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Reacher, la recensione della serie: solido e affascinante, proprio come il suo protagonista

Il nuovo adattamento della fortunatissima saga letteraria di Lee Child sorprende per la capacità di coinvolgere lo spettatore: Reacher è una serie che fa poche cose, ma molto bene.

di Elisa Giudici

Fa sorridere pensare come un attore dalla statura imponente e dal fisico statuario come Alan Ritchson - un marcantonio moderno, se mai ne abbiamo visto uno - eredi il testimone nel personaggio di Jack Reacher da Tom Cruise, una super star non proprio nota per la sua possenza fisica che aveva interpretato il personaggio in due film (Reacher nel 2005 e Jack Reacher - La prova decisiva nel 2012).

L’aspetto sorprendente di Reacher, solidissima nuova proposta nel comparto seriale di Amazon Prime, è che Alan Ritchson tiene testa al carismatico Tom Cruise e anzi, risulta ancor più credibile e affascinante nel ruolo del personaggio che ha reso multimilionario lo scrittore Lee Child.

Chi è Jack Reacher

La serie sembra prendere con grande naturalezza tutte le decisioni migliori, partendo da quella di adattare il primo romanzo della lunghissima saga, intitolato Zona pericolosa e pubblicato nel 1997. Facciamo così la conoscenza del vagabondo (pardon, ramingo) Jack Reacher, un ex militare con un carriera ricolma di medaglie al valore per imprese eroiche, che vive alla giornata, girando in lungo e in largo gli Stati Uniti.

Il vagabondaggio e la frugalità per lui sono un’attitudine: veste solo con magliette e jeans comprati nei negozi dell’usato, non ha un telefono cellulare né uno zaino con sé. I suoi averi stanno in una tasca: solo qualche centinaio di dollari, una medaglia risalente alla seconda guerra mondiale e un passaporto. Online è un fantasma, dal vivo una sequoia: un ragazzone alto 198 centimetri, 130 chilogrammi di muscoli governati da un cervello davvero fino, ma dall’inclinazione a cacciarsi nei guai alla prima occasione.

La trama di Reacher

Appena arrivato a Margrave sulle tracce di un leggendario musicista blues, Reacher s’imbatte in un cadavere e in un’accusa di omicidio. La sua intenzione iniziale è quella di essere scagionato e allontanarsi dall’occhio del ciclone, ma inaspettatamente la faccenda si fa molto seria anche per Jack, che viene colpito personalmente dagli sviluppi del caso, mentre una scia di efferati omicidi scuote il paesino.

Con l’aiuto del detective capo Oscar Finley (Malcolm Goodwin) e della poliziotta Roscoe Conklin, (Willa Fitzgerald), Reacher si troverà a dover applicare tutta la sua esperienza di ex comandante dell’Unità Investigativa Speciale e tutti i suoi muscoli per sbrogliare il mistero e arrivare vivo alla sua risoluzione, scoprendo un traffico criminale internazionale comandato da uomini senza scrupoli, che inviano sul campo un quartetto che semina tortura e morte.

Reacher: una solida serie d’altri tempi

Non c’è nulla di particolarmente rivoluzionario o inedito in Reacher, ma la serie conquista sin dai primi minuti. Il merito è quello di un approccio molto vecchio stile (personaggi affabili a cui affezionarsi puntata dopo puntata, ritmo esplorativo cadenzato, mai affrettato), abbinato a uno sviluppo orizzontale del caso che permette al telefilm di tenere lo spettatore davanti allo schermo con continui colpi di scena.

Se il merito di aver congegnato una trama ricca di colpi di scena e avvincente va a Lee Child (l’enigma della carta in particolare è memorabile), al protagonista Alan Ritchson va il merito di saper accattivare il pubblico ora con il suo fisico statuario, ora con la capacità di risultare credibile anche nei risvolti più intellettuali e sentimentali del personaggio.

La scrittura riesce a rendere abbastanza credibili le svolte da giustiziere del protagonista, mentre la regia e il comparto tecnico sono davvero di ottimo livello. Reacher sa di essere una serie d’intrattenimento ma si impegna a fondo per fare tutto bene, cosa che purtroppo non si può dire di molti prodotti seriali recenti che hanno ben altre aspirazioni.

Si tratta poi di un prodotto dall’approccio adulto, che sa essere a tratti brutale. Non glissa sulle scene di violenza e gira bene i suoi combattimenti e corpo a corpo, dosa lo humor e mette insieme una squadra d’interpreti non così noti, ma che funzionano molto bene nei rispettivi ruoli.

3/5
Se vi piace il genere action/poliziesco/uomini che si fanno giustizia da sé, recuperatelo assolutamente. In caso contrario, dategli comunque una chance: si lascia guardare senza intoppi e sa intrattenere.