Recensione Dark Pictures Anthology - House of Ashes

Recensione Dark Pictures Anthology - House of Ashes
di Giovanni Canistro

Arriva puntuale il 22 ottobre il terzo capitolo della saga di The Dark Pictures Anthology chiamato “House of Ashes”. In questa nuova avventura impersoneremo sempre in maniera alternata cinque personaggi, quattro delle forze militari americane ed uno dell’esercito iracheno. È proprio in Iraq, infatti, che viene ambientata la nostra storia, precisamente nel 2003, quando Saddam Hussein era ancora un ricercato. Il tenente colonello Eric King viene inviato là per aver sviluppato una tecnologia che sembra aver individuato tramite satellite il deposito di armi nucleari del dittatore iracheno; da questo scenario i cinque attori finiranno ben presto nel peggiore dei loro incubi, scopriranno quello nel gioco viene definito “il risveglio di un antico male”. La definizione onestamente è molto teatrale e non del tutto veritiera, semplicemente i nostri prodi sono andati a disturbare a casa loro qualcosa che è sempre esistito e che forse era meglio rimanesse nelle viscere della terra. La vicenda su cui si basa l’accaduto in effetti ha un fondo storico reale ed è antichissima.

Intorno al 2250 A. C. il sovrano Naram-Sin regnava nell’impero di Akkad, in Mesopotamia (odierno Iraq appunto). Il regnante fece infuriare gli dei, attirando una maledizione sul suo popolo per aver saccheggiato il tempio di Enlil, dio delle tempeste, del vento e della terra. Gli dei punirono quindi il regno con guerra, carestia ed epidemie. Naram-Sin quindi costruì il tempio nel quale ci troveremo a giocare per placare l’ira divina, ma le sue suppliche vennero ignorate. Questo edificio sacro rievoca in maniera indelebile un lontano passato segnato da indicibili violenze. In tale contesto saremo tenuti a orientarci in un labirinto di oscure gallerie e saloni alla ricerca di una via d’uscita ma scopriremo molto presto di non essere soli, tra le ombre si nasconde qualcosa di estremamente pericoloso.

La trama è sicuramente uno dei punti di forza di questo nuovo capitolo della saga, da grande amante di genere horror ho apprezzato in particolar modo l’ispirazione ad un must come “Le montagne della follia” di Lovecraft ma in generale House of Ashes è un horror con spiccate connotazioni esplorative, queste ultime permettono di scoprire indizi molto interessanti per calarsi al meglio nel contesto della storia, determinanti sono le tavolette delle varie premonizioni, le quali permettono di avere una piccola anteprima di ciò che potrebbe accadere in futuro nel caso facessimo un determinato tipo di scelta. Ben caratterizzate sono a mio parere le interazioni tra i vari personaggi (tra cui spicca forse il voto più noto di Ashley Tisdale) in particolar modo tra gli americani e l’iracheno, due mondi opposti ed in costante lotta ma che si troveranno a collaborare per restare in vita in quanto “il nemico del mio nemico è mio amico”.

A differenza dei precedenti capitoli è innegabile come il team abbia lavorato ad evidenti migliorie, le visuali fisse, per esempio, sono state soppiantate da una telecamera libera a 360° per rendere più coinvolgente l’esplorazione, è stato inoltre aggiunto un comando apposito per la torcia che permette di ispezionare il buio alla ricerca di segreti e sentieri nascosti. Sono stati introdotti nuovi livelli di difficoltà nei QTE con cui personalizzare la sfida, per renderla più semplice o molto più impegnativa. Personalmente amo un horror cinematografico come questo proprio perché c’è la possibilità concreta di concentrarsi più sulla trama che sull’azione ma ovviamente è un gusto soggettivo. La nostra prova purtroppo è stata su PS4 e non abbiamo potuto godere dell’ottimizzazione delle prestazioni di cui per esempio ha goduto PS5 tra cui risoluzione 4K nativa, riflessi in ray-tracing e texture con risoluzione maggiore.

Dopo aver decantato elogi sul game, inevitabilmente bisogna raccontare anche ciò che non va. I tempi di caricamento tra una scena e l’altra sono frequenti ed abbastanza fastidiosi ma gli sviluppatori hanno fatto una netta distinzione tra console assicurandoci che su PS5 ciò accade in maniera molto meno sensibile. Inoltre, nonostante l’impostazione in lingua italiana, mi è capitato in almeno sei dialoghi che le voci cambiassero con annessa lingua, quattro volte i personaggi hanno parlato inglese e due volte hanno parlato francese. Nonostante abbia giocato sempre con le cuffie addosso sono inoltre rimasto profondamente deluso dal sonoro, piatto e impalpabile, incaace di infondere un vero clima di terrore anhe a causa una colonna sonora  sempre un pò distante dall'azione di gioco. Come tutte le avventure della Dark Picture anche House of Ashes merita di essere rigiocato più e più volte per guardare diversi finali e per cercare ovviamente di far morire meno persone possibili.

 

7.5
House of Ashes non è ancora il capitolo della consacrazione per Supermassive Games. Il gioco è ben fatto ed è solido ma il team di sviluppo sembra mancare volontariamente l’appuntamento con la perfezione e questo dà più fastidio del solito in quanto non è il classico “vorrei ma non posso” ma più un “vorrei ma non voglio”. Un consiglio spassionato: non fate paragoni con Until Dawn. Bisogna considerare The Dark Pictures Anthology e le sue storie come un bel bouquet di rose ma tutte non equiparabili alla rosa incantata che custodiamo sotto vetro. Il confronto farebbe solo vedere le spine con il rischio concreto di pungersi.