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Recensione Leggende Pokémon: Arceus

Pokemon intraprende una strada nuova e potenzialmente pericolosa, buttandosi in un open world dalle mille insidie, ma che è stato ben gestito

di Simone Marcocchi

Può sembrare strano - e probabilmente la stessa Game Freak ha pensato lo stesso - eppure GO è stata la rivoluzione nel campo Pokémon che serviva a rivitalizzare il brand. Nato come semplificazione del noto JRPG si è portato in seno a milioni di giocatori di vecchia data e di neofiti, con meccaniche semplici (e pure semplicistiche) ribaltando il focus e portando in dote una serie di riflessioni fondamentali per il futuro della serie. Il primo gioco della serie su Switch, per quanto fosse un remake, pose le timide basi dei mostriciattoli che scorrazzano liberi per tutto il territorio, così che fossero catturabili alla bisogna o per divertimento, come in GO, appunto. È l’ottava generazione che avrebbe dovuto elevare il genere, ma Spada/Scudo, per quanto fosse complessivamente molto buono (ottimo se volete includere anche i DLC), si è comportato troppo tiepidamente e con uno spirito conservativo. Ecco quindi che Game Freak ha pensato non tanto in termini puramente economici, sviluppando uno spin-off extra del brand, ma come fase di test per il mercato e vi dirò di seguito come siano riusciti a centrare il bersaglio (o meno… sì, bè, tanto avrete già sbirciato il voto, quindi lo saprete già).

MONSTER HUNTER PoKéMoN
I giochi si evolvono, ma è assurdo come gli studi di sviluppo giapponesi riescano ad essere conservativi ma rivoluzionari o rivoluzionari ma conservativi. La serie Monster Hunter ha insegnato un paio di lezioni al mondo dei mostriciattoli da collezione che trovano il pieno compimento in Arceus. Il primo è di Rise e a livello stilistico e artistico – non grafico purtroppo – con un accento marcato per i costumi tipici della terra del Sol Levante, il secondo è l’idea di quel Monster Hunter Stories che a sua volta prende l’idea di Pokémon e ne fa una saga a sé, per poi restituire il favore in questo capitolo. Lo stile di combattimento, la ricerca, la storia e le quest ad esempio vengono prese di peso da Stories ed infilate in quest’ultima produzione di casa Nintendo.

Basta quindi storia lineare come scusa per girovagare per il mondo – anche se presente, per ovvi motivi – ma più affidata ad una logica di libertà data al giocatore nel seguire quest principali e secondarie, da sfruttare come scusa per massimizzare la ricerca e la cattura. Ma se ho parlato di GO, è anche per gli strumenti e i gadget complementari. Si butti il noioso (finalmente!) centro di recupero di energia del nostro team e viva le bacche rivitalizzanti da cercare e craftare; basta fare acquisti quando si possono costruire le Pokéball; looting e grinding sono semplici (ma non così tanto) da offrire la voglia continua di ampliare, con uno scopo, il nostro Pokédex; addio la dimenticanza delle mosse oltre le quattro a disposizione ed ecco una gestione più amplia della scelta, con quel pizzico di strategia che ne massimizza il divertimento o la possibilità di acquistare un addestramento atto ad implementarne alcune.

La cattura massiccia e massiva infatti, grazie agli strumenti, ma anche l’uso dello stealth o le battaglie per indebolire le creature selvagge, ha due funzioni utilissime (oltre al divertimento): aumentare il livello del nostro personaggio, che lo porta ad accrescere la possibilità di controllare Pokémon con statistiche e valori sempre più alti e la liberazione degli stessi che permette di avere gadget pur incrementare ancora di più l’efficienza dei nostri pet. Anche il nostro alter ego sarà coinvolto in attacchi da parte dei bizzarri abitanti dei vari territori che visiteremo, dovendo effettuare schivate che sembrano anch’esse figlie di GO, ed è bello così; la stratificazione di questa ricerca è dovuto a zone che offrono cambiamenti giorno-notte e meteo dinamici proprio per variare le catture e regalare una mini-esperienza offline del gioco Niantic, pur calando tutta la realtà evolutiva del passato Pokémon.

Se con la nona generazione Game Freak non vorrà dare una doccia fredda ai propri estimatori, dovrà necessariamente portare a casa il feedback ultra-positivo di Arceus e sfruttarlo. Tutta questa perfezione però nasconde anche due difetti, che limitano in parte l’esperienza. Il primo è la grafica, in dock è semplicemente imbarazzante, con texture spalmate malissimo, manipolazione poligonale grossolana del territorio e un open world che sembra fatto per un ecosistema old gen. Il secondo è parziale ed è legato all’endgame, che però è anche il vero cuore pulsante di questi titoli, che vi stimola a continuare a giocare (per vagonate di ore), dato che avrete meno verve di quanto abbia fatto la release perfetta di Diamante Lucente e Perla Splendente, perché mancano un po’ tutte quelle sfide della Lega e avversari davvero temibili. Certo rimane la voglia di completezza del Pokédex, delle quest secondarie, la caccia dei leggendari, ma senza uno scopo per cui catturarli sembra un po’ fine a sé stesso. Si vocifera già di DLC, ma questa, come si suol dire, è un’altra storia…

8.5
Per quanto Arceus possa sembrare figlio di Spada-Scudo, è in realtà la miccia che incendia la rivoluzione del mondo Pokémon, che ha visto in GO un inizio forse involontario, ma il cui cuore è diventato una sorta di mistica ricerca e ossessivo studio da parte di Game Freak. Ormai è chiaro per tutti che è il combattimento e la cattura che tutti i cacciatori vogliono fare e per questo la lente d’ingrandimento si sta concentrando sempre di più su questi due aspetti, massimizzando l’emotività e l’intrattenimento che i giocatori provano in questa attività. La parte grafica è qualcosa di osceno a paragone della bellezza del gameplay e a fronte di quanto il team principale avrebbe dovuto estrapolare dal proprio cilindro. Quando visto in questa produzione non è da considerarsi un semplice spin-off secondario, sarà impossibile non vedere molte di queste implementazioni nei prossimi capitoli principali e tutto questo non può che essere un bene. Un endgame vero e proprio sarebbe stato meglio, ma anche così si gioca davvero per decine e decine di ore.