Mario Party Superstars: Un party è per sempre

di Simone Marcocchi

Se vi è capitato di guardare una replica sul nostro canale di Twitch del gameplay di Mario Party Superstars - a proposito vi siete iscritti? Prossimamente arriveranno grandi novità! - vi sarà immediatamente chiaro come ci si diverta all’istante, con poco, e una manciata di minuti diventano ore senza nemmeno accorgersene.

UN PARTY È PER SEMPRE

Troppo tempo è passato dall’era Nintendo 64, l’humus che ha dato i natali alla serie Mario Party ed ora era forse tempo di un gradito ritorno di una serie che sfrutta in parte l’idea alla base di ogni Mario Kart - un po’ nuovo, un po’ rubato da altri capitoli della serie -, con la voce che tutti abbiamo imparato a conoscere in Super Smash Bros (insomma tutti ingredienti di casa Nintendo). Ritorna un classico, anzi i primi tre classici da cui sono stati rubati i minigiochi - a proposito sono più di cento ed accessibili anche senza obbligo di tabellone - con i cinque tabelloni originali che si reinventano un gameplay rodato.

Come già sapete è un gioco in scatola, un gioco dell’oca virtuale in cui strategia, fortuna e abilità hanno uguale dignità per la durata di almeno un’ora a partita con cui sfidare gli amici e fare notte fonda. In pratica si tirano i dadi, si sceglie una direzione e si cerca di guadagnare stelle, o monete, o oggetti, tutto con lo scopo di totalizzare quanti più elementi vi permettano di scalare la classifica ed arrivare primi, anche solo alla fine, anche all’ultimo minuto, perché tutto conta e si decide alla resa dei conti. I mini-giochi sono semplicissimi, quasi banali, eppure ogni volta, in compagnia, sono diversi perché non solo si compiono azioni diverse anche solo nella stessa sfida in sé, ma la logica del gareggiare e quella semplicità infantile, non fa che aumentare lo spirito agonistico, strappando qualche risata mentre regala ore di gioia.

L’ALTRA FACCIA DEL TABELLONE

Probabilmente questo capitolo di Mario Party avrebbe potuto far parte di un mega-dlc di Super Mario Party uscito nel 2018 o addirittura essere parte di un bundle con entrambi gli episodi, cosa che avrebbe reso definitiva questa collezione per chiunque possegga Switch. Gli unici difetti possono essere insiti in una maggiore varietà dei tabelloni, che comunque non sono pochi e alla fine sono una scusa per giocare, perché ogni partita è diversa dalle altre; l’uso di controller standard invece di sfruttare i joy-con, che però di contro allarga anche un po’ il bacino di utenza ed comunque un’esperienza diversa dal capitolo del 2018; il non-divertimento in single player, questo è l’unico neo che non ha un contraltare, perché per quanto vi sforziate o vogliate tornare a giocare un tot numero di volte non è molto divertente da soli, ma è anche vero che non è stato pensato per quello.

Se avete una Switch e volete fare serata con gli amici, magari dopo un aperitivo o una cena, questo è il gioco che fa per voi, non è necessario che nessuno sappia giocare o che sia un patito di videogames, l’accessibilità è alla portata di tutti e il divertimento è ai massimi livelli.

8.5
Il più grande (ed unico) difetto del party game definitivo è forse insito nell’opposto della sua stessa natura. Si chiama “party” ed è quasi obbligatorio avere qualcuno intorno con cui giocare, che sia online o vicino a voi. Il single player infatti, per quanto supportato, annoia a morte, ed è quasi triste come non avere amici e se è così evitatelo e puntate ad altro, altrimenti fiondatevici sopra perché non c’è gioco in scatola che possa reggere il confronto.