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La fiera delle illusioni - Nightmare Alley, recensione: il noir e il circo secondo Guillermo Del Toro

Il regista premio Oscar per La forma dell’acqua torna con un noir ambientato nel mondo del circo e della magia, il cui scopo è divertire. La recensione di Nightmare Alley.

La fiera delle illusioni - Nightmare Alley, recensione: il noir e il circo secondo Guillermo Del Toro
di Elisa Giudici

L’Oscar ha saziato la fame artistica di Guillermo Del Toro? Guardando La fiera delle illusioni - Nightmare Alley (che potete già trovare su Disney+), l’ultimo film del regista messicano, l’impressione è proprio questa. Sembrano lontanissimi i tempi in cui, con Il labirinto del fauno (2006), si faceva notare come outsider a Hollywood. Del Toro oggi è un regista che per film, linguaggi e connessioni con le major vecchie e nuove, fa parte dell’ecosistema hollywoodiano.

La leggenda vuole che Nightmare Alley nasca da un regalo ricevuto da uno dei suoi attori feticcio, Ron Pearlman (il suo Hellboy). Anni fa l’attore, che ha una piccola parte nel film, regalò al regista l’omonimo romanzo noir a firma William Lindsay Gresham, pubblicato originariamente nel 1946. Guillermo Del Toro ne è rimasto talmente folgorato da volerne trarne un adattamento, conservandone il titolo. Nightmare Alley quindi si presenta più come un adattamento del romanzo che come un remake dell’omonimo film che venne realizzato a Hollywood nel 1947, a un solo anno dalla pubblicazione dello scritto.

La trama di Nightmare Alley

Protagonista assoluto della vicenda è Bradley Cooper nei panni di Stanton Carlisle, un uomo in fuga dal suo passato, ossessionato dal ricordo ci un gesto compiuto tra le rovine di una casa in fiamme. Stanton finisce per diventare un imbonitore e tuttofare in un circo popolato da fenomeni da baraccone e piccoli artisti della truffa, ma le sue ambizioni sono ben altre.

Stanton riesce a conquistare il cuore della dolce Molly (Rooney Mara), a sua volta artista circense, convincendola a mettere un piedi un numero di mentalismo che frutti alla coppia più denaro e frequentazioni sociali più ricercate di quelle delle fiere di paese. Durante uno spettacolo l’uomo se la deve vedere con l’algida psicologa Lilith Ritter (Cate Blanchett), che diffida dei suoi poteri da medium.

Pur avendo già ottenuto ciò che desiderava - l’amore di Molly e una condizione sociale migliore -Stanton non riesce a resistere alla sua stessa ambizione, legandosi alla scaltra e pericolosa psicologa per tessere una truffa molto più rischiosa ma molto più redditizia.

Il circo patinato di Del Toro

Nightmare Alley dimostra tutta l’influenza e la benevolenza che Del Toro è riuscito a raccogliere attorno alla sua persona a Hollywood. Il cast è davvero stellare e l’impressione - patinatissima - è di quelle che solitamente si percepiscono in certe operazioni all star che arrivano in sala per Natale (vedi Knives Out).

Oltre ai suoi attori feticcio (Ron Pearlman), del Toro riesce ad assicurarsi un trio di star assolute come Bradley Cooper, Cate Blanchett e Rooney Mara nei ruoli apicali della vicenda. A stupire ancor di più è come caratteristi del calibro di Toni Colette (Hereditary) e Willem Defoe (Spider-Man) accettino di interpretare ruoli abbastanza marginali. Interpreti di questo spessore riescono a dare una complessità necessaria a un film che spesso appare sempliciotto.

L’ammaliante Cate Blanchett colpisce ancora

A rubare la scena a tutti (e perfino a fare un pensierino per una nomination agli Oscar) è la splendida Cate Blanchett, capace di mettere in ombra le buone performance di Cooper e Mara con la sua femme fatale ambiziosa e diabolica. Il merito va a un’interprete di cui già conosciamo l’abilità, ma anche a una parte davvero perfetta per esaltare i suoi punti di forza interpretativi, in cui risulta molto credibile anche dal punto di visita fisico e somatico. Poche attrici oggi hanno l’allure giusta per evocare l’allure della sofisticata donna fatale degli anni ‘40.

È anche bello rivederla interagire su schermo con Rooney Mara dopo il toccante Carol, anche se a quest’ultima tocca una parte molto angelicata, che non le consente di mettersi in mostra come la collega. Bradley Cooper film dopo film continua nel suo lavoro di accreditarsi come interprete serio e affidabile, ma le sue compagne di set hanno quel quid che ancora gli manca. Lui rimedia mettendoci tutto sé stesso e impegnandosi anche in un nudo integrale che ha fatto molto chiacchierare.

Del Toro confeziona un noir troppo prevedibile

Se dal punto di vista tecnico e attoriale Nightmare Alley gode di tutto il potere e il denaro che una produzione di questo tipo può mettere in campo, è proprio la regia a tradire il progetto. Nightmare Alley sembra un film godibile di largo consumo confezionato con grande gusto, un tentativo di creare nel 2021 un noir classico, elegante, degno successore di un genere molti in voga quando questa storia è stata concepita.

Tuttavia, come in tutti gli ultimi film di Del Toro, l’approccio è divertito e non incisivo, l’aspetto gotico e oscuro della storia è una mera patinatura visiva e non incide sulla storia e sul suo tono. Per essere un film pensato per un pubblico adulto (data la la violenza, le tematiche e le scene di nudo), questo nuovo Del Toro è sin troppo castigato, sin troppo ardente nel spiegare, indicare, illustrare allo spettatore dettagli e svolgimenti. È il titolo adatto per chi al cinema vuole essere accompagnato per mano, mediamente divertito, ma non certo sorpreso né tanto meno scosso da una visione autoriale forte, dirompente. Tutto sommato, può andare bene anche così.

3/5
Del Toro sa come intrigare il pubblico, ma la vittoria dell’Oscar sembra averne smorzato l’ambizione di stupire. Nightmare Alley è solido, Cate Blanchett è sublime, ma il film risulta molto prevedibile e “telefonato”. I fan del regista però lo ameranno.