Il mostro della cripta, recensione: dove sono finite le notti magiche del horror italiano?

Il mostro della cripta, recensione: dove sono finite le notti magiche del horror italiano?
di Elisa Giudici

Cosa potrà mai succedere a Bobbio, sonnacchiosa cittadina montana della Val Trebbiana, nel 1988? Quasi nulla di rilevante per chiunque non voglia morire di vecchiaia o noia, con grande disperazione del ventenne cinefilo Giò Spada (Tobia De Angelis), appassionato di fumetti e film a tema horror. Nonostante s'ingegni con i suoi amici per girare i film che vorrebbe vedere, la vita non gli riserva che sfortune amorose e un onnipresente Nanni Moretti al cinema parrocchiale.

Almeno fino a quando un efferato omicidio lo porta a pensare che quanto letto nelle pagine inchiostrate del fumetto gore Squadra 666 del fumettista bolognese Diego Busirivici (Lillo) non stia diventando realtà. Così, con la sua squadra di amici più o meno sfigati e con la sua bellissima scream queen Vanessa (Amanda Campana), Giò si troverà a fronteggiare una lunga scia di sangue e terrore che punta dritta dritta alla cripta della chiesa parrocchiale. C'è davvero un mostro che spaventa Bobbio?

Nostalgia horror canaglia

Nonostante qua e là spunti sempre qualche sporadico tentativo di rinverdire il cinema di genere italiano (che negli anni '80 conobbe uno dei suoi tanti periodi d'oro), la produzione italiana di livello continua a muoversi tra dramma sociale e cinema autoriale, con sporadiche incursioni nel crime e nel noir. Per tutto il resto c'è pochissimo spazio, pochi soldi e pochi talenti che scelgano il cinema di genere.

Certo che di fronte pellicole sconfortanti come Il mostro della cripta non si può nemmeno parlare d'ingiustizia o scarso coraggio produttivo. Se questo è l'horror scanzonato, comico e parodistico che possiamo e vogliamo proporre in una cornice internazionale come il Festival di Locarno, allora forse è meglio rinunciare in partenza a un ritorno credibile al cinema di genere italiano, anche solo in chiave commerciale.

Buone premesse, pessima esecuzione

Eppure qui le premesse per fare bene c'erano, nonostante un'evidente ristrettezza di budget. Alla sceneggiatura ci sono i Manetti Bros, che sapientemente scelgono un soggetto a cui fa gioco persino la povertà di mezzi in cui ci si muove: parodiare il cinema "casereccio" di un certo horror di serie b italiano americanofilo, con parecchie iniezioni di leggera nostalgia pop anni '80 è un'ottima strategia di base. Il problema è che, senza scomodare nomi incredibili del passato, qui manca proprio il talento. Se il regista Daniele Misischia (che una certa esperienza nel genere ce l'ha) ancora se la cava, che dire di un montaggio davvero ruvido e sconnesso nell'esecuzione?

La nota più dolente è il comparto attoriale. No, non voglio credere che anche pescando tra esordienti assoluti e dilettanti alla ricerca di una chance il meglio che si possa fare sia questo cast, che in alcuni casi non può essere scusato neppure a fronte dell'età. Inserito tra giovani che davvero faticano a mettere in fila le proprie battute, con la sua esperienza e le sue capacità già rodate Lillo pare un gigante di recitazione.

Solo il Jack Black nostrano si salva

Non è poi nemmeno chiarissimo a chi sia rivolto questo film, che prima sembra voler dare al comico italiano il ruolo di mentore a mo' di nostrano Jack Black nell'italianizzazione di Piccoli Brividi, salvo poi infilarsi in scelte abbastanza violente che rigettano decisamente l'ipotesi di un pubblico giovanile. Più che per bambini, Il mostro della cripta risulta bambinesco per i continui parossismi a cui va incontro la sceneggiatura, che fa sembrare equilibrati, ben recitati e realistici certi filmacci di genere visti nelle sale italiane in un passato che appare quanto mai lontano.

La sostanziale differenza tra quei film - pieni di feticismi e di gratuità, ma anche di straordinaria forza vitale e inventiva - e questi è che Il mostro della cripta non ha davvero nulla da dire, nemmeno nel suo modo sgangherato e incoerente. Se anche l'esagerazione è la chiave di lettura qui, se anche ci si muove sotto l'egida del più disimpegnato intrattenimento, non saranno un paio di "vacca boia" pronunciati con calata bolognese a rilanciare le sorti del horror comico italiano.

1/5
È con la morte nel cuore che stronco l'ennesimo film italiano impresentabile che finisce per essere presentato a Locarno. Fa rabbia vedere come Il mostro della cripta abbia a portata di mano una serie di temi da irridere dal gran potenziale (penso alle sette massoniche, a un certo giro culturale bolognese, a quel modo tutto nostrano di copiare mode statunitensi che ci portiamo dietro dagli anni '80) e si perda in una pochezza cinematografica ingiustificabile. L'unico momento in cui è irriverente e graffiante come promette è la battutaccia su Nanni Moretti, contenuta nella seconda scena del film.