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Prey, recensione: un film su Predator che non aveva bisogno di Predator

Prey ha un ottimo spunto e una regia abbastanza dignitosa da reggersi ampiamente sulle sue gambe. Tanto da rendere la presenza di Predator un’ingerenza che mina la riuscita del film.

Prey, recensione: un film su Predator che non aveva bisogno di Predator
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Chiamatelo prequel, spin-off, aggiunta: di fatto Prey è un film che condivide con tutte le pellicole del franchise di Predator la presenza del pericolosissimo alieno cacciatore e assassino. La versione ufficiale di questa storia è che durante la produzione di The Predator (2018), sceneggiatore e produttore di quello che poi sarebbe stato Prey hanno avvicinato il produttore John Davis con la loro idea che covavano da tempo e che sarebbe diventato l’action e survival movie a sfondo fantascientifico che vediamo oggi.

Non è difficile però immaginare una versione un po’ differente della storia. Una in cui lo sceneggiatore Patrick Aison e il regista Dan Trachtenberg siano stati invitati, indirizzati, forse perfino costretti a inserire Predator nel film per renderne la commercializzazione estremamente più semplice e in teoria più remunerativa. L’ossessione del franchise ha di fatto azzerato la propensione degli studios a puntare u progetti nuovi, originali, che non si rifacciano a un elemento già riconoscibile per il pubblico. Nei fatti poi Prey esce direttamente su piattaforma streaming (Hulu in America, Disney+ in Italia) ed è un vero peccato, perché questo film meritava un passaggio in sala, specie considerando le uscite non esaltati di questo fine settimana nei cinema sulle due sponde dell’Atlantico.

La trama di Prey

Il punto forte di Prey è la sua ambientazione storica e geografica, ricostruita in maniera sentita e partecipe, non stereotipata ed esoticizzante. Siamo infatti nel nord America del 1719, nelle Grandi Pianure della nazione Comanche. I nativi vivono ancora in prossimità del territorio dei bisonti, ma gli uomini bianchi stanno avanzando.

È semplice immaginare come anche solo 5 o 10 anni fa sarebbe stato molto, molto più difficile realizzare un film del genere. Non solo i protagonisti sono attori al loro esordio su schermo di autentiche origini native, ma la sensibilità e l’attenzione messa nel portare su schermo la quotidianità e i valori dei Comanche è difficile da immaginare prima che una cultura più partecipe e attenta alle differenti etnie presenti negli Stati Uniti si facesse largo in politica e nei media. Se vedrete il film in lingua originale avrete anche la possibilità di scegliere la traccia audio interamente parlata nella lingua Comache (possibilità che consiglio di esplorare).

Prey però non è un documentario, è un film che punta sull’action puro. La sua protagonista, Naru (una promettente Amber Midthunder) è una giovane donna che vuole diventare cacciatrice, nonostante la tribù non riesca a immaginare una ragazza in questo ruolo. Suo fratello, il cacciatore e guerriero Taabe (Dakota Beavers) crede invece nelle sue capacità. Proprio mentre è alla ricerca di una preda con cui provare alla tribù il suo valore, Naru s’imbatte in “qualcosa” di mai visto prima e di molto, molto pericoloso, subito dopo aver avvistato un “uccello di fuoco” cadere dal cielo.

Si tratta di un Predator, più alieno che mai, sbarcato sulla Terra, probabilmente in emergenza. Nel film lo vediamo scalare la catena alimentare, nel tentativo di prenderne il controllo.

Cosa significa (davvero) il titolo di Prey

L’obiettivo di Prey è inscenare una grande caccia in cui il ruolo di preda è continuamente incerto. Sia Natu, sia Taabe sia ovviamente Predator sono abili cacciatori, ma si ritrovano nella condizione si essere al contempo cacciati da un avversario capace e letale quanto loro. Il titolo infatti in inglese rivela una doppia valenza: come verbo significa cacciare, come sostantivo significa preda.

L’influsso di tutta una serie di film fantascientifici di lenta costruzione e rivelazione è più che evidente. Più che somigliare a un Predator, Prey ricorda i vari Cloverfield: non è un caso che Trachtenberg sia stato il regista di 10 Cloverfield Lane. Di fatto la minaccia di Predator viene esplorata a poco a poco, come in quei film in cui l’alieno non si vede se non alla fine, creando un crescendo di tensione.

Di tensione di Prey non ce n’è molta e a livello horror non è proprio paragonabile a un Predator. La sua forza sta nell’idea affascinante di calare una minaccia solitamente appena contenuta con armi avvenieristiche in un mondo fatto di frecce e asce, tentando di creare una fisicità inedita nello scontro tra umani e alieno. Predator in questo contesto è stato “limitato” con più espedienti nel suo agire, in modo da rendere possibile lo scontro per tutta la durata del film.

Predator, l’alieno imbucato di lusso

La trama di Prey tutto sommato è scarna, i ruoli a di fuori di quello di Naru, coraggiosa e acuta cacciatrice, appena abbozzati. Il problema principale di Prey è che affidandosi del tutto alla componente action, non trova un regista in grado di reggere con la sua narrazione visiva le ottime premesse del film. Non aiuta poi il fatto che gli effetti speciali e visivi siano di fattura tutto sommato mediocre, contrastando con il vivo realismo dei set in esterna e in loco in cui è stato girato il film. Per quanto sono appassionati di animali adorabili su grande schermo, segnalo la presenza di un cagnolone addestrato da Naru, sempre al suo fianco, che spesso ruba la scena alla compagine umana.

Spiace quasi per Predator invece, più alieno che mai in un film che sembra (sembra?) quasi essere stato costretto a inserirlo per vendere qualche biglietto in più. È comunque apprezzabile vederlo meno in controllo del solito, districarsi in un ambiente in cui tutto é nuovo e potenzialmente pericoloso, anche per un tipo indipendente come lui. In taluni passaggi è evidente come sia un imbucato di lusso in una pellicola che faceva della scoperta delle caratteristiche del suo personaggio alieno uno dei suoi punti di forza. Rispetto al 2018 però questo tipo di pellicole è quasi completamente sparito dalle sale, se non quando sono i grandi registi a proporlo (settimana prossima arriverà Nope di Jordan Peele).

3/5
Considerate le premesse, ovvero il sentore che si fosse rispolverato il nome di Predator in un film di bassa qualità per tentare di spremere qualche guadagno, Prey è molto meglio del previsto. L’idea di partenza e la messa in scena sono incisive e stuzzicanti, il cast non tradisce la sua mancanza di esperienza. Il vero difetto, oltre a un’effettistica davvero non all’altezza, è una regia che non sa far fare al film il salto di qualità, rendendolo avvincente come dovrebbe essere un action così fisico e adrenalinico.