Recensione Fort Triumph

di Simone Marcocchi

Heroes of Might and Magic, per quanto sia un titolo veterano del panorama videoludico con più di quattro lustri sulle spalle, è forse meno conosciuto-amato del re degli strategici a turni come X-COM, ma CookieByte Entertainment ha provato a mescolare entrambe le esperienze… come?

STARTUP DI EROI

Quattro eroi - inizialmente tre ma il quarto si aggiunge presto al party - stanchi di essere sfruttati e di guadagnare poco, decidono di mettersi insieme per guadagnare denaro direttamente dalle taglie e dalle richieste fatte loro ed è così che inizia la loro avventura. In una campagna non particolarmente ispirata o profonda, dotata almeno di una spolverata di ironia, completabile in una manciata di ore, si dovranno completare una serie di missioni, le quali appaiono su una mappa che si rivela ai giocatori in base alla libera esplorazione svolta dagli utenti. La parte in cui si è in cammino, così come alcuni forti richiami all’eventuale morte di un eroe, potenziamenti e così via ha molto di Heroes of Might and Magic. Si ha infatti un castello da proteggere, fulcro delle scelte fuori dal combattimento, che si potrà potenziare con vari bonus, investire punti e risorse sui propri eroi o riportare in vita i valorosi caduti in battaglia.

La parte invece dei combattimenti vira dalla più classica scacchiera della serie in mano a Ubisoft per diventare invece più simile ad X-COM. Se l’idea sulla carta è buona e combattere per un po’ e in alcuni frangenti diverte - anche per l’interazione che il party può fare con l’ambiente per eliminare indirettamente i nemici -, è nella gestione delle statistiche che non è affatto preciso ai livelli più alti e diventa frustrazione in quanto la vostra percentuale di successo (effettivo) diventa bassissima anche quando il numero è vicino al 100% ed esattamente all’opposto per gli avversari. La crescita tramite i perk è quasi automatica ma con abilità che possono essere scelte tra alcune casuali (scelta molto bizzarra). Quello che rimane, nelle meccaniche, è almeno piacevole, in quanto le caratteristiche varie della tipologia di eroe specifico permette di studiare combo che si possono concatenare con risultati piacevoli di chi apprezza il genere dei noti brand tattici.

SWITCHANDO IL GIOCO

Ci è stato dato modo di provare la versione Nintendo Switch, quanto segue è naturalmente legato principalmente ad essa e di conseguenza l’esperienza potrebbe essere parzialmente differente nelle altre versioni. I comandi lato controller non sono particolarmente pratici o intuitivi, ma almeno risultano essenziali e funzionali nella loro basicità, ma trovo che  in mobilità sia scomodo non prevedere alcuna interazione con i comandi touch offerti dallo schermo della console della grande N e già la cosa un po’ fa storcere il naso, ma non è sicuramente il difetto più grave. Sempre in versione handheld si soffrono caricamenti piuttosto lunghi e, ancora peggio, parecchi cali di frame rate che non aiutano a rendere l’esperienza più simpatica, né sono giustificati dalla presenza di una massiccia mole poligonale da animare. A questo aggiungiamo una cura grafica non particolarmente ricercata o moderna, anzi sottotono anche per essere un indie, il quale avrebbe potuto nel caso sfruttare altre soluzioni perfino più economiche, ma in grado di rendere meglio il comparto scenico e non di sembrare un sottoprodotto delle prime modellazioni 3D.

Se poi è certamente vero il fatto che si possa fare un po’ di zoom durante il combattimento, per dare il giusto focus alle zone o ai personaggi impegnati in un combattimento, in generale non è sicuramente stata presa in considerazione la dimensione di un piccolo schermo affinché sia comodo da vedere, ma è stato fatto un brutale porting e per questo è meglio sfruttare la versione nella dock per vedere il tutto con la comodità natia. Senza volersi poi accanire più del dovuto, è giusto anche aggiungere che persino i movimenti dei duellanti - scriptati, per ovvi motivi del genere di appartenenza - risultano essere legnosi e poco credibili. 

Per voler controbilanciare la stangata finale è anche equo ricordare, oltre a qualche merito, che si è presentato sul mercato con un prezzo budget davvero cheap, e con tutte le occasioni di trovarlo magari ad un costo ancora più ridotto, gli si dovrebbe dare almeno un’occasione.

6
Il risultato di una serie di elementi con il segno meno, nella lista di quelli elencati sopra, non aiuta sicuramente a spiccare come voto finale o come complessiva piacevolezza dell’esperienza stessa, minata in parte dalla scelta di aver provato la versione peggiore (forse) dal carnet di quelle disponibili. Purtroppo non sempre ispirarsi a celebri brand basta per portarsi a casa una formula riuscita, che come compitino è anche sufficiente, ma ad ogni modo non è in grado di soddisfare appieno né i puristi delle esperienze hardcore che amano titoli tattici, né i casual che non amano a prescindere questa tipologia di meccaniche.