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Recensione Inscryption: il destino chiama

di Simone Marcocchi

Il male ha voglia di fare un gioco con voi e presto – non così tanto in realtà – capirete cosa c’è dietro quei perfidi occhi che penetrano l’oscurità e vi sfidano a fare una partita a carte. Può sembrare strano, ma anche in un indie sviluppato da una sola persona, si possono annidare una quantità enorme di idee che si rivelano ad ogni passo falso. Si potrebbe quasi dire che sia il souls-like dei card game? No, ma l’idea è comunque quella di acuire la mente del giocatore anche in seguito ad una sconfitta, ma soprattutto allargare i propri orizzonti ben oltre il tavolo da gioco.

DUE OCCHI E UNA MASCHERA
Siete in una stanza, tutto intorno a voi è cosparso di strani, inquietanti oggetti, ma non ci badate più di tanto, pensate che siano solo un macabro arredo nonsense, vi sedete all’unico tavolo presente, perché non pensate di poter fare molto altro ed iniziate a fare una partita. Le regole sono piuttosto semplici, avete un mazzo di carte, il cui costo di lancio è il sacrificio di creature – o in alternativa le ossa delle creature sacrificate – e calate queste ultime sul piano di gioco. Lo scopo è quello di infliggere abbastanza colpi all’avversario da riempire una bilancia con i danni inflitti, identificati con quelle che sembrano pepite dorate, ma che sono in realtà denti d’oro. Messa così non sembra molto difficile, ma la realtà è che si snoda davanti a voi un percorso multiplo con nemici da sconfiggere, bonus che impongono quasi sempre sacrifici e scelte che influenzano in un modo o nell’altro la vostra strada verso il boss.

ESCAPE ROOM SENZA ESCAPE
Se i mazzi sono randomici, ad ogni sconfitta è possibile assemblare una carta particolarmente potente che potete (più o meno) guidare nella costruzione con scelte che andrete a fare, ma il vero segreto è guardare per bene nella stanza. Ci sono moltissimi puzzle, suggeriti da tanti indizi sparsi in-game e dalla vostra osservazione, la cui soluzione diventerà molto presto fondamentale per poter proseguire nei percorsi successivi alla sconfitta del primo boss o il livello di difficoltà salirà oltre il sopportabile e finireste malissimo. Ecco quindi che una candela in più posta sul tavolo potrebbe aiutarvi dato che ad ogni sconfitta si spegne un lume dal candelabro ma ne avete solo due a percorso, anche le carte più forti – e un minimo più complesse da gestire – sono nascoste dietro pertugi protetti da enigmi, alcuni dei quali risolvibili al momento, altri che andranno combinati con alcune specifiche giocate o modi di giocare o azioni da compiere durante una partita.

Quanto indicato sopra rientra solo nelle prime ore, perché nel momento in cui avrete sbloccato tutto sarà anche il momento in cui dovrete fare affidamento solamente su voi stessi e le vostre intuizioni e anche in questo caso la creatura di Daniel Mullins funziona alla grande, perché potrete fare un gameplay da dieci minuti o da ore in base a ciò che vorrete, ma è praticamente impossibile che facciate due volte una partita uguale all’altra.

9.5
Ci sono casi, sempre più rari purtroppo, in cui geniali sviluppatori indie trovano la chiave di volta per realizzare giochi di una totale genuinità ed originalità e, credetemi, questo è il caso di Inscryption. Curioso che sempre più spesso siano legati ad una stratificazione semplice e complessa degli rpg-puzzle-card-game, ma è comunque così che è andata anche questa volta. Ha una demo che vi permette di prendere confidenza con l’idea e qualche meccanica, ma è un acquisto che consiglio anche ad occhi chiusi, se vi piace anche un minimo il genere… perché si può dire senza ombra di dubbio che ha già fatto scuola.