Recensione It Takes Two: il potere della collaborazione

Con It Takes Two Josef Fares è riuscito a creare il perfetto modello che unisce storia e morale, costringendo i giocatori alla collaborazione.

di Simone Rampazzi

L'unione fa la forza. Quante volte l'abbiamo sentito dire? Nello sport, così come nella vita di tutti i giorni la condivisione degli sforzi per il raggiungimento di un obbiettivo comune è un concetto che ci portiamo dentro fin dai nostri primi anni di vita.

Non tutti siamo però propensi all'apertura verso il prossimo: sono infatti moltissime le limitazioni, o le paure, che possono spingere un individuo ad agire molto più per conto suo, evitando così di aprirsi al prossimo concedendogli un po’ di sana fiducia.

La fiducia deve essere stato uno dei valori cardine sfruttati da Joses Fares per creare It Takes Two, nuovo titolo videoludico che insegue la formula messa in piedi tre anni fa con A Way Out al fine di creare un'esperienza cooperativa a tutto tondo, totalmente concepita per essere condivisa in compagnia di un altro giocatore.

Attenzione però, perché non si tratta del classico gioco co-op, ma piuttosto di un esperimento creato proprio per incentivare la comunicazione.

VITTORIE CONDIVISE

Cody e May sono una coppia di sposi che sta affrontando un periodo burrascoso fatto di liti e incomprensioni. In mezzo a questo ciclone c'è la figlia Rose, la quale entra in possesso di un libro che sembra dedicato proprio alla soluzione dei problemi di coppia.

La magia del Libro dell’Amore del Dr Hakim è quella che, insieme alle speranze di Rose, porta i due genitori a vivere un’esperienza completamente fuori dalle righe, una terapia di coppia che li vedrà lottare contro scoiattoli, vespe, peluche e molto altro ancora. Si, perchè improvvisamente i due adulti si ritroveranno a vivere nei panni di due pupazzi aventi le loro sembianze. il mondo attorno a loro apparirà quindi gigantesco e le cose che prima facevano parte della vita di tutti i giorni si trasformano improvvisamente in autentici pericoli la loro stessa vita.

Il viaggio della speranza, con tutti i possibili alti e bassi che prevede un percorso di questo genere, vedrà un lieto fine solo se Cody e May, o meglio ancora i giocatori aldilà dello schermo, riusciranno ad avere una collaborazione simbiotica accompagnata da un dialogo continuo.

A guidare i due malcapitati ci penserà la versione animata dello stesso libro dell’amore, il quale con un simpatico accento spagnolo spingerà la coppia a fare i conti con sé stessa, tenendo soprattutto conto delle aspirazioni e dei desideri dell’altro.

Sembra insomma che Fares abbia allargato la terapia portandola al di fuori dello schermo, non per applicarla ai giocatori nel senso stretto del termine (sebbene qualche spunto potremmo considerarlo, ma ve ne parleremo in seguito), ma col fine di sfruttarne le dinamiche obbligando quest’ultimi a parlare, discutere, e confrontarsi attivamente al fine di riuscire a portare a termine il gioco.

It Takes Two non può essere completato senza mettere in pratica queste semplici regole, motivo che dimostra un grande processo di maturazione da parte di Hazelight, anche quando si cerca di fare un semplice gioco delle differenze tra questo prodotto e il suo predecessore.

PLATFORM A TUTTO TONDO

Nel corso dei diversi livelli presenti nel gioco, ci si accorge sin dalle prime fasi che il titolo punta tutto sulla sua natura platform, ideando un livello di sfida via via crescente pensato non tanto per mettere alla prova i giocatori, quanto più invitandoli alla ricerca della risposta osservando attentamente lo scenario alla ricerca delle vie da seguire.

Basta guardare qualche da vicino le diverse prove per accorgersi che ogni livello sembra cambiare le stesse regole auto imposte dagli sviluppatori, una metamorfosi che riscrive un po’ nel dettaglio le possibilità creando per il giocatore un intrattenimento stratificato e coinvolgente. It Takes Two si reinventa, si guarda allo specchio per cambiare abito in pochi minuti, indossando per l’occasione diversi generi colmandoli con citazioni e rimandi ad altri videogiochi o addirittura al mondo cinematografico.

Nelle quindici ore necessarie per concluderlo, la creatura di Joses Fares tiene alto l’interesse dei giocatori senza perdere eccessivamente di mordente, regalando persino delle attività accessorie meglio identificate come piccole e divertenti sfide estemporanee.

Cody e May potranno mettersi alla prova nel tiro alla fune, nel mettersi in posa per fare delle foto ricordo, nel giocare ad acchiappa il topo o a sfidarsi nel tiro a bersaglio, e fa piacere sottolineare quanto molti di questi minigiochi siano creati ad hoc per mettere alla prova anche le diverse abilità speciali che i due personaggi acquisteranno durante il corso della loro avventura.

Un'avventura che, senza fare spoiler, si articola in fasi esplorative all’interno dell’albero in giardino, dove un nutrito vespaio minaccia una piccola comunità di scoiattoli, o che come prevede una sessione nelle fondamenta di casa, piene di polvere e oggetti che sembrano essere stati abbandonati li per non essere più riesumati ma che, metafora del matrimonio di Cody e May, richiamano in loro i piacevoli momenti vissuti insieme.

It Takes Two mantiene un solido livello di coerenza durante tutto il corso dell'avventura ricreando un insieme di ambientazioni interessanti e funzionali alla narrazione pensata da Fares per dare vita alla storia di Cody e May.

Tecnicamente parlando esiste una sorta di game over, possibile quando i due moriranno all’unisono, ma la moltitudine di checkpoint rende il gioco estremamente leggero, forse proprio al fine di non creare dissapori tra i giocatori di fronte allo schermo.

LA STORIA CHE CONTA

Fares è riuscito a creare un gioco dove la storia e morale riescono a essere l’ossatura e il filo conduttore dell’intera esperienza, prendendo per mano i giocatori e guidandoli dall’inizio alla fine dell’avventura.  Un concetto di cui abbiamo anche parlato nel nostro podcast, dedicato alla Videogametherapy spiegataci dal professor Francesco Bocci (che vi consigliamo di ascoltare).

Oltre a questo piccolo aneddoto, una volta arrivati alla fine della corsa ci si rende conto di quanto il videogioco possa essere veicolo di messaggi importanti, legati non solo a raccontare una storia moderna non troppo lontana dalla realtà, ma anche e soprattutto dalla capacità di saper coinvolgere facendo in modo che i giocatori si sentano parte attiva del processo di guarigione.

Su queste basi ci sentiamo nella posizione di consigliare anche una seconda run, o magari un’inversione dei comandi durante il corso dell’avventura, se non altro perché i due personaggi hanno un gameplay diverso tra loro, che potrebbe far piacere esplorare col fine di cambiare un po’ stile di gioco vestendo i panni del proprio compagno di squadra.

Come accennato qualche paragrafo sopra, il gioco offre diverse possibilità di immedesimazione, ma incentiva e richiede un’apertura al dialogo attivo tra i giocatori. Per questa ragione non sono presenti elementi di puntamento dinamico, o elementi capaci di interferire con la telecamera del nostro compagno, motivo che inizialmente potrebbe mettervi alla prova (o addirittura scoraggiarvi), ma che sulla lunga potrebbe addirittura gratificarvi ulteriormente proprio per l’affiatamento raggiunto.

9
It Takes Two è un gioco che non può mancare dalla vostra libreria, un gioco che dovrebbe in qualche modo essere sottoposto a tanti videogiocatori, anche esterni o novizi del medium, proprio per la sua natura malleabile e attrattiva capace di adattarsi e di trasferire una serie di messaggi importanti mediante le immagini e le parole. Fatevi un piacere e compratelo quanto prima, non ve ne pentirete!