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Jurassic World - Il dominio, recensione: un’occasione sprecata

Giunto al suo sesto capitolo, il franchise dei dinosauri ha perso l’allure del grande evento e fatica a trovare una sua identità. La recensione di Jurassic World - Il dominio.

di Lidia Doardo

Forse è questo il film in cui i dinosauri di Jurassic Park smettono di essere un evento, un’occasione speciale per andare al cinema e vedere qualcosa di prezioso. Jurassic World - Il dominio ha tra i suoi demeriti quello di togliere l’ultima scaglia di magia dall’esperienza “cretacea” che è il punto forte di questo franchise. Raggiunge questo non invidiabile risultato nonostante possa contare sul ritorno dei tre volti simbolo del primo film: Laura Dern, Sam Neill e Jeff Goldblum. L’impressione è che, sotto dinosauri sempre più grandi e ricercati, questa saga cinematografica fatichi a trovare la sua ragione d’essere

La trama di Jurassic World - Il dominio

Sulla carta Il dominio ha molte carte interessanti da giocarsi, molti snodi narrativi che promettono di non rendere la visione noiosa e riempire le due ore e venti di durata del film. Alla fine dello scorso capitolo infatti un cambiamento storico irreversibile è avvenuto: i dinosauri, non più contenuti all’interno di un parco o di un’isola, si sono sparpagliati per tutto il mondo, cominciando una lenta riconquista del pianeta e costringendo gli umani a riflettere sul loro ruolo all’interno della catena alimentare e sul pianeta. La pellicola si apre con un reportage giornalistico di “Now This”, ricalcando dunque la realtà e ponendo un interrogativo: i dinosauri vanno annientati finché il loro numero è ancora gestibile o bisogna imparare a vivere con loro? La responsabilità del loro ritorno è qualcosa di cui l’umanità deve farsi carico?

La risposta sembra essere sì: quattro anni dopo la distruzione dell’isola di Nublar, la CIA e i vari dipartimenti del governo statunitense devono fronteggiare mercato nero, bracconaggio, danni alle colture, incidenti stradali e tanti, tantissimi problemi causati dai dinosauri, o per meglio dire, dall’incapacità degli umani di fronteggiare le conseguenze delle loro scelte avventate. Gli esemplari più grandi o più pericolosi vengono catturati e spediti in un santuario naturale sulle Dolomiti, gestito da una tech company chiamata Byosin Genetic. Se c’è una cosa che questo franchise ci ha insegnato è che tra dinosauri e capitalisti, i secondi sono sempre i veri, autentici cattivi della situazione. Lo scopriranno a loro spese Claire (Bryce Dallas Howard) e Owen (Chris Pratt), diventati i genitori e guardiani di Maisie Lockwood (Isabella Sermon), la bambina clonata al centro degli eventi del precedente film. Maisie nel frattempo è diventata adolescente e la vita da fuggitiva in mezzo ai boschi le sta sempre più stretta.

Il dominio non riesce a sfruttare i suoi punti forti

Sono passati 4 anni dagli eventi dell’isola di Nublar, la carne al fuoco è tanta, eppure Il dominio di altisonante ha solo il titolo. Il film non sembra riuscire ad approfittare davvero delle ottime carte che ha in mano, dando poco o nulla da fare al trio di grandi interpreti che tornano nel franchise dopo decenni, sprecando il loro carisma. Anche i nuovi personaggi non fanno che ripetere schemi, errori, reazioni del precedente film (stavolta però senza corsa sui tacchi di Dallas Howard). Per fortuna ci sono i dinosauri con una bella iniezione di specie bizzarre e sorprendenti a movimentare un po’ le cose, però di fatto la grande domanda del film (come far convivere uomini e dinosauri?) non viene né sfruttata né davvero esplorata. Tutto rimanere concentrato sui problemi familiari e amorosi piccoli così dei nostri protagonisti, non particolarmente memorabili né carismatici, tutto si riduce al solito territorio di contenimento perfetto dei dinosauri che poi si rivela essere disastroso. Per giunta il capo della Byosin, il malvagio di turno, è un personaggio caricaturale privo di carisma, charme o vera cattiveria, le cui motivazioni sono mal spiegate e il personaggio appena abbozzato. Insomma, un’occasione sprecata.

Penso ad esempio al remake de Il pianeta delle scimmie, una trilogia che invece sapeva prendere decisioni nette, affrontando di petto i punti di non ritorno della storia, non dando mai l’impressione di stare fermo.

2/5
Al contrario invece Jurassic World sembra indeciso su che strada prendere, manca di carisma e d’identità e nessun dinosauro, per quanto feroce o sorprendente, può nasconderne i difetti. Peccato, perché sia la storia sia i personaggi avevano un potenziale molto maggiore e promettevano scintille.