Recensione Genitori Vs. Influencer

Tiscali GameSurf

L'eterno scontro generazionale tra genitori e figli si è recentemente arricchito di nuovi "terzi incomodi" che rendono ancora più difficoltoso il dialogo tra le parti, aumentando a dismisura il gap ideologico tra i due blocchi. Da una parte c’è la tecnologia, con cui i “boomer” (i vecchi, per intenderci), sembra proprio che non riescano a scendere a compromessi, al contrario dei nativi digitali. Dall’altra c’è un sovvertimento di certi atavici concetti che vorrebbero solo i bravi e talentuosi possano arrivare al meritato successo.

Se fino a qualche anno fa i personaggi di spicco o quelli a cui “fare riferimento” erano infatti gli sportivi, o personalità del mondo della televisione, ora i punti cardine di molti giovanissimi sono gli “influencer”. Gli studi televisivi sono diventati delle stanzette in casa dei genitori e lo sport è diventato l’E-sport, ovvero lo sport elettronico dei videogames. 

Una rivoluzione a cui tanti fanno molta fatica ad adattarsi e che è diventato fertile terreno per “Genitori Vs Influencer”, in onda su Sky e NOW il prossimo 4 Aprile. Diretto da Michela Andreozzi, il film racconta le difficoltà di un padre moderno nel doversi interfacciare con una figlia adolescente che sembra ormai praticamente assorbita da un universo per lui incomprensibile. I social, gli influencer, un mondo dove il virtuale si è sostituito al tangibile, rappresenta per Paolo (Fabio Volo) un concetto che nemmeno la filosofia che insegna in un liceo “bene” della Capitale può spiegare.

Di opposte vedute è invece Simone (ma si legge alla francese), la figlia adolescente di Paolo, che in questo universo così enorme e dispersivo riesce a orientarsi senza problemi, vive immersa nei social network e ammira senza troppe riserve “Ele-O-Nora” (Giulia De Lellis), influencer che domina Instagram dall’alto dei suoi milioni di follower.

Lo scontro tra padre e figlia è inevitabile e quando Paolo perde le staffe nel corso dell’ennesimo litigio, ecco che la vendetta di Simone si materializza in un video “rubato” durante la sua sfuriata mentre inveisce contro il mondo del web e dei “venditori di fuffa”. Ovviamente il video fa il giro del web e Paolo si trova al centro di un “dissing” a cui ovviamente non ha armi sufficienti per controbattere. Almeno finchè Simone, pentita del suo gesto, non si offre di fargli da Social Media Manager per promuovere un movimento “Anti Social Network”, raccogliendo non pochi consensi e alimentando le prese di posizione dei due schieramenti.

Ovviamente non mancheranno i colpi di scena e i “ribaltoni” della classica commedia italiana, che in alcuni momenti riesce a strappare qualche risata (Paolo e Simone vivono in un condominio ricco di personaggi sopra le righe), e in alcuni momenti arriva anche qualche input che invoglia alla riflessione sul mondo giovanile.

Il problema di Genitori Vs Influencer è che forse vuole racchiudere un universo talmente caleidoscopico impossibile da raccontare in un'ora e mezzo di film. Troviamo infatti un po' di Cyber bullisimo, un po' di sessualità “fluida” e la naturale propensione tutta italiana ad un “volemose bene” che non solo è distante dalla realtà che vuole rappresentare, ma che nella continua ricerca di accontentare tutti, tende ad annacquare temi importanti e complessi.

Il cast, oltre a Fabio Volo e Giulia De Lellis (perfettamente calata nel “suo” ruolo) vede anche la giovanissima Ginevra Francesconi e i comprimari che compongono la “famiglia allargata” del condominio, che contribuiscono al ruolo genitoriale di Paolo, visto che purtroppo la moglie è mancata quando Simone era bambina. Oltre a Nino Frassica (che fa il lavoro più bello del mondo: il pensionato), c’è la bravissima Paola Tiziana Cruciani e il figlio (interpretato da Massimiliano Vado), ideologicamente legato al “ventennio”. Chiude il quadro la brava Paola Minaccioni che interpreta la “single ma non gay”, Zia Malena.

 

 

2/5
Genitori Vs Influncer è un film che galleggia placidamente nel mare dell’intrattenimento. Non vuole certo essere un’opera che punta a indurre lo spettatore alla riflessione, anche se qualche spunto interessante c’è, ma inserisce forzatamente troppe situazioni “al limite” che a lungo andare annacquano l’interessante spunto iniziale. Così com’è è la fotografia parziale di una complessità generazionale che non si può certo riassumere in un’ora e mezzo di film.