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Recensione Elden Ring: l'attesa è finita

La recensione finale del gioco che cambierà il genere per sempre

di Giovanni Canistro

Nel corso della storia dei videogames molti sono stati quei giochi rimasti impressi nelle menti. Senza andare a scomodare i grandi miti del passato possiamo pensare già in epoca recente ad alcuni capolavori che hanno fatto la fortuna di alcune case videoludiche. Possiamo citare Rockstar Games con GTA e Red Dead Redemption; Naughty Dog con Crash Bandicoot, Uncharted e The Last of Us. Giochi, o meglio capolavori, riconosciuti ed apprezzati da tutti, stupendi, divertenti, emozionanti e potete trovarci tutti gli aggettivi positivi e glorificanti che volete ma ve ne sfuggirà sempre uno: rivoluzionario. Walt Disney diceva “Pensa, credi, sogna e osa”. Credo non ci sia frase migliore per definire il percorso di Hidetaka Miyazaki. Demon’s souls è stato il capostipite di un genere nato nel 2009. Un gioco sicuramente non compreso da tutti inizialmente e che ha faticato non poco per affermarsi ma che adesso è una pietra miliare. A distanza di circa 13 anni da quando è arrivato in Italia, From Software crea la sua opera più complessa, più arguta, più penetrante. Un lavoro di perfezionamento e di un itinerario probante che è passato attraverso Dark souls, attraverso Bloodborne. Un vero e proprio esercizio di stile. Benvenuti nel mondo di Miyazaki, nel mondo di From Software. Benvenuti in Elden Ring.

Il gioco si apre come i suoi predecessori ovvero con una voce narrante ad illustrarci la trama e quale sarà il nostro obbiettivo. Un filo conduttore con i precedenti capitoli sin dall’incipit è doveroso, serve non solo come marchio di fabbrica ma forse ancor di più come una fiera stigmate che si tramanda di capitolo in capitolo. Noi siamo i discendenti dei Senzaluce, antichi eroi che furono banditi dall’Interregno (nome scelto personalmente dalla preziosissima collaborazione tra From Software e George R.R. Martin) una terra sconfinata, ricca di misteri, di nemici, di tesori e soprattutto di possenti campioni che hanno ereditato il sangue della regina Marika l’Eterna. Quando l’antico anello venne distrutto i suoi frammenti furono recuperati dai suddetti paladini. Il nostro compito sarà quindi quello di recuperare queste minuscole parti di materiale dai pericolosissimi boss per divenire alla fine del nostro viaggio il Lord ancestrale. Dubito onestamente che non si conosca George R.R. Martin, autore della serie fantasy “Le cronache del giaccio e del fuoco”, da cui uscì la serie cult “Il trono di Spade”.

Nonostante Martin non fosse chissà quale gamer rimase profondamente entusiasta quando From Software decise di affidare a lui, genio indiscusso del fantasy, la costruzione del mondo di Elden Ring e dei suoi miti. Un punto di partenza pregevole che ha consentito poi a Miyazaki di creare la trama e la lore nonché i testi di gioco. From Software è sempre stata dedita sin dagli albori a creare una storia che sia frammentata e che lasci libera interpretazione al giocatore ed anche questa volta il risultato è stato di fattura assoluta. Il connubio di questa collaborazione è a dir poco esemplare poiché esalta le doti di Martin e del team nipponico al tempo stesso. From Software è stata razionale nel non far prendere troppo piede all’autore, nel rimanere fedele al suo progetto e nell’evitare incompatibilità che si sarebbero create tra le idee di Martin ed il gameplay.

Il mondo di Elden Ring è complesso ed affascinante al tempo stesso. Ogni anfratto, caverna o insenatura potrebbe contenere un piccolo mondo con all’interno i suoi peculiari dimoranti (che per noi sono nemici naturalmente) ed il suo boss. La ricompensa per chi si addentra in questi luoghi è grande sia in termini di materiali da recuperare (utili per creare oggetti e moltissimi congegni diversi come frecce, bombe incendiarie o dei consumabili come le carni stagionate) sia di tesori, nonché dei bramati punti anima che in questo nuovo capitolo della saga souls si chiamano rune. Non vi spaventate se all’inizio del vostro viaggio non avrete possibilità concreta di convertire le vostre rune in punti per far salire di livello il vostro personaggio. Elden Ring è un gioco che va gustato senza frenesia e soprattutto con una dose molto alta di pazienza, altrimenti che Souls sarebbe?

Le migliorie apportate in questo nuovo capitolo sono palpabili e non neghiamo che ne abbiamo apprezzato sin da subito gli enormi vantaggi. Elden Ring esalta in maniera totale e definitiva l’esperienza souls senza sé e senza ma. Se penso per esempio all’armamentario a nostra disposizione faccio davvero fatica a ricordare un così esteso kit di armi, di incantesimi e di magie in un souls ed in tutto ciò dovete aggiungere le ceneri di guerra, possenti abilità aggiuntive che offrono alle nostre armi abilità uniche e diverse nel suo genere. Queste ceneri hanno il pregio inoltre di influenzare di molto i bonus legati alle statistiche di un’arma e potrete ben immaginare quanto sia facile cadere nella forte tentazione di sperimentare il più possibile, tanto basterà fermarsi ad un falò per equipaggiarne una sull’arma o rimuoverla a proprio piacimento. Aggiungeteci la possibilità di avere un approccio stealth con i nemici e capirete che davvero in Elden Ring potrete sbizzarrirvi come meglio credete nell’affrontare chi cerca di intralciare il vostro cammino. Non è tutto.

Pensiamo per esempio alla stamina. Quante volte mentre gironzolavamo nei precedenti capitoli ad un certo punto dovevamo rallentare per permettere alla resistenza di ricaricarsi? Può sembrare una piccolezza ma vi assicuriamo che all’interno di Elden Ring avere stamina infinita (a patto di non affrontare nemici o boss) e potersi muovere correndo per tutto il tempo che ne abbiamo voglia è un qualcosa di completamente nuovo in un souls ed è soprattutto uno di quei fattori che in una mappa così immensa come quella dell’Interregno fa la differenza. Rimanendo in tema, l’impressione che l’Interregno sia la mappa più grande mai creata dal team di From Software è davvero palpabile, ma lo sarà visivamente solo in un secondo momento. Per ovviare a questa enorme terra, oltre agli spostamenti rapidi disponibili da un “falò” all’altro, è stata introdotta una assoluta novità all’interno di un soulsgame e si chiama Torrente, il nostro fedele corsiero fantasma che sarà possibile evocare in qualunque momento.

Fidatevi, il nostro cavallo non si rivelerà solo utile per spostarsi ma avrà ruolo rilevante anche nei combattimenti, molti nemici che sembrano difficilissimi da battere grazie al nostro Torrente si riveleranno molto meno ostici. Il combattimento a cavallo era comunque uno dei metodi più utilizzati in epoche passate e From Software sembra abbia voluto conferire onore e dignità ad un’era ormai arcana ma ancora tanto ricca di fascino. Bisognerà sicuramente prenderci un po’ la mano, considerate che molto dipenderà dal moveset dell’arma che impugnerete, inoltre, per dare un giusto tocco di realismo al combattimento, con L1 attaccherete sul lato sinistro e con R1 sul lato destro. Insomma armatevi di un po’ di pazienza per comprenderne sino in fondo le dinamiche ma vi posso assicurare che i combattimenti a cavallo sono belli, interessanti e vi daranno soddisfazioni. L’Interregno è composto da cinque aree principali (ognuna delle quali è il dominio di un formidabile protettore nonché erede del sangue della regina Marika, come detto in precedenza) e quattordici sotto aree. Il senso di spaesamento è davvero sincero e a tratti sconfortante, dovuto al fatto che la mappa è a dir poco mastodontica. Fortunatamente è la stessa From Software a venire in nostro soccorso. Miyazaki, in una intervista dello scorso anno, rivelò che l’Interregno prevede un preciso “itinerario” per affrontare al meglio queste aree ed in effetti, all’interno del gioco e della mappa, troveremo delle scie di luce che sembrano guidarci verso il nostro percorso.

Ovviamente la scelta finale della strada da seguire spetterà sempre al giocatore ma diciamo che ci fidiamo di Miyazaki se non vogliamo correre il rischio di perdere il senno in maniera molto più drastica rispetto alla run consigliata. Noi abbiamo seguito il percorso indicato dalle scie luminose ed il tutto è sempre stato alla nostra portata…più o meno. Dico ciò perché se i comuni nemici non ci hanno dato granché filo da torcere non possiamo dire la stessa cosa dei boss. Sin dal primo vero nemico (e per evitare spoiler mi riferisco ad uno vicino ad un cancello) le abbiamo prese di santa ragione più e più volte! Mi sono iniziato ad interrogare per capire cosa non andava. Sarò arrivato al boss under level? Sono Scarso io? Cosa sto sbagliando? Domande che onestamente nei precedenti capitoli difficilmente mi ponevo. Soggettivamente vi posso dire che il senso di spaesamento, nonostante le guide luminose seguite, mi è restato attaccato addosso per tutta la run. Non era quella sensazione negativa ma solo un consapevole disagio che avevo quando guardavo la mappa.

Cosa mi sarò perso non essendo andato là? Forse per questo boss c’è un oggetto specifico che non ho trovato? Ed anche se così fosse dove lo trovo? Capirete che tutte queste domande in una blind run saranno il pane quotidiano ma Elden Ring forse non vi si svelerà completamente neanche dopo un carico massimo di ore accumulate. From Software ha messo talmente tanta carne sul fuoco in questo progetto che onestamente sarà difficile tornare indietro la strada intrapresa. Praticamente è impossibile immaginare un futuro capitolo che non sia sulla falsa riga di Elden Ring d’ora in avanti e sicuramente il team nipponico ne è ben conscio. Ma questo gioco è un dark souls versione 2022? Ni. La definizione perfetta per me è soulsborne! Questo gioco ha preso il meglio della saga di dark souls ed il meglio di Bloodborne. Vero è che un open world così grande nei souls non lo abbiamo mai visto ma l’impronta marchiata a fuoco è sicuramente quella dei souls, in particolare forse di Dark Souls III. Esteticamente compiuto e senza sbavature noi osserviamo il mondo dell’Interregno esterrefatti da tanta bellezza e perfezione.

Se in campo aperto sembra di giocare ad un souls le cose cambiano drasticamente in spazi stretti ed angusti, è qui che si rivela l’anima di Bloodborne. Alcuni scenari, nonché caverne, anfratti e antri mi hanno trasmesso quella claustrofobica paura che solo in Bloodborne ho trovato (oltre che un ovvio paragone estetico, in particolar modo con i Chalice Dungeon). Una sensazione dovuta all’impossibilità di fuggire, di affrontare obbligatoriamente il tuo nemico perché altrimenti la punizione è la morte. Situazioni in cui mantenere il sangue freddo diventa l’unica arma per potersela cavare. Non solo. Abbattuti un numero giusto di nemici oppure eliminati quelli dell’intera area le nostre ampolle (o fiaschette estus per i nostalgici) verranno automaticamente ripristinate senza la necessità di riposarsi ad un falò. Una nuova via intrapresa scelta unicamente per Elden Ring se ci pensate. In Dark souls se finivi le fiasche dovevi trovare un falò. In Bloodborne se attaccavi immediatamente dopo un danno subito potevi recuperare anche interamente i punti fisici che ti erano stati sottratti. In Elden Ring non recuperi vita se attacchi ma recuperi ampolle se elimini tutti.

Ma Elden Ring ci porta a giungere sempre alla solita domanda forse quando si viene analizzato un gioco From Software: è più difficile rispetto ai precedenti capitoli? Qui ci sarebbe da scrivere un papiro, troppe componenti, troppe varianti non calcolate e calcolabili, troppo di troppo insomma. La mia risposta suggerisce che Elden Ring sia un gioco tanto permissivo quanto punitivo. Permissivo se affronti il percorso indicato, modelli il tuo alter ego in modo da esaltare stile di gioco e punti forti personali. Punitivo se affronti zone in cui non ci dovresti mettere piede, se non hai uno stile personale e soprattutto se è il tuo primo souls. Comprendere pienamente la grandezza e la difficoltà di questo gioco credo sia il primo passo verso una sfida con sé stessi, prima ancora che contro la progenie della regina Marika. D’altra parte così come ci si approccia alla trama di Elden Ring ci si approccia al gameplay. Se volete infischiarvene di dialoghi (mai invasivi o lunghi in pieno stile From Software), della lore e di tutta la storia potete benissimo farlo. Se il vostro intento è solo quello di sconfiggere nemici e boss potete farlo. Se dall’altra parte volete comprendere le sottili trame che muovono i fili del mondo di Elden Ring e carpirne i segreti dovrete prestare attenzione a chi incontrate e cosa ha da dirvi. Da sempre l’approccio libero è un cavallo di battaglia di Miyazaki ed Elden Ring da questo punto di vista conferma le aspettative.

Lati negativi onestamente io non ne ho trovati. Neanche se volessi raccontarvi del classico pelo nell’uovo riuscirei a dire qualcosa. Elden Ring da PS5 gira che è una meraviglia non solo esteticamente ma al pari a livello di fluidità grazie ai suoi 60 FPS stabili in modalità prestazioni (sicuramente la più consigliata). Anche nei momenti più concitati o esasperati del gioco la nostra console non ha mostrato il fianco a dimostrazione di un lavoro davvero certosino in termini di stabilità e precisione dei dettagli.

Una menzione d’onore va riservata al reparto audio che in Elden Ring raggiunge ancora una volta l’epicità. Da questo punto di vista From Software ormai ci ha abituato benissimo. Squadra che vince non si cambia ed è proprio per questo motivo che Miyazaki ha affidato ancora una volta la colonna sonora di un suo capolavoro a Yuka Kitamura, la compositrice per eccellenza, la quale dopo aver diretto con eccelsa maestria Bloodborne, Dark Souls III e Sekiro è riuscita a sublimare anche Elden Ring trasmettendoci armonie che trasudano tutto l’eroismo dell’impresa per la quale siamo chiamati a diventare il Lord Ancestrale.

 

10
Elden Ring sposta più in alto qualsiasi metro di paragone. Un gioco che rasenta la perfezione in tutto ciò che l’intelletto umano possa anche solo immaginare di concepire. Un gioco che non ha punti deboli non solo esteticamente ma anche a livello concreto, di solidità, di longevità e di divertimento. Sorgete Senzaluce! Siete al cospetto del miglior videogioco open world che sia mai stato creato!