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Pam&Tommy, recensione: storia del primo matrimonio distrutto da Internet.

La serie di Hulu racconta come il matrimonio di Pamela Anderson e Tommy Lee sia stato travolto dal furto e dalla diffusione di un loro filmino erotico privato, raccontando la transizione tra mondo analogico e digitale.

di Elisa Giudici

È qualcosa di così intimo e privato...non era previsto che lo vedessimo e questo lo rende dannatamente hot”: così commenta un allibito spettatore di fronte allo spettacolo fornito dal filmino casalingo in cui Pamela Anderson - allora sexy symbol mondiale - e Tommy Lee si godono la loro romantica, travolgente e sessualmente esplicita storia d’amore. Pam & Tommy, la miniserie prodotta da Hulu e disponibile in Italia su Disney+, racconta un’incredibile storia degli albori di Internet, ma è una promessa non mantenuta.

La trama di Pam&Tommy

Dalla prima puntata infatti ci viene promessa una commedia brillante e un po’ surreale in cui Rand Gauthier (Seth Rogen, impegnato anche come produttore), un carpentiere senza un soldo e in procinto di divorziare dall’ex moglie attrice porno, ruba in maniera piuttosto rocambolesca la cassaforte di Tommy Lee (Sebastian Stan), batterista dei Mötley Crüe e allora marito di Pamela Anderson (Lily Collins). La storia d’amore tra Pam & Tommy, da titolo, viene messa sotto la lente d’ingrandimento della serie, nel suo momento più drammatico. Puntata dopo puntata, i toni della commedia lasciano il campo a un dramma personale che strazia il cuore. Quello di Pamela Anderson, la bagnina più sexy e amata della serie cult anni ‘90 Baywatch, la cui vita, il cui matrimonio e la cui privacy vengono calpestate in un incubo senza fine.

Randy infatti trova nella cassaforte rubata un filmino di famiglia dove Pam & Tommy si godono la loro vita coniugale, con atti e giochi erotici all’altezza della fama di coppia trasgressiva che avevano all’epoca. L’uomo edita le parti personali e romantiche del filmino, realizzando un montaggio con le scene più esplicite e tentando di avviare un’attività commerciale sulla vendita del filmino rubato. I produttori di porno californiani però non vogliono avere a che fare con un filmino ottenuto illegalmente e senza il consenso firmato dei diretti interessati, temendo ripercussioni illegali.

Qui entra in gioco Internet: siamo nel 1995, agli albori di una tecnologia ancora lenta, poco nota, riservata a un pubblico di smanettoni, ma comunque in rapida espansione, di cui in pochi hanno capito davvero le possibilità. Con l’appoggio di un produttore porno e i soldi di uno strozzino, Randy apre un sito dove vende copie su VHS del filmino. La situazione sfugge di mano a tutti: Randy si ritrova con i debitori alle calcagna, Tommy Lee e Pamela a dover far fronte ad azioni legali, pressioni dei paparazzi, battute sul filmino che diventano la prassi nel talk show serali.

La serie fotografa in maniera didattica e talvolta un po’ semplicistica - ma non per questo meno realistica - un mondo di uomini (giovani e vecchi, ricchi e poveri, artisti o gente di strada) che semplicemente non capisce il dramma di una donna che “è vissuta nella ribalta pubblica vestita solo di un costume da bagno” e deve subire una serie di umiliazioni senza fine per qualcosa che le è stato sottratto senza il suo consenso.

Pamela Anderson, la prima vittima di Internet

C’è qualcosa di dolorosamente esemplare nella storia della Anderson raccontata con puntiglio quasi maniacale da una serie. Pam&Tommy persegue ossessivamente una somiglianza strabiliante tra i suoi interpreti e i personaggi originali. Lily Collins e Sebastian Stan sono praticamente identici ai Pam&Tommy dell’epoca, ma è evidente il grande lavoro prostetico e di trucco effettuato per raggiungere il risultato, lavoro che invece non tocca Seth Rogen. Perché? Crederemmo forse meno alla storia se non ci sembrasse di vedere la vera Pamela Anderson affrontare i momenti più drammatici immaginabili per la vita di una donna in carriera, di una moglie che vuole diventare madre, semplicemente di un essere umano, se Lily Collins non le somigliasse tanto?

La serie è vietata ai minori di 18 anni, ma a impressionare non è tanto la presenza di scene esplicite mostrate (parecchi nudi integrali, soprattutto di Stan, declinati però in chiave comica, senza mai mostrare il filmino), quanto per la violenza a cui sono sottoposti Pam e - meno ovvio ma altrettanto vero e traumatico - Tommy nella loro invasione della privacy. Se c’è una cosa che riesce bene alla serie è mostrare quanto fosse feroce la realtà mediatica e sociale degli anni ‘90: nell’intera serie solo un’attrice porno sembra cogliere la portata del dramma di Pamela, mentre giornalisti, registi, produttori, avvocati, bagarini, presentatori, writing room e mezzi d’informazione sentono che è loro diritto prendersi una fetta di guadagni, fama, presenza.

Pam & Tommy: la gogna segna fine di Internet

Quello che la serie invece non riesce a fare è convincerci davvero che questa non sia l’ennesima violenza verso Pamela Anderson e Tommy Lee, che hanno già fatto sapere di non essere stati coinvolti nella lavorazione e men che meno di aver supportato o supervisionato quanto realizzato. Sceneggiatori e produttori dicono di averci provato a contattarli, il che rende il quadro ancor più sinistro. Forse allora siamo ancora fermi a Randy, che pensa di poter fare del bene, di essere una vittima, di stare nel giusto, di poter espiare le sue colpe nei confronti di Pamela ma fino all’ultimo finisce per sacrificarla, in nome dei suoi interessi.

Le due puntate finali sono particolarmente inquietanti per come sottolineano come Internet renda il supplizio dei protagonisti infinito e permanente, con un’esponenzialità che il supporto VHS non avrebbe mai potuto raggiungere. La Anderson in procinto di partorire il suo primo figlio passa le giornate a dirsi che è la fine, tutti hanno visto il filmino, cosa potrà succedere di peggio? Il peggio è che dal filmino, a vario titolo, varie persone hanno ricavato qualcosa come 77 milioni di dollari, realizzando una piattaforma legale da un atto illegale e poi di nuovo tornando nell’illegalità della pirateria, vendendolo o diffondendolo gratuitamente. Difficile non pensare che questa serie, che punta a riabilitare Pam dal ruolo infamante di oca giuliva e donna facile che le è rimasto appiccicato addosso sin dagli anni ‘90, non sia l’ennesimo colpo che l’attrice deve subire, l’ennesimo sfruttamento del suo corpo e del suo nome.

3/5
Pam & Tommy esplora argomenti spinosi che riguardano la percezione del ruolo femminile, l’invasione della privacy (maschile e femminile) e il ruolo di aguzzino senza fine che Internet può giocare in questi casi. La serie è indubbiamente ben realizzata e recitata, seppur un po’ semplicistica nella scrittura. Rimane però una sensazione indefinibile che non si riesce a scrollare di dosso: quella di qualcuno che si appropria di una storia non l’intento nobile di darle una voce, ma di fatto facendo subire ancora una volta alla vittima della vicenda una narrazione da lei non desiderata, approvata, controllata.