Recensione Assassin’s Creed Valhalla

di Simone Rampazzi

Assassin’s Creed è uno di quei franchise che, nel corso degli anni, ha saputo reinventarsi a dovere. Il merito andrà forse alle diverse esperienze condivise nell’Animus, l’oggetto tecnologico capace di leggere la memoria genetica del soggetto, tant’è dal primo capitolo del franchise uscito nel lontano 2007 a oggi sono stati tanti i cambiamenti che hanno cambiato la saga fino al midollo.

Certo, forse il vero cambiamento si è avvertito dopo il primo ingresso nell’epoca dei Faraoni (con la saga di Layla Hassan partita nel 2017), quello dove l’esperienza storica sempre curata e suggestiva si è fatta -finalmente- accompagnare da un gameplay articolato e soddisfacente.

Da Origins è partito il vero vento del mutamento, un vento che dalle piramidi d’Egitto ha soffiato fino al Peloponneso, durante il periodo della guerra omonima combattuta tra Sparta e Atene. A distanza di due anni dalle battaglie combattute da Alexios / Kassandra, assistiamo all’uscita di un nuovo capitolo della saga pronto a condurci nel vero e proprio Valhalla, in un periodo storico che ricalca il momento dell’espansione vichinga che dalla Norvegia partì alla volta della vicina Inghilterra.

Chiaramente non percorreremo nei minimi particolari ogni capitolo della storia predetta, ma avremo modo di condividere i nostri momenti di gioco con Eivor, guerriero vichingo che sarà l’alter ego della già conosciuta Layla Hassan, personaggio che nella “nuova trilogia” occupa il posto di rilievo nella continua lotta tra Assassini e Templari.

BERSERKR O SKJALDMAER, A VOI LA SCELTA

“All’inizio dei tempi non c’era la terra, né in alto si vedeva il cielo, non c’erano il mare e le spiagge, non v’erano piante, né erba, né altre creature viventi. Dovunque si spalancava il Ginnungagap.”

Ogni storia ha un inizio e quella narrata nell’Edda, una raccolta di poemi della mitologia norrena, in qualche modo ispira quasi ogni momento di Assassin’s Creed Valhalla con continui riferimenti a personaggi importanti e conosciuti praticamente ovunque, qua riscritti al fine di accogliere una narrazione parallela volutamente singolare, insomma non precisamente identica a quanto sarebbe possibile apprendere dai testi di riferimento.

Il nostro viaggio in Midgard inizia nel peggiore dei modi. L’assassinio dei nostri genitori è solo il primo dei tanti eventi tumultuosi che formeranno il carattere di Eivor, vichingo che ha assaporato il sangue sin dalla tenera età e che dovrà continuare a lottare con forze più grandi delle minacce mortali. Nel corso dell’esperienza potremo fare la conoscenza di personaggi con un background davvero articolato e interessante, un incontro di situazioni che dal caos sembrano generare ordine senza difficoltà alcuna.

Ed è forse così che va interpretato Assassin’s Creed Valhalla, come un viaggio a cavallo tra mito e realtà, dove un corvo imperiale che ci osserva dall’alto può acquistare tranquillamente i connotati di Huginn, o Muninn, mentre un lupo nero nell’ombra potrebbe rappresentare l’ultimo presagio del Ragnarǫk in arrivo. Comunque non troveremo solo presagi e figure mitologiche all’interno del gioco, ma anche elementi riconducibili alla storia nostrana, quella confacente all’espansione vichinga in Inghilterra successiva alle gesta di Ragnar Lothbrok (personaggio conosciutissimo anche grazie alla serie tv Vikings).

Inutile dirvi altro in merito alla storia che affronterete nel gioco, se non altro al fine di non rovinarvi nulla dell’esperienza, ma sappiate che le molteplici attività vi porteranno a incontrare volti storici degni di nota, nonché a farvi approfondire ancora meglio tutta la parte relativa al presente con Layla Hassan subito dopo la sua acquisizione del Bastone di Ermete Trismegisto (reliquia degli Isu).

Il ritmo della narrazione è così incalzante da far venire la pelle d’oca praticamente a chiunque, anche chi non dovesse essere appassionato della mitologia norrena o del setting storico affrontato in questo dodicesimo capitolo del franchise. È bene dirvi inoltre che saranno presenti nuovamente Assassini e Templari, ma anche in questo caso vogliamo evitare di indicarvi troppi dettagli in merito, se non altro per garantirvi un’esperienza genuina priva di contaminazioni o spoiler di troppo.

TRA LE RADICI DI YGGDRASILL

“So che un frassino s'erge, Yggdrasill lo chiamano, alto tronco lambito d'acqua bianca di argilla. Di là vengono le rugiade che piovono nelle valli. Sempre s'erge verde su Urðarbrunnr”

Dopo aver affrontato il prologo della campagna, Eivor potrà finalmente partire alla volta dell’Inghilterra in compagnia del suo fratello d’arme Sigurd, raggiungendo un luogo abbandonato dove potrà ergere un primo insediamento in questa terra popolata da nemici. In casa Ubisoft hanno deciso di fare le cose per bene, lavorando alacremente col fine di produrre un titolo che potesse soddisfare le esigenze dei giocatori non solo per quanto riguarda l’attività principale, ma anche tutta una serie di missioni che di secondario conservano solo l’epiteto.

Sorprende infatti la possibilità di poter gestire un insediamento da zero, con case e location da costruire al fine di ottenere dei bonus in termini di gioco (fabbro per migliorare le armi, barbiere per modificare l’aspetto del personaggio), ma anche capanni di caccia o di pesca a cui offrire le proprie prede in cambio di ghiotte ricompense, come rune di protezione o elementi di crafting. L’insediamento offre però tante occasioni di incontrare e conoscere meglio i propri patrioti, approfondendo tutta la parte di lore comprensiva di romance e, dulcis in fundo, mondi paralleli da esplorare.

Bevendo un particolare filtro magico, diventeremo capaci di vedere e fare cose oltre ogni immaginazione (ma non reali come Lo Pen!), raggiungendo perfino il mondo ultraterreno di Asgard. Anche in questo caso non vogliamo dirvi davvero altro, tranne che complimentarci con il team di sviluppo che è stato capace di sintetizzare parte dei miti nordici e riadattarli all’occasione, senza modificarne o svilirne il messaggio di fondo.

Insomma, andando in giro per il mondo di gioco troveremo un sacco di animali a cui dare la caccia, accompagnati da luoghi d’interesse estremamente particolari che finiscono per dare ulteriore importanza all’esplorazione, un’attività che in Valhalla va oltre la semplice voglia di completismo. Ci imbatteremo infatti in zone che trasudano potere oscuro, o in altri luoghi dove sembrano essere addirittura presenti piccole reliquie di quella che fu la dominazione romana.

Oltre a collezionarle, potremo infine portarle verso il mercante dedicato dell’insediamento, anche qui ottenendo particolari ricompense utili al potenziamento del personaggio. Anche una mini-quest riscattata per caso, inseguendo tre bambini nella foresta, può regalarci un momento divertente accompagnato da un’abilità unica da aggiungere al roster di quelle presenti nel gioco.

Ecco quindi acquistare importanza duelli di frasi in rima contro degli scaldi in piena regola, elemento che potrà aumentare un punteggio di carisma necessario per sbloccare delle linee di dialogo extra. Insomma, parliamo di un incentivo vero e proprio inserito nel gioco con un motivo ben preciso, che va ad allinearsi con un’altra piacevole introduzione pronta a unire la lore del passato con quella del presente.

All’interno di alcune anomalie potremo giocare utilizzando Layla, affrontando dei piccoli puzzle game che, una volta completati, ci daranno dei piccoli indizi utili a risolvere enigmi più grandi, riguardanti i potenti Isu che vissero nel passato. A chiudere il cerchio, ben contestualizzate, Ubisoft ha introdotto le simulazioni RA, aggiunte proprio con un pelino di elementi tridimensionali, caratterizzati in modo e maniera da risultare piacevoli e non invasivi, in linea perfetta con l’idea di simulazione avanzata proposta dall’Animus.

La difficoltà è regolabile all’inizio, ma anche durante, del gioco, ma sappiate che come al solito si riduce al semplice compito di rendere più coriacei i nemici a livello di danni e vitalità. Tenete anche in forte considerazione la suddivisione per livelli già offerta dal gioco, perché non dargli conto potrebbe spingervi a perdere parecchio tempo in zone praticamente impossibili per il vostro livello di equipaggiamento.

ONORE IN BATTAGLIA

“Questo conosco per undicesimo: se io devo in battaglia condurre vecchi amici, sotto gli scudi io canto ed essi vanno vittoriosi salvi alla mischia, salvi dalla mischia: dovunque salvi giungono.”

Anche in merito al combattimento puro, Assassin’s Creed Valhalla cambia leggermente le carte in tavola, cercando di offrire ai giocatori un’esperienza capace di adattarsi a quasi ogni stile di gioco. Dimenticatevi quindi il classico albero delle abilità visto in Origins e Odyssey e lasciate invece spazio a uno skill-tree a ragnatela molto articolato, suddiviso per macro aree che seguono ideologicamente gli animali totem dell’Orso (forza), del Lupo (agilità) e del Corvo (furtivo).

Ognuno di questi nodi sblocca dei particolari bonus passivi al giocatore, tipo l’aumento del danno, della furtività e molto altro ancora, accompagnati da dei talenti passivi che potranno essere utilizzate in gioco a seconda delle occasioni. Le abilità, questa volta, saranno sbloccabili solamente trovando dei particolari tomi della magia presenti nella mappa di gioco: alcuni verranno trovati naturalmente, poiché presenti sul terreno della missione principale, altri invece saranno distribuiti sulla mappa e sarà compito, e piacere, del giocatore trovarli tutti durante l’esplorazione delle mappe presenti nel gioco.

Il feedback pad alla mano si rivela soddisfacente, giacché la pressione di un tasto dà il via a una serie di combo ben separate, che non lasciano spazio insomma al button mashing sfrenato e senza senso. Qui bisogna decidere con intelligenza quando colpire, quando parare e quando farlo al momento giusto (parata perfetta), poiché grazie a quest’ultimo espediente potremo dare il via a una sorta di “parry” capace di sbilanciare l’avversario.

Considerate che parliamo di un titolo articolato e più grande di Odyssey, un luogo che accoglie tantissime location degne di nota pronte, come detto più volte ormai nell’articolo, a fondere mitologia e realtà in un unico calderone ben amalgamato.

Njord potrebbe non essere contento del commento che faremo più avanti, ma è doveroso in questo caso fare una breve citazione per le drakkar, ovvero le piccole e veloci imbarcazioni vichinghe che erano perfette per costeggiare le coste ed effettuare saccheggi veloci. In Assassin’s Creed Valhalla occupano questo ruolo con dignità, offrendo al punto al giocatore la possibilità di esplorare i fiumi inglesi con agilità, magari per raggiungere delle spiagge adatte alla razzia.

Tale possibilità si rivela necessaria per il collezionamento delle risorse necessarie a migliorare l’insediamento, elemento quindi da non sottovalutare soprattutto quando si tratta di sbloccare il maggior numero di edifici, e relativi bonus annessi. Tecnicamente su Xbox One X il titolo si è comportato egregiamente, senza presentare il minimo difetto tecnico o calo di framerate importante. Tra l’altro il titolo si rivela una gioia per gli occhi per la cura delle ambientazioni, che rimandano piacevolmente a quel periodo medievale composto da insediamenti fatiscenti, monasteri colmi di ricchezze e tanto altro ancora.

9
Assassin’s Creed Valhalla segue il nuovo filone dedicato a Layla Hassan, ne migliora la narrazione e ne consacra il gameplay, arrivando a soddisfare il palato dei giocatori appassionati del franchise, strizzando persino l’occhio a tutta quella fetta di appassionati ancora non entrati in contatto con questa splendida saga confezionata da Ubisoft. Ottima conferma, c’è davvero poco altro da aggiungere.