Madeleine Collins, la recensione: Virgine Efira è la nuova femme fatale francese in un thriller che guarda a Hitchcock

Dopo aver dato scandalo con Benedetta, in Madeleine Collins Virgine Efira si conferma la nuova ossessione del cinema francese. Sensuale, bionda, bella ma soprattutto brava, è lei il punto di forza del thriller di Antoine Barraud.

Madeleine Collins, la recensione: Virgine Efira è la nuova femme fatale francese in un thriller che guarda a Hitchcock
di Elisa Giudici

Dopo anni di militanza nel cinema francese in ruoli più o meno di fila, è arrivato il momento di Virgine Efira: il 2021 è il suo anno, quello in cui è riuscita a fare il salto di qualità, a diventare protagonista e a farsi notare. Benedetta di Paul Verhoeven e Madeleine Collins sono due progetti che puntano sulla sua avvenenza, certo, ma che la mettono al centro della scena da assoluta protagonista, permettendole di confermare le sue doti da interprete.

Madeleine Collins prova ad aggiornare Hitchcock

Scritto e diretto da Antoine Barraud, Madeleine Collins è un thriller con un obiettivo molto ambizioso: rileggere in chiave moderna e moderatamente femminista il prototipo della bionda algida e pericolosa dei film di Alfred Hitchcock, lasciando che per una volta il punto di vista sia proprio quello della femme fatale. Non si può non pensare a Kim Novak in La donna che visse due volte (1958) di Hitchcock, dato che la protagonista di Madeleine Collins ha identità multiple. Sin da subito ci viene mostrato che la donna riesca con notevole successo a dividersi tra due famiglie e vite distanti, giostrando con abilità i rapporti con i mariti, i figli e la classe sociale a cui appartiene in ciascun mondo.

Il film ci fa capire ben presto che l'operazione non è portata avanti con malizia o intento sadico da parte della donna, che sembra sinceramente affezionata ad entrambi i mondi a cui appartiene. Il punto del film è proprio quello di spiegare poco a poco quali siano stati gli eventi e le ragioni che l'hanno spinta ad affrontare questa doppia vita segreta, proprio quando si ritrova sempre più alle corde con la sua perenne finzione. Mentre il delicato equilibrio di alternanze tra una famiglia e l'altra si spezza e sempre più persone cominciano a sospettare il gioco della protagonista, Madeleine Collins scopre le sue carte e rivela le risposte a lungo attese con un colpo di scenase non dirompente, quantomeno coerente.

Il grande momento di Virgine Efira

Che Antoine Barraud sia ambizioso lo si capisce già dalla prima, lunga, elegante sequenza introduttiva ambientata in un grande magazzino, la cui vera interpretazione diventerà chiara solo nelle fasi più avanzate del film. Purtroppo però la sua regia diventa più anonima man mano che la storia procede e talvolta s'impaluda nel secondo tempo. Per fortuna a tenere a galla il film è proprio Virgine Efira, che interpreta il ruolo di una donna alle prese con una doppia identità con un approccio dalle sfumature psicanalitiche, senza calcare la mano sulla drammaticità degli eventi e mantenendo il suo personaggio credibile, realistico. Un'altra ottima prova per Efira, che conferma quanto sia arrivato il suo momento di brillare...finalmente.

3/5
Basato su un soggetto originale e con una premessa che avrebbe potuto aprire la strada a una ben più incisiva rilettura contemporanea e femminista di un classico del genere, Madeleine Collins presto vira verso uno sviluppo sin troppo sobrio e convenzionale. Per fortuna la protagonista la interpreta Virgine Efira, che prova ancora una volta che la sua bellezza è accompagnata da un talento altrettanto in grado di attirare l'attenzione.