Recensione Diablo II resurrected: andata e ritorno per gli inferi fiammeggianti (ma ristrutturati)

Nostalgia dei dungeoni, splatterosi di Diablo? Blizzard tira fuori dal cilindro una remaster quasi perfetta. Quasi.

di Simone Rampazzi

L’aspetto piacevole delle remastered sta nel trovarsi, in un modo o nell’altro, in quella posizione dove si ha avuto la fortuna di vivere sulla propria pelle sia il prima che il dopo. Questi remake sembrano fatte apposta per risultare il perfetto connubio tra un’operazione di nostalgia e un invito di giocare a un titolo del passato, per nulla velato, rivolto alle nuove generazioni.

Mettere mano su Diablo II Resurrected, a distanza di ventuno anni dalla sua pubblicazione originale, fa sicuramente un certo effetto, ed è giusto ricordare che in questo caso non stiamo parlando solo di un aggiornamento del comparto tecnico, ma anche di qualche piccola rivisitazione del gameplay, che cerca di adattarsi ai vari sistemi di gioco (anche le console, dunque) restando comunque fedele al suo concept originale.

PECCATO ORIGINALE

La storia di Sanctuary è piuttosto articolata da spiegare in quattro righe, ma per fortuna gli eventi che riguardano nello specifico Diablo II sono concentrati in un lasso di tempo piuttosto ristretto: i Primi Maligni stanno cercando un modo di tornare sulla terra e Diablo, impossessatosi del corpo di Aidan dopo gli eventi del primo capitolo, fa da apripista nel liberare i fratelli dalle loro prigioni, così da condurre l’armata infernale nel mondo.

A differenza del primo Diablo, circoscritto come narrazione e geografia in un unico luogo, ovvero Tristram, Diablo II permette ai giocatori di viaggiare attraverso diverse ambientazioni, aventi ognuna un bioma e dei mostri differenti, pronti insomma a garantire un certo livello di epicità al racconto, ben costruita soprattutto se andiamo a considerare le cutscene presenti all’inizio e alla fine di ogni capitolo.

Nei panni di uno dei personaggi interpretabili nel gioco, seguiremo pertanto Marius nel suo viaggio in compagnia del viandante (il sopracitato Aidan), che ci porterà a visitare le giungle pericolose di Kurast o i deserti sconfinati di Lut Gholein, senza lasciarci scappare un piccolo trip nel cuore degli Inferi Fiammeggianti. Insomma, sul fronte contenutistico, complice anche la presenza nel pacchetto dell’espansione Lord of Destruction, che aggiunge un intero capitolo compreso di nuova regione e due classi giocabili, siamo davanti a un’operazione nostalgia in grado di tenere testa alla concorrenza senza troppa fatica.

Anche il sistema di gioco, per scelta degli sviluppatori, è rimasto essenzialmente lo stesso. Trattandosi di hack’n’slash vecchia scuola, Diablo II affonda i suoi artigli in un gameplay completo e avvincente, da comprendere soprattutto qualora si scelga di portare avanti un personaggio fino al raggiungimento del livello massimo di difficoltà offerto dal titolo. Non sono cambiati gli oggetti, la loro colorazione e i loro effetti, non ci sono nemmeno state contaminazioni dal terzo capitolo, con set pronti a garantire un potere assoluto una volta completati i pezzi che li compongono, e non sono nemmeno cambiate le combinazioni delle rune da inserire negli incavi, così da creare pezzi di armamentario competitivi ottimi per PvE e PvP.

Esiste un elemento scomodo nella formula ed è caratterizzato, purtroppo, dalla volontà di Vicarious Visions di non inserire la funzione di loot personale: di cosa stiamo parlando? Su Diablo III ogni giocatore trova degli oggetti che è in grado di vedere solo lui, così da non creare inutili litigi davanti al drop di un nemico o boss di fine livello. Questo ci riporta ai tempi dei LAN party e delle urla convulse seguite da contrattazioni pronte a mettere sul piatto della bilancia tutta la paghetta per ottenere l’oggetto desiderato, sebbene oggi tale funzione potrebbe far storcere il naso ai giocatori di nuova generazione.

Gli unici cambiamenti, se così vogliamo intenderli, si notano giusto giusto in qualche inezia, tipo la raccolta automatica dell’oro una volta che ci si cammina sopra, oppure la possibilità di vedere ampliato lo spazio del proprio nascondiglio (adesso esistono anche le schede condivise, addio muletti!).  Sembra inoltre che gli sviluppatori stiano pensando di aggiungere delle ladder, essenzialmente un modello competitivo già visto nel capitolo originale ma che ad oggi, stando a quanto segnalato, potrebbe trasformarsi in una rotazione frequente dove ogni giocatore creerà il proprio personaggio per fargli scalare la vetta a livello di punteggio, così da ottenere ghiotti premi tra oggetti e rune.

COME UNA GEMMA DELL’ANIMA

Guardando Diablo II Resurrected ci si accorge di quanto Vicarious Visions abbia fatto attenzione ad ogni particolare, cercando il migliore dei modi necessario per rinnovare graficamente un prodotto che ventuno anni fa, in ogni caso, faceva parlare di sé in senso estremamente positivo. L’impianto visivo è stato completamente rivisto da zero, con animazioni rivisitate, framerate sbloccato, risoluzione compatibile fino a 4K (in grado di supportare schermi 21:9) e persino texture ed effetti particellari del tutto nuovi, capaci insomma di donare nuova linfa vitale a un prodotto che risulta davvero bello da giocare e guardare.

Fa impressione che alla semplice pressione di un tasto sia possibile ritornare alla grafica di un tempo, guardando in tempo reale ciò che di buono è stato fatto in funzione di quello che osservavamo in passato. Anche le cutscene sono state rifatte da zero ed è difficile trovare il modo di descrivere le sensazioni prodotte in poche righe. Possiamo solo dirvi che il lavoro si è rivelato davvero certosino, ma soprattutto in grado di far avvicinare vecchi e nuovi giocatori a un prodotto che vive tutto il peso dei propri anni, videoludicamente parlando.

8
Diablo II Resurrected è una piccola lettera d’amore indirizzata a tutti quei giocatori che hanno vissuto appieno le gioie e i dolori del capitolo originale, senza dimenticare anche tutta quella fetta della nuova generazione che ne godrà appieno grazie al sistema rivisitato. Ottimo sotto quasi ogni aspetto, il titolo saprà farsi amare sin dal filmato introduttivo del gioco. Adesso, se proprio dovete, fate anche il remake del primo come costola aggiuntiva del prodotto e ci siamo alla grande!