente non vedremo sul grande schermo a patto che Warner Bros. cambi idea sullo Snyderverse e decida di rifinanziare il regista.

2/5
La Snyder Cut di Justice League è un lavoro mastodontico, un lavoro che potrebbe creare un precedente vista l’enorme richiesta del pubblico, ma un lavoro che soffre proprio della sua stessa natura: un compendio di elementi che eccedono,