Ghostbusters: Legacy, recensione: la nuova generazione degli Spengler si fa amare

Ghostbusters: Legacy, recensione: i nuovi Spengler si fanno amare
di Elisa Giudici

C'è una scelta di campo da fare di fronte a un film come Ghostbusters: Legacy, una che siamo costantemente costretti ad affrontare più volte l'anno nell'era del perenne reboot e revival: siamo pronti ad accettare l'operazione nostalgia? Seppur migliore sotto ogni punto di vista, ho trovato Legacy un'ottima operazione in difesa. Tuttavia i tempi sono maturi per ammettere che, pur con tanti errori e mancanze, il Ghostbusters al femminile del 2016 aveva osato in modi e temi che operazioni come questo film nemmeno si sognano di fare, finendo vittima di un accanimento sproporzionato e pieno di secondi fini tutt'altro che lodevoli.

La mossa più ardita del lungometraggio diretto da Jason, il figlio dello stesso Ivan Reitman (regista del film originale del 1984), è trasportare una nuova generazione di acchiappafantasmi lontanissimo da New York, nella campagna rurale di Summerville, Oklahoma. Una scelta in cui l'erede del maestro dimostra di riconoscere il grande talento del precedente allievo, Stranger Things. Con la panineria con le cameriere sui pattini a rotelle, la pompa della benzina un po' scassata e negozietti inspiegabilmente sospesi negli anni '80, Summerville è un tuffo nello stereotipo cinematografico pop statunitense dell'epoca, che poco ha a che fare con il 2021. Difficile non pensare alla serie cult Netflix quando tra i protagonisti si aggira anche Finn Wolfhard, nei panni di un fratello spilungone e un po' disadattato della piccola protagonista putativa della storia.

La trama di Ghostbusters: Legacy

Rimasti senza un soldo e sotto la minaccia di uno sfratto a New York, Callie e i suoi due figli Phoebe e Trevor trovano un'ancora di salvezza nella fattoria diroccata del nonno appena morto, situata in una sperduta cittadina dell'Oklahoma rurale. Mentre Callie ancora fatica a scendere a patti con l'abbandono da parte del nonno, Trevor e Phoebe scoprono che dietro alla fama di strulunato folle dell'uomo si nascondeva una terribile minaccia per l'umanità. Una minaccia ectoplasmatica, che richiederà l'intervento di vecchie conoscenze già avvezze all'utilizzo di trappole acchiappafantasmi e Cadillac targate Ecto1.

Ghostbusters: Legacy: promosso con riserva

Dal punto di vista tecnico, Jason Reitman dimostra di non aver molto da imparare dal padre. Aveva già entusiasmato come regista con l'irriverente Thank You For Smoking e qui co-scrive e dirige un grande blockbuster con un equilibrio perfetto tra azione, humour e regia vecchia maniera.

La vera gemma del film - a cui va imputata buona parte della riuscita della pellicola - è la giovanissima Mckenna Grace, l'interprete della protagonista assoluta Phoebe. Non solo il suo volto è perfetto per essere l'erede del nonno cervellone, ma la naturalezza disarmante con cui si cala nei panni di una ragazzina nerd e molto orgogliosa di esserlo permette di far funzionare battute e gag che sulla carta sarebbero davvero fuori tempo massimo. Un casting azzeccatissimo, così come era stato per il quintetto protagonista di Stranger Things: se continuiamo a vedere Finn Wolfhard in produzioni come queste è perché gli attori pescati dalla serie Netflix e lanciati nello star sistem hanno le facce giuste e un talento innegabile. **Occhio anche a Paul Rudd (**Ant-Man) ****e Carrie Coon (**Gone Girl), che nella parte degli adulti deliziosamente imbranati fanno un ottimo lavoro di supporto ai più giovani.

Non si può dire molto di più senza incappare in qualche spoiler, ma come già si evince dal trailer, c'è da aspettarsi qualche ritorno di pregio: in questo caso ognuno fa il suo, senza strafare.

Analizzando il film più in generale nel suo rapporto con l'originale, Legacy funziona molto bene come grande omaggio al passato, un po' meno come passaggio di testimone tra generazioni di acchiappafantasmi vecchi e nuovi. In altre parole Legacy è molto bravo a omaggiare ciò che è venuto prima, rinverdendolo con notevole dispiego di mezzi e talento, ma non sembra avere il carisma necessario per prendere questo materiale e farne qualcosa che abbia un senso e un valore nel 2021, al di fuori appunto del citazionismo d'antan. Staremo a vedere.

3/5
A differenza del 1984, d'idee fresche e sorprendenti sembrano essercene davvero poche. L'unico limite di Legacy è che il suo intento non è solo quello di omaggiare, ma anche di porre le basi di un franchise che Sony vuole rinverdire a qualunque costo, anche se poi non è molto chiaro se abbia la benzina e le idee per farlo funzionare davvero.