Jupiter's Legacy: i super poteri e i super problemi di una famiglia di eroi

Super problemi con super eroi, Jupiter's Legacy non fa sconti a nessuno e presenta l'altra faccia della medaglia dell'essere una famiglia con i super poteri

di Fabio Fundoni
Dalla penna di Mark Millar e dalla matita di Frank Quitely, due che di comics ne hanno sfornato a quintali, di cui molti di ottima qualità tra Marvel e DC, nasceva nel 2013 un interessante fumetto che cercava di mostrare un gruppo di supereroi in una situazione differente (o quantomeno più insolita) rispetto alle classiche trame a cui siamo abituati. Lotta ai supercattivi, si, ma anche una linea di conflitti interni che toccano il problematico salto generazionale tra genitori e figli e il cambiamento della società che, con il passare del tempo sposta i confini del lecito e della morale condivisa. Con un pubblico che ha sempre più fame di serie TV, un colosso come Netflix non poteva che accaparrarsi i diritti di una storia simile ed ecco quindi arrivare sui nostri schermi, non senza qualche intoppo di produzione,Jupiter's Legacy, che abbiamo avuto l'opportunità di guardare in anteprima per voi.
 
 
Siamo negli Stati Uniti (e chi lo avrebbe mai detto?) e a difendere la nazione c'è un gruppo di supereroi chiamato l'Unione, a cui capo c'è Utopian, il cui vero nome è Sheldon Sampson, membro portante dei sei supereroi fondatori, tra cui ci sono anche sua moglie Grace e suo fratello Walter. Basta una prima occhiata per vedere volti stanchi, segnati da profonde rughe e capelli bianchi, segno della vecchiaia che avanza. A margine, capiamo in fretta che oltre alla vecchia guardia, l'Unione è composta anche da un nutrito gruppo di giovani, tra cui spiccano i figli dei membri fondatori. Ed è subito scontro generazionale. Sheldon/Utopian, portato in scena da un bravo Josh Duhamel (forse vittima di un doppiaggio a volte un po' forzato) rappresenta quello che il classico supereroe americano ha sempre incarnato: difesa dei valori, amore per la nazione, sacrificio totale in nome del popolo americano e rispetto estremo un delle leggi e del codice interno dell'Unione, scritto da lui stesso. 
 
Chi non vorrebbe essere difeso da un simile baluardo della giustizia? Ecco, nello stesso momento chiedetevi anche chi vorrebbe nascere da un padre tanto amorevole quanto inquadrato, intenzionato a allevare i propri figli per prepararli a prendere il suo posto quando l'età lo costringerà a ritirarsi. C'è chi reagisce con spirito di emulazione, impegno e abnegazione a costo di reprimere il proprio istinto come Brandon (Andrew Horton) e chi ha un totale rigetto per la famiglia e si lancia in una vita sregolata, come Chloe (Elena Kampouris). Nascere con i superpoteri, insomma, non è proprio quel sogno che tutti abbiamo fatto almeno una volta nella vita. Si delinea, così, lasciando quasi ai margini il probelma della lotta ai supercattivi (ma ovviamente non mancano i villains), una Unione spaccata nel suo interno, dove le nuove leve si chiedono con sempre maggiore insistenza quanto siano ancora oggi valide regole scritte negli anni '20 e quanto valga la pena una vita di rinunce mentre il resto dei tuoi coetanei passa le serate a sballarsi in discoteca.
 

Gli eroi che venivano dal passato

Come? Anni '20? Ma la serie non è ambientata nei nostri anni? Ebbene, oltre ai superpoteri, i nostri eroi della vecchia scuola sembrano avere una longevità fuori dal comune e andremo a seguirli in una doppia timeline che, senza andare a dirvi più del necessario riguardo alla trama, andrà a cavalcare sia il presente che il passato, ricalcando gli eventi che hanno portato Sheldon e compagni a acquisire i superpoteri e a diventare, di fatto, la prima "super-generazione", a differenza dei giovani che si sono ritrovati i poteri per semplici motivi di nascita. Più linee di lettura, non solo temporali, insomma. Traspare dopo poco tempo un parallelo tra l'attuale crisi del mondo occidentale con l'orribile crack di Wall street del 1929 e allo stesso tempo viviamo il susseguirsi dei fatti dal punto di vista dei "super". A contrastare una crisi epocale, nel 1929 nasceva una nuova forza con Utopian e compagni, ma la nuova generazione di eroi sarà in grado di imporsi e contrastare le nuove problematiche, o si dimostrerà troppo “rammollita” dal non aver dovuto combattere per procurarsi i poteri e dalle tante tentazioni della contemporaneità? Andando ancora a scavare, ci sono i drammi e i dubbi personali dei protagonisti che, appunto, ricordano lo stilema “grandi poteri, grandi problemi”, ma anche l’amplificazione dei classici problemi di famiglia che, moltiplicati per la propria essenza di protettori del pianeta, pesano come macigni e rendono i protagonisti estremamente umani.
 
Il prodotto confezionato da Netflix, dal punto di vista tecnico è ineccepibile. Ottima fotografia, effetti speciali di tutto rispetto, cast di rilievo e capace (con qualche riserva su Horton, forse un po’ acerbo), la capacità di portare in scena in modo ineccepibile sia il presente che il passato, ma una scelta narrativa non del tutto vincente, quantomeno dal punto di vista del ritmo. Si arriva all’ottava e ultima puntata di questa prima stagione nella perenne attesa che accada qualche cosa "di grosso", sia nella timeline presente sia in quella del passato, senza trovare soddisfazione se non alle battute finali, comunque sostenuti da una buona qualità di intrattenimento, anche se un po’ troppo legata allo stereotipo del conflitto generazionale. Con tutte le differenze tra uomini degli anni 20 e ragazzi di oggi, Brandon cade nella figura del figlio che lotta con il mondo esterno e con se stesso per essere un modello, mentre Chloe, che rappresenta il punto di frattura dalla normalità alienante della famiglia in stile "mulino bianco", è palesemente “caotica” non in quanto essa stessa lo sia, ma come (classica e prevedibile) forma di ribellione ai genitori e al sistema morale che essi rappresentano e difendono. Insomma, per ora manca una figura “forte” di rottura, sebbene alcuni profili promettono bene per il futuro.
 
La trama scorre parallela tra le due linee temporali, ma lascia le sorprese solo all’ultima puntata, rendendo il percorso di avvicinamento un po’ forzato, sebbene lo spettatore continui a osservare con interesse, ma senza toccare mai i picchi di ritmo delle serie di maggior successo. A dirla tutta, questa prima stagione di Jupiter’s Legacy sembra, appunto, un antipasto per quello che potrà essere quello che verrà. Gli ingredienti ci sono tutti: un cast interessante (anche per i personaggi che nel presente non si sono ancora mostrati), una storia con spunti notevoli (nonostante qualche stereotipo) e un impegno produttivo al top, con investimenti chiaramente da tripla A. Come tutte le ricette, però, è l’amalgama a dare la chiave di volta per il risultato finale. Ecco, questa amalgama ancora non c’è, ma siamo fiduciosi che il futuro riservi i miglioramenti che servono, principalmente riguardo lo scorrimento narrativo. Un ottimo viatico per una serie tv che si lancia in un filone estremamente affollato e che cerca di dimostrare di avere qualcosa di diverso da dire rispetto alla concorrenza. Attendiamo fiduciosi per capire se l’Unione saprà vincere la propria battaglia. 
 
3/5
Bene ma non benissimo questa nuova escursione del mondo delle serie Tv nel fantastico ambiente dei supereroi dei fumetti. Jupiter’s Legacy è sicuramente ben studiato e ben diretto, alla ricerca di un punto di vista non ancora esplorato da un filone, quello dei super uomini con super poteri e super problemi, che ormai imperversa su tutti i media. Interessante, ma un po’ scontata, la linea narrativa del conflitto generazionale, con una doppia time line che guarda tanto al passato quanto al presente, ma si prende troppo tempo tra una fase d’azione e l'altra. Esteticamente bella da vedere e palesemente prodotta con cura e attenzione per ogni suo elemento, Jupiter Legacy pecca nel suo essere prima stagione in quella che dovrebbe essere una storia ben più intricata, lasciando un po’ l’amaro in bocca e un certo senso di “incompiuto”, per quanto sia ovvio che il meglio deve ancora arrivare. Ben recitata e con una ottima fotografia, la nuova fatica di netflix ha come suo maggior peccato una sceneggiatura un po’ lenta, come a voler cercare il riempimento delle canoniche otto puntate stagionali. Per il resto, Jupiter's Legacy ci ha tenuti incollati alla tv, sebbene sempre in attesa di un colpo di scena o di un “turnig point” che è arrivato solo alle ultimissime battute dell’ottavo episodio. Un buon inizio, sebbene non folgorante, per una serie tv che necessiterà della prossima stagione per farci capire se saprà imporsi come cult o se sarà semplicemente una delle tante.