Recensione Gamedec: è questo il futuro dei videogames?

Un videogame singleplayer che vi trasporta nel mondo degli MMO

di Davide Tognon

Gamedec raffigura un futuro distopico dove l'attività ludica virtuale ha acquisito sempre maggiore rilevanza, fin quasi a fondersi con l'esistenza reale. I videogame online sono diventati dei veri e propri mondi in cui immergersi servendosi di apposite tecnologie, come lettini e caschi, create appositamente per trasferire il proprio sé nell'ambito digitale. Le sessioni di gioco che ne scaturiscono, se così possiamo chiamarle, sono delle immersioni totalizzanti in questi mondi, che possono protrarsi per diversi giorni di fila. Questo genere di esperienza, così esasperata, rischia di creare seri problemi alle persone che ne vengono assorbite, al punto da non riuscire a tornare indietro e mettere a repentaglio la propria vita. Da qui la necessità di una figura che intervenga qualora ci sia bisogno di salvare la proverbiale pecorella smarrita. Tale figura risponde al nome di gamedec e, ovviamente, si tratta della professione svolta dal protagonista che andremo a controllare. Il gamedec è una sorta di investigatore privato che, una volta accettato un incarico, di solito si connette al videogame al cui interno si trova il soggetto in difficoltà ed indaga per arrivare alla soluzione, vale a dire risolvere la situazione pericolosa e riportare il soggetto a casa sano e salvo.

Ecco a voi il futuro del gaming, starsene sdraiati su un lettino con un casco VR in testa

Nel corso di Gamedec ci troveremo dunque a visitare alcuni MMO (massively multiplayer online, per chi non lo sapesse), con le loro ambientazioni e le loro regole specifiche. Qui svolgeremo i nostri compiti di detective alla maniera delle avventure grafiche, con una interazione di carattere punta e clicca e una discreta mole di testo da leggere, senza però la presenza di un combat system: qualsiasi eventuale azione violenta verrà sempre eseguita (o subìta) tramite comandi testuali. Per questi motivi, alcuni osservatori hanno accostato Gamedec a Disco Elysium; sebbene le similitudini siano innegabili, bisogna avvertire che questo titolo sia molto più incentrato sull'investigazione rispetto all'opera degli ZA/UM, la quale invece fa più leva sulla costruzione del personaggio e il suo rapporto col mondo.

Si può ben affermare che Gamedec sia incentrato sulla investigazione non solo perché questa attività sia il fulcro del gioco, ma anche perché essa si rivela molto più aperta e interessante rispetto a quello che siamo abituati a vedere di solito. Perché le investigazioni dei videogame, nella grande maggioranza dei casi, sono un processo lineare e privo di creatività, con un numero limitato di variabili e una soluzione che viene messa insieme in maniera quasi meccanica. Anche in Gamedec c'è un processo lineare e un numero limitato di variabili, perché ovviamente non è ancora nato il videogame che possa anche solo sognare di avvicinarsi alla complessità di una vera indagine; ciò che cambia è che questi elementi vengono sfruttati con intelligenza, mettendoli al servizio di un sistema chiamato Deduzione. Nella fase di Deduzione, ci verranno posti alcuni interrogativi a cui rispondere, partendo da delle premesse e scegliendo fra alcune possibili alternative. Queste premesse e queste alternative ci verranno fornite dagli indizi: più indizi raccogliamo, più sarà completo il quadro. Viceversa, con meno indizi avremo meno informazioni di partenza, così come meno opzioni di risposta. Si potrebbe pensare che tutto quello che occorra fare sia collezionare tutti gli indizi, così da giungere automaticamente alla soluzione migliore, ma la situazione è più complicata di così.

In primo luogo, non sempre è possibile ottenere tutti gli indizi: alcuni possono essere preclusi dopo aver compiuto scelte sbagliate, oppure perché non si dispone di una particolare skill. In Gamedec ci sono appunto delle skill, chiamate professioni, che permettono di accedere ad azioni extra. Va specificato però che la build in sé non sia granché importante, anche perché i punti abilità necessari per sbloccare le varie skill vengono acquisiti in modo piuttosto casuale. Fatto sta che spesso ci si dovrà arrangiare con le informazioni che si è riuscite a mettere insieme: talvolta le risposte saranno palesi, talvolta si dovrà ragionare un po' o, nella peggiore delle ipotesi, andare a fortuna. Ogni Deduzione però è irreversibile e si combina con le successive a formare una catena e quindi, se si sceglie male, si rischia di arrivare a conclusioni piuttosto distanti dalla verità. Ma la genialità della fase di Deduzione è insita nel suo legame con l'avanzamento dell'investigazione: dare le risposte della Deduzione fa proseguire le indagini, ma non c'è un momento "giusto" per fornulare queste risposte. Si può aspettare fino a quando non si ha accumulato il maggior numero di indizi, oppure fare più in fretta, perché convinti di aver già capito tutto. Si può azzardare una risposta random, magari perché si ritiene di essere in un vicolo cieco, o spendere i preziosi punti abilità per una skill che potrebbe far svoltare un evento. In certi frangenti, il gioco impaziente potrebbe perfino imporci di prendere una decisione, che lo vogliamo o meno. Si scende a compromessi, si riflette, ci si forma una opinione su argomenti controversi: per questi motivi le indagini di Gamedec, pur partendo dagli stessi presupposti limitati, si dimostrano più profonde e sfaccettate di quelle di altri videogame.

Questi sono i bassifondi di Warsaw City. L'aspetto è accattivante, peccato che ci sia ben poco da esplorare

Un altro lato positivo dell'investigazione è che si possono percorrere molteplici vie per arrivare ad un risultato. Ad esempio, durante un interrogatorio, si può scucire l'informazione desiderata sia ottenendo la fiducia del teste, mostrandosi empatici, sia terrorizzandolo con un atteggiamento minaccioso. Dentro ad un MMO, si può conseguire un determinato utile sia seguendo le regole, sia ricorrendo a dei cheat. Si può sottostare al volere di un personaggio per un secondo fine, o raggiungere comunque quel fine senza piegarsi... Insomma, Gamedec ci lascia assumere l'approccio che preferiamo, senza giudicare. Inoltre, nel corso dell'avventura assume molto rilievo l'apparato di scelte & conseguenze: verremo messi abbastanza di frequente di fronte ad un bivio e la direzione che imboccheremo avrà ripercussioni sugli avvenimenti futuri. Le scelte compiute hanno un peso, che si sentirà soprattutto all'approssimarsi delle battute finali.

Purtroppo, agli ottimi aspetti fin qui descritti, ne fanno da contraltare altri decisamente meno riusciti. Lo sviluppo di Gamedec ha trattato in maniera superficiale questioni che avrebbero meritato ben altra considerazione. Per cominciare, gran parte del background del gioco sembra essere rimasto su carta: leggiamo la descrizione di una moltitudine di elementi della lore, ma non li tocchiamo con mano. Tanto per citarne uno, della città in cui si svolgono gli eventi, Warsaw City (sì, i creatori Anshar Studios sono polacchi), si vede poco o nulla. Stando alla guida, dovrebbe essere una megalopoli cyberpunk formata da grattacieli alti chilometri dove, in ossequio ad una facile metafora sociale, le élite abitano i piani più alti, il ceto medio (fra cui il protagonista) quelli intermedi, mentre alla base dei grattacieli dovrebbe collocarsi un conglomerato urbano degradato, secondo i canoni di quello sprawl tanto caro agli accoliti di William Gibson. La città è solo un esempio, ma c'è una sterminata mole di contenuti di cui si può usufruire solo leggendola a parte, che non ha ricevuto una adeguata integrazione con tutto il resto.

Altro MMO, altro scenario: fantasy medievale giapponese, per la precisione

La longevità rappresenta un'altra nota dolente: la nostra avventura si è protratta per circa otto ore. Anche mettendosi a sperimentare minuziosamente tutto, difficilmente Gamedec può spingersi molto oltre la decina d'ore. Questa durata insufficiente è mitigata da una discreta rigiocabilità perché, come si è notato in precedenza, si possono prendere decisioni diverse che confluiscono in esiti diversi. Purtroppo però la brevità riduce fortemente la portata che le eventuali ramificazioni alternative possono avere. Mi spiego meglio: io posso assumere un approccio differente, che mi conduca su un'altra via. Ad un certo punto, posso addirittura entrare nell'MMO sbagliato. Gamedec però resta sempre una esperienza contenuta che, non avendo approfondito quell'altra via, non può far altro che ricondurmi sul binario prestabilito. Quindi, dall'MMO sbagliato mi reindizza immediatamente a quello corretto. Questi vincoli fanno emergere una sensazione di linearità che stride con quella pluralità di approcci che il gioco pretenderebbe di offrire. Si è detto prima che Gamedec non giudica, ma la sensazione è che qualche volta non permetta di sbagliare liberamente.

Come tutte le opere di fantascienza che si rispettino, anche Gamedec utilizza il futuro per parlare del nostro presente. In particolare, appartenendo al sottogenere del cyberpunk, uno dei temi che sta più a cuore a questo titolo è quello del rapporto dell'uomo con le nuove tecnologie. L'artificio narrativo del videogame all'interno di un videogame consente una riflessione sulla produzione videoludica odierna e i suoi eccessi. Questa sorta di Inception del videogame ci mostra una iperbole dove l'individuo è reso schiavo dall'intrattenimento online, al punto da non poter distinguere più la finzione dalla realtà. Forse non dovremmo nemmeno definirla "iperbole", non essendo ahinoi una raffigurazione poi così inverosimile. Non manca poi una buona dose di ironia su alcune prerogative negative degli MMO, come l'esasperante ripetitività del farming o l'antipatica esclusività dei contenuti premium. Da buona distopia, Gamedec punta il dito contro il lato peggiore della tecnologia e i mostri che può generare. Non si tratta di un pensiero rivoluzionario, anzi, per lunghi tratti è piuttosto derivativo. Il debito nei confronti di altri esponenti del cyberpunk, in primis Matrix, è lampante. Però, nel suo piccolo, Gamedec tratta l'argomento con una certa accortezza. La storia di Gamedec si modella di conseguenza su questa matrice cyberpunk a forti tinte videoludiche; la narrazione è discreta, anche se si ravvisa qualche incosistenza qua e là, ad esempio il ricorrere dei medesimi giocatori fra un MMO e l'altro, come se fossero sempre gli stessi quattro gatti a popolare i diversi server.

Dal punto di vista tecnico, Gamedec convince solo a metà. Il motore grafico, realizzato con l'Unreal Engine, offre scenari isometrici che fanno sempre la loro bella figura, con numero di poligoni e illuminazione adeguati. si ravvisa una apprezzabile varietà nelle ambientazioni, sebbene lo stile manchi di originalità. I modelli poligonali dei personaggi suscitano invece perplessità, soprattutto per quel che concerne le animazioni poco curate. Nel complesso, l'impianto visivo restituisce forse una impressione un po' troppo anonima all'osservatore. Il comparto audio non si comporta meglio: le musiche tentano timidamente di incalzare con qualche ritmo sintetico anni '80, ma non si sente nulla capace di entrare nella testa del giocatore. Il doppiaggio è assente, anche se non se ne soffre troppo la mancanza. A proposito dei dialoghi, i testi sono in l'inglese: non serve padroneggiare la lingua ad un livello particolarmente elevato per godersi Gamedec, ma c'è tanto da leggere, quindi se il vostro rapporto con l'idioma di Shakespeare è conflittuale, vi consigliamo di rivolgere lo sguardo altrove. Anche perché non è in programma una traduzione in italiano. La qualità dei testi è discreta, con delle parentesi godibili, come ad esempio delle sferzanti interviste incentrate su temi tecnologici (che purtroppo rientrano in quegli elementi della lore avulsi dal resto del contesto).

Per concludere, Gamedec propone una avventura investigativa dotata di diversi spunti interessanti, in particolare per ciò che riguarda il processo deduttivo. Qui, l'indagine riesce ad affrancarsi dalla povertà concettuale che solitamente affligge l'attività del detective videoludico. Alcune limitazioni sono pur sempre presenti, ma esse non hanno impedito agli Anshar Studios di imbastire una struttura investigativa degna di questo nome. Il potenziale di questi spunti è rimasto però parzialmente inespresso, perché altri aspetti del gioco non sembrano essere stati sviluppati a sufficienza: un videogame più grande, più longevo, più ambizioso, avrebbe probabilmente portato a compimento le buone idee che stanno alla base di Gamedec.

Forse si intuisce dalla posa del gamedec mentre corre, ma le animazioni lasciano a desiderare
7
Anshar Studios è uno sviluppatore polacco che ha accumulato notevole esperienza come supporto a team terzi, nella creazione dei loro videogame. Ora che sono alla prova con un progetto proprio, gli Anshar hanno dimostrato di poter mettere sul tavolo delle idee interessanti, senza tuttavia riuscire a dare compiutezza alla propria visione. Se si guarda solo all'investigazione, Gamedec rappresenta di sicuro una delle più valide alternative nel panorama dei videogame, con la sua fase di Deduzione che rende giustizia ai ragionamenti svolti nel corso di una indagine. Questa prerogativa non è però sostenuta a dovere dagli altri elementi del gioco, che non sono stati debitamente approfonditi, facendo emergere una linearità che stride con l'investigazione e ne riduce la portata. L'auspicio è che i buoni propositi di Gamedec possano venire presi come base di partenza per puntare in futuro ad un traguardo più ambizioso, capace di lasciarsi alle spalle le contraddizioni di questo videogame.