Recensione Expedition Rome: Historia est magistra vitae

di Simone Marcocchi

Dopo il capitolo di Expeditions in terra norrena, il contesto degli sviluppatori si sposta sull’antica Roma. Un manipolo di guerrieri, ciascuno con la propria storia e il proprio allineamento, scende in battaglia in quello che può sembrare un classico RPG tattico a turni, ma (sulla carta) è molto di più. Tralasciando l’originalità dell’ambientazione e del mood – no, non c’è magia, mostri e draghi – questa guerra si combatte su fronti diversi e la lunga campagna non è un susseguirsi di quest copia-incolla, anzi, è proprio attorno allo scopo finale che si dovrà studiare la strategia adatta allo scopo. Lo scontro infatti ci mostra un’idea vaga del piano di gioco e l’obiettivo, ma il centro dell’esperienza è capire giocando (e morendo) in che modo lo spostamento delle nostre pedine può avere senso in un’azione o un’altra, dividendosi o restando uniti, circondando o attaccando in massa e quali strade percorrere.

Il nostro scopo però è anche più vasto, essendo strateghi ed essendo un gioco corale che non vede solo uno sparuto gruppo di commandos, dovremo anche guidare un esercito all’assalto dell’esercito avversario in quello che sembra un mini-game, ma nei fatti richiede grandissima attenzione. Scegliere i leader, scegliere la strategia d’attacco in base alla propensione di ciascuno, analizzare le mosse avversarie e veder risolversi su una mappa vista dall’alto le nostre scelte – compiute su poche schermate di statistiche – riempie comunque di orgoglio (o di apprensione) in base al risultato.

La difficoltà è piuttosto alta – l’ho giocato a livello normale con permadeath – e la quantità di volte che ho ricaricato ogni missione, intelligentemente non troppo lunga, è infinito, ma ogni volta ho imparato qualcosa e mi ha piacevolmente stimolato a fare meglio, arrivando ad “indossare” le abilità delle mie truppe come un guanto, segno anche della grandissima leggibilità dei talenti di ciascuno, delle situazioni e degli obiettivi. Sulla storia sono piuttosto indeciso, non mi aspettavo la riproposizione di un romanzo storico dell’immenso Valerio Massimo Manfredi, ma nemmeno i dialoghi di una teen drama anni ’90, con termini iper-moderni e situazioni francamente anacronistiche. Si salva comunque perché nel complesso, salvo qualche scivolone riesce comunque a contestualizzare la situazione e, affinché lo sappiate subito, è solo un trampolino di lancio per legare tra loro le missioni e per questo è accettabile (o no, ma questo è anche in base alle vostre aspettative).

EXCUSATIO NON PETITA ACCUSATIO MANIFESTA
Su una produzione di questo tipo c’è poco da stupirsi per l’assenza dell’italiano tra le lingue supportate – la conoscenza dell’inglese è essenziale, ma è comunque elementare - e ha poco senso arrabbiarsi perché i latini sono i nostri avi più diretti. È giusto però sottolineare, da ex studente di latino, che il parlato-inglesizzato nell’antico idioma romano è cacofonica con palesi e grossolani errori di pronuncia e su questo fanno una pessima figura (che forse pochi noteranno).

L’Unreal Engine, purtroppo, non è stato sfruttato in modo adeguato da mani esperte. Le animazioni sono passabili, anche se non troppo fluide, come se i personaggi fossero più simili ad automi, al pari dei modelli poligonali piuttosto “basilari” e ben lontani dai disegni sfruttati per i dialoghi che ritraggono i nostri avatar. Le musiche sono di buona fattura, anche se un po’ ripetitive, ma uno degli aspetti meglio riusciti è quello di proiettarvi in zone molto diverse tra loro, portando i vostri personaggi a dover dar fondo alle proprie capacità per sopravvivere, anche se il passaggio dalla versione iniziale a disposizione della stampa alla release finale ha parzialmente diminuito la difficoltà globale, dosando anche bilanciamento generale che ha ora anche più senso. L’IA soffre di alti e bassi, a volte non sembra che i nemici abbiano ben chiaro cosa ci sia da fare, altre volte sembrano pazzi suicidi che si gettano nella mischia a casaccio, che sia voluto o un difetto, talvolta direte che sia una cosa molto divertente, altre volte l’esatto opposto.

7.5
Per quanto siate o meno amanti del genere, difficilmente direte che sia corto. Si annidano decine e decine di ore di gioco strategico in cui dovrete saper dire la vostra in ambienti in cui sopravvivere può mettere alla frusta il vostro sistema nervoso. Le missioni delle battaglie campali hanno davvero poco senso e non sono costruite bene, forse con la logica di giustificare i movimenti tattici per un esercito immenso come quello di Roma e non un manipolo di eroi. La costruzione della storia non brilla, ma alla fine è il piacere di veder crescere il proprio party oltre ogni più rosea abilità, di passare da una battaglia all’altra, di incrementare il proprio equipaggiamento e sotto questo profilo il gioco non scherza.