Recensione Guilty Gear Strive: Mazzate in stile Anime

Un ottimo esordio per la serie picchiaduro sulle console di nuova generazione, anche se dimostra una maggiore attenzione all'online piuttosto che al singolo

di Fabio Fundoni

Guilty Gear è un marchio che da diversi anni può contare su un folto gruppo di fan, grazie al supporto modo indiscutibilmente affascinante di interpretare l'arte dei picchiaduro a incontri (possiamo tralasciare senza patemi l'episodio in stile musou). Arriva in questi giorni Guilty Gear Strive, episodio che si propone di traghettare la saga dalla vecchia alla nuova generazione, giungendo sia su PlayStation 4 che su PlayStation 5 ed è proprio quest’ultima l’edizione che abbiamo testato per voi, prendendo una quantità di mazzate virtuali come non accadeva da tempo, finendo per iniziare anche noi a impartire qualche sonora lezione, dopo il giusto periodo di apprendistato. Per chi non conoscesse questo brand, stiamo parlando di uno dei migliori rappresentanti dei picchiaduro in due dimensioni, sebbene questa volta i talentuosi ragazzi del team Arc System Works abbiano inserito modelli in tre dimensioni di ogni personaggio. Questo non va ad influire sul sistema di gioco, sempre ancorato alla bidimensionalità, ma in alcune situazioni ci mostrerà interessanti inquadrature dove si fa sfoggio della indiscutibile bellezza grafica di Strive. Insomma, stesso feeling ma un maggiore impegno in fase di sviluppo. 

Stesso feeling? Ho detto "stesso feeling"? In realtà, non proprio. Storicamente, Guilty Gear è sempre stato un titolo estremamente tecnico dove tempismo e capacità di conoscere a menadito il proprio personaggio e tutte le possibili interazioni con gli avversari erano alla base della vittoria e questo, sia chiaro, non cambia. Strive, però, porta un sostanziale abbassamento della difficoltà di esecuzione delle mosse, sebbene il tempismo e la necessità di apprendimento rimangano un caposaldo del titolo, sebbene con un grado di accessibilità un po' più abbordabile. D'altro canto i più attenti di voi avranno già notato che gli Arc System avevano già cercato vie alternative nel loro ultimo lavoro, il buon Grand Blue Fantasy Versus. Ma partiamo dalla base, cioè dalle combo "semplici". Accorciate di molto rispetto al passato, chiunque potrà in pochi minuti apprendere il sistema basilare "colpo alto, colpo basso, colpo alto" da cui si dipana tutto un sistema perfettamente comprensibile grazie a un tutorial composto da diverse missioni.

In poco tempo potrete avere una infarinatura di tutto quello che potrà succedere sul campo di battaglia, ma questo non vuol dire che sarete pronti alla guerra. Una volta finito il tutorial istituzionale, avrete la possibilità di lanciarvi nel combattimento, ma è assolutamente consigliato dedicarsi anche al corposo tutorial opzionale, in modo da avere una visione più completa del tutto. Aggiungete a questo che i (bellissimi) personaggi disponibili hanno tantissime variabili uniche che rendono ancora più elaborato il sistema. Dunque, una volta portata a termine la parte teorica, arriverà il momento più complicato, ma elettrizzante, cioè la pratica. Questo significa avere bene a mente tutte le possibilità offerte dal gioco e riuscire a utilizzare il tutto in game. Facile a dirsi, davvero.

Si, perché cerchiamo di parlarci chiaramente: sperare di avere qualche minimo risultato premendo bottoni a caso o cercando di riproporre all’infinito il classico “mezzaluna più colpo” è assolutamente improponibile. Si deve assolutamente mettere in conto un periodo di studio e apprendimento prima di poter sperare di andare a vincere qualche match online, soprattutto se siete neofiti della serie. Siete giocatori di lungo corso? Indubbiamente avrete una marcia in più, ma non pensate di trovare la strada spianata al vostro cospetto. Il gioco è cambiato, principalmente per quanto riguarda le dinamiche di tempismo tra attacchi, counter e via dicendo. Dovrete inserire una marcia indietro e regolarvi su nuovi timing, sicuramente più semplici da imparare rispetto al passato per chi si avvicina solo ora a Guilty Gear, ma non per questo meno soddisfacenti da eseguire una volta appresi. Una scala meno ripida, ma a fare la differenza, una volta arrivati ai piani alti, sarà sempre la dedizione… e l’utilizzo della croce direzionale rispetto alle meno efficaci leve analogiche. 

Tante botte online, pochissime in singolo

Andando a sviscerare il gameplay di Strive più in profondità, quali sono le meccaniche che contano? Come abbiamo detto, alla base di tutto ci sono le combo, ma studiatevi per bene quali sono i colpi che sono in grado di prendere parte a una “catena”, perchè alcuni, vedi il pugno, sono tagliati fuori da questa funzione. A dettare il ritmo degli scontri è la Tension, un indicatore capace di farci sia utilizzare delle super mosse, sia di dare maggiore durata alle combo. Inutile dire che avere la barra Tension sempre piena sarà importantissimo, ma questa si basa sulla nostra aggressività, andando a riempirsi quando saremo attivi e diminuendo quando avremo una condotta passiva. Va anche detto però che mettendo a segno un numero elevato di colpi consecutivi, daremo via alla Wall Break che, come dice il nome stesso, è una rottura del "muro" virtuale dello schema in cui staremo giocando. Tradotto: quando uno dei due contendenti sarà messo all'angolo e massacrato di colpi, ad un certo punto verrà scaraventato contro un ipotetico muro e verremo portati in una ulteriore sezione di gioco, dove l'equilibrio dei colpi sarà ripristinato. 

Insomma, per quanto saremo bravi, sarà impossibile devastare l'avversario con una combo infinita e tutto questo, unito alle altre meccaniche di gioco, rende ogni match estremamente vivace. Tra tutti gli elementi presenti, quello che abbiamo trovato più interessante è l’utilizzo del Roman Cancel che, se utilizzato con le giuste modalità, offre la possibilità di “spezzare l’azione” per dare nuova linfa, sia che si stia cercando di sfuggire da una serie di combo troppo pressante, sia che si voglia cercare di aumentare la pressione su un avversario. Inutile dirlo, ma tempismo e scelta saranno le armi che decideranno chi sarà vincitore e chi perdente. Insomma, vi assicuriamo che Guilty Gear Strive porta con sé un gameplay davvero divertente e completo, ma ci teniamo a sottolineare che le porte del paradiso si apriranno solo a chi avrà abbastanza pazienza per allenarsi.

Peccato però che il contorno a questo gameplay sia quantomeno scarno. Partiamo dalle modalità di gioco, dove il multiplayer viene gestito tramite una ipotetica torre, dove ogni livello rappresenta le abilità di chi vi troveremo dentro. Anche il nostro comportamento sarà esaminato e in base a quello potremo accedere a un piano di base e a quelli di livello più alto, ma mai a quelli più bassi, dove l’arrivo di un giocatore troppo forte potrebbe portare scompiglio. Alla base di ogni torre c’è la possibilità di scegliere una regione, così da giocare con utenti del nostro continente o con avversari più esotici. Il net code funziona molto bene (anche andando a visitare Asia e Stati Uniti), ma ammettiamo che il sistema della torre, con tutto quello che ci troverete dentro non è particolarmente immediato. Rivedibile.

Bene, promuoviamo a pieni voti il multiplayer, ma il resto? Se non siete avvezzi alla intricata trama della saga, prendetevi un po’ di tempo e godetevi la modalità storia, un vero e proprio anime (sottotitolato in italiano come tutto il resto del gioco) da seguire per farsi una più approfondita idea dei personaggi giocabili e delle loro storie, fermo restando che la trama completa di Guilty Gear è molto più estesa e merita di essere approfondita andando a leggere le schede dei personaggi e tutte le relazioni che tra essi intercorrono. Ecco, appunto: modalità storia non giocabile. In questa frase è riassunto il single player di Strive: poco e insoddisfacente. Possiamo affrontare un amico in locale, sfidare l’intelligenza artificiale in scontri singoli o combattere contro una sequenza di nemici, ma dobbiamo scordarci le classiche modalità con un minimo di trama.

Il problema è che spesso, avere un qualche stimolo per giocare da soli contro la cpu, è sempre stato un modo perfetto per allenarsi in vista del multiplayer, mentre la mancanza di questa possibilità ci ha lasciato un po’ di amaro in bocca, così come la presenza di solo 15 personaggi giocabili e l’annuncio di diversi season pass da acquistare per accedere agli altri protagonisti. Se pensiamo che il season pass 1 è già prezzato a 29,90 euro è facile capire che i veri appassionati dovranno mettere in conto un esborso non indifferente per portare a casa tutto quello che Guilty Gear Strive avrà da offrire. Insomma, tanti pregi ma anche alcuni difetti da non dimenticare. Ad ogni modo, un esordio nella nuova generazione di tutto rispetto, con un impatto grafico piacevolissimo e una colonna sonora strepitosa… cercate, se ci riuscite a convincerci che il tema di Sol Badguy non è ispirato a I Don’t Wanna Stop di Ozzy Osbourne!

8
Davvero niente male l’esordio di Guilty Gear sulla nuova generazione o meglio a cavallo tra PlayStation 4 e PlayStation 5. Graficamente interessante e con una infrastruttura online di tutto rispetto, sebbene con un sistema di lobby un po’ dispersivo. Il rinnovamento del gameplay risulta un pelo più accessibile e mette mano a meccaniche e tempistiche, chiedendo un massiccio uso dei tutorial anche ai giocatori di vecchia data, che troveranno cambiamenti importanti. Grafica ottima, sonoro superbo, ma single player praticamente sparito dai radar, se non per qualche timidissima modalità. Va bene, il futuro è online, ma nemmeno un contentino per l'utenza con qualche capello bianco? Considerate, inoltre, che per avere il titolo nella sua interezza dovrete acquistare diversi season pass.