Free Guy, recensione: il gaming al cinema livella sempre più

Guidato da un Ryan Reynolds sbarazzino e da un sornione Taika Waititi, Free Guy si presenta come un divertente film estivo, ma ha parecchi assi inaspettati nella sua manica.*

di Elisa Giudici

Avrebbe davvero potuto blastare il sonnacchioso orizzonte del cinema videoludico Free Guy, una commedia ambientata nel mondo del gaming così convincente che fa davvero salire un po' di rimpianto su cosa sarebbe potuta essere. Se al posto di etichettarla come un film estivo senza troppe pretese prima la defunta FOX e poi Disney le avessero dato quel minimo di audacia necessaria a farla prendere sul serio, ci sarebbe stato spazio per un film ancor più memorabile, forse persino spartiacque nel raccontare il medium dei videogiochi in maniera adulta e complessa in quello del cinema.

Free Guy infatti è molto più di una semplice commedia "caciarona" ambientata nel mondo dei videogiochi online, delle sfide in diretta e degli streamer di grido. Il film s'inoltra inosservato in un solido territorio fantascientifico, aprendosi con uno spunto che ricorda molto quello del primo, fulminante Lego Movie e arrivando sul finale in zona The Truman Show.

Il solito "guy" della porta porta accanto

Protagonista della vicenda nei panni della comparsa sullo sfondo è Guy. Innanzitutto bisogna sottolineare come purtroppo un po' dell'ambiguità di questo nome proprio maschile inglese che significa anche "tizio qualunque, un tipo" venga persa nel comunque attento adattamento italiano. Questo riesce solo in parte a tradurre una marea di giochi di parole legati allo status del protagonista.

Interpretato dal "tizio qualunque ma speciale" per antonomasia del cinema statunitense contemporaneo - Ryan Reynolds - Guy è un personaggio non giocabile in un videogioco online di grido, ma ovviamente non lo sa. La sua vita è ripetitiva, intrappolata dalla ciclica routine del suo codice digitale: alzarsi, indossare sempre la stessa camicia azzurrina, prendere il solito caffè e andare in banca, subendo insieme all'amico poliziotto passivamente tutte le rapine messe in atto dai giocatori di mezzo mondo.

Il tranquillo tran tran del codice binario

La sua vita cambia quando incontra un avatar femminile di nome Molotov Girl (Jodie Comer), poco interessata alle sfide tra giocatori e molto alla struttura del gioco e al suo codice. L'iterazione tra personaggio non giocabile che via via diventa senziente e giocatrice con una missione non preimpostata dai programmatori dà il via a un film che prevede momenti esaltanti alternati ad altri più prevedibili, finendo per ispirare molte più riflessioni del previsto. La prima parte della pellicola diretta da Shawn Levy (regista della trilogia di Una notte al museo) ripropone un arco narrativo con cui il pubblico è ormai familiare: quello dell'uomo comune che prende coscienza di quanto la sua vita sia priva di stimoli e preordinata da una società che gli sottrae l'individualità. Un tema già esplorato anche in questo contesto videoludico, vedi per esempio Ralph Spaccatutto.

Quando Guy prende coscienza di essere un elemento di sfondo alle vite digitali delle persone reali, il film si interroga su un quesito centrale nell'etica fantascientifica odierna, proponendo problematiche e soluzioni non dissimili da quelle dei bellissimi Her di Spike Jones e After Yang di Kogonada. Che valore ha un essere senziente virtuale rispetto a quello reale che ne ha creato? Che diritti ha un'AI senziente, che relazioni affettive e cognitive ha con coloro che possono entrare e uscire dall'unica realtà per lei abitabile? Perché le persone si accaniscono con ferocia sui personaggi non giocabili, imponendo le proprie pulsioni peggiori al contesto dei videogiochi trasformando la crudeltà e l'accadimento in divertimento?

Il peso soffocante dell'egida Disney

Di fronte a territorio così affascinanti e sconfinati appena lambiti dal film viene quasi da sospirare rispetto al processo di appropriazione che Disney opera su un film autonomo e accessorio, inserendo un paio di passaggi a effetto (molto meta, direbbe qualcuno) per far rientrare Free Guy in un contesto multifranchise che stupisce e diverte sul momento, ma che sta diventando davvero asfissiante. Soprattutto considerando che, essendo nato come un film FOX, Free Guy è stato probabilmente manipolato a posteriori per inserire tutti quei riferimenti ai principali mondi cinematografici regolati da Disney.

3/5
Se qualche citazione a effetto può salvare un film con poco da dire, non è certo il caso di Free Guy che, senza rinunciare al divertimento scanzonato (e a una lunga serie di camei a sorpresa davvero divertiti), di cose da dire ne avrebbe davvero tante. Con un cast un po' più solido e una sceneggiatura appena più ambiziosa, chissà dove sarebbe potuto arrivare camiciola Guy. Seppur con un po' di rimpianto su cosa sarebbe potuto essere, vi consiglio di andare in sala a scoprire cos'è Free Guy, specie se i videogiochi sono il vostro pane quotidiano. Anche perché non ci troverete un grammo di retorica: Free Guy tratta i videogiochi come una realtà assodata e complessa quali ormai sono nel panorama dell'intrattenimento.