Recensione Greenland

di Aida Picone

Greenland,  disaster-movie con Gerald Butler come protagonista, sembra essere l’ennesimo film colpito dalla pandemia. In USA, infatti, sembrerebbe che l’uscita cinematografica sia stata bloccata in vista di un’uscita direttamente sulla piattaforma di Amazon Prime Video, mentre in Italia tutto sembra essere confermato per l’8 ottobre. Dopo il successo di “Attacco al potere 3” si rinnova la collaborazione dell’attore con il regista Ric Roman Waugh approdando sul grande schermo con una storia abbastanza semplice e lineare, una pellicola che potrebbe avere il sentore di deja-vù, ma che in realtà nasconde delle differenze che la rendono interessante.

Il tutto sembra scriversi da sé, lo spettatore viene immediatamente catapultato nella vita del protagonista e nell’evidente imbarazzo che egli prova nell’approcciarsi alla moglie (Morena Baccarin). Il motivo di tale imbarazzo non viene immediatamente svelato, ma è abbastanza intuibile. Mentre, però, scopriamo con marcata lentezza narrativa la quotidianità di questa famiglia, sullo sfondo inizia a mostrarsi la vera protagonista di questa storia: la cometa Clarke. Essa è sconosciuta agli scienziati della terra, tanto da ipotizzare che provenga da un altro sistema solare, ed è così imprevedibile da essere la presunta causa della prossima estinzione di massa. La popolazione mondiale, in sostanza, è destinata a fare la stessa fine dei dinosauri e John Garrity (Gerald Butler) cercherà - non di salvare il mondo, ma - di mettere a riparo moglie e figlio. 

Come già sottolineato, questo potrebbe sembrare l’ennesimo film che ha come protagonista l’estinzione di massa, dallo svolgimento abbastanza lineare e scontato, nella quale il protagonista ha generalmente il compito di salvare indistintamente tutti. Infatti, per la maggior parte delle volte, lo spettatore si trova a far il confronto con un uomo o una donna che per coraggio si erge al di sopra degli altri ed è disposto ad andare contro il propio istinto di sopravvivenza pur di riuscire a lottare e a preservare il bene collettivo. Qui, invece, non accade questo. Il nucleo familiare dei Garrity si trova in balia degli eventi, esattamente come chi lo sta guardando in sala, ed è disposto a lottare solo per poter cercare di restare uniti. Resta, comunque, quasi banale il fatto che certe caratteristiche in trama siano state inserite proprio per poter fare da supporto narrativo alla storia, altrimenti molte dinamiche non si sarebbero verificate e il film poteva terminare dopo i primi minuti. Esattamente come lo spettatore, dunque, anche John e la moglie si trovano costretti a trovare risposta a dei perché che alla fine troveranno in parte risposta. 

Al contrario di molti altri film con la stessa tematica, questa pellicola permette allo spettatore una maggiore immedesimazione in quanto è possibile riuscire ad avvertire il pericolo come molto più reale. L’empatia con il personaggio viene immediatamente creata dal momento in cui vengono innescati i primi dubbi, il protagonista sullo schermo si chiede “perché lui” e il pubblico è automaticamente spinto a porsi la stessa domanda. Le immagini della follia che dilania le città, oggi più che in passato, possono sembrare decisamente vicine e vibranti anche alla luce di ciò che è stato il periodo di Lockdown. L’assalto ai supermercati, la ricerca di un luogo sicuro, il cercare di capire che cosa fare e come farlo, sono elementi emozionali che permettono un reale scambio con ciò che la storia sta raccontando. Un modo per potersi estraniare pur avendo continui riferimenti a ciò che è reale e tangibile (sopratutto negli Stati Uniti). 

L’elemento emozionale viene poi fatto risaltare dal modo con cui la fotografia è stata usata. Le scene sono davvero belle e cambiano colore in modo da poter riuscire a rappresentare bene le emozioni dei personaggi, ma allo stesso tempo li cristallizza in quella che sembra essere una notte infinita. Il senso di perdizione che provoca il colore della notte messo poi in contrasto con i colori gialli e caldi del giorno e del cielo in fiamme creano un ossimoro in grado di far evincere anche la nascente speranza nei protagonisti: è buio nel momento in cui loro sono persi e disperati; è giorno quando invece sono insieme e trovano delle possibilità concrete.

3/5
Greenland è un buon film d’azione che, una volta tanto, mostra il lato animalesco della sopravvivenza mettendo a nudo la disperazione dell’istinto primordiale di cui l’uomo è dotato. È una storia che nei suoi 139 minuti è in grado di estraniare lo spettatore e di ripristinare quella magia che solo il buio della sala è in grado di dare al suo pubblico.