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Dread Hunger: Trappola di cristallo nel mare Artico

di Simone Rampazzi

“Mare Artico, 1847. Una spedizione inglese arriva in una delle zone più remote dei ghiacci ma ad attenderla non ci saranno scoperte esaltanti, ma solo desolazione e morte...”

Presa così questa breve introduzione potrebbe tranquillamente occupare la parte iniziale di un inserto della guida TV dedicato a un film programmato in seconda serata: sai già che qualcosa andrà storto e sai già che, a commettere qualche efferato omicidio, sarà proprio uno dei membri della squadra protagonista della vicenda.

Quella di Dread Hunger è proprio una storia di sopravvivenza, una storia dove la cooperazione cerca di sconfiggere l’inganno perpetrato da terzi incomodi, meglio identificate da personaggi randomici che dovranno, all’inizio della partita, fare di tutto per impedire alla squadra di fuggire dai ghiacci.

CAPITANO, MIO CAPITANO

Dopo nemmeno un anno di gestazione passato in Early Access, il titolo sviluppato da Dread Hunger Team è finalmente uscito sul market di Steam nella sua versione completa, ben accolto da un pubblico di riferimento che non ha fatto altro che elogiarlo a gran voce.

Il motivo è piuttosto semplice: come survival game racchiude al suo interno moltissimi elementi pronti a renderlo avvincente sulla lunga durata, sebbene purtroppo non manchino quei piccoli “elementi di disturbo” identificati dalla difficoltà di trovare partite dove poter giocare con un certo livello di affiatamento nei confronti della squadra.

Cerchiamo però di andare con ordine. Dread Hunger è, come precedentemente detto, un videogioco survival molto intrigante, dove una squadra di otto esploratori viene chiamata in campo per uscire da una spedizione andata male in uno dei tanti territori desolati del Mare Artico.

Tra questi otto membri dell’equipaggio vi sono infatti due traditori, personaggi randomici selezionati a inizio partita che hanno subito l’influenza di qualche oscura presenza, venendo così condotti all’omicidio all’omicidio dei propri compagni di avventura. Sembra quasi di parlare di un Among Us ambientato nel XIX secolo, nel quale viene abbandonata l’ambientazione spaziale per dar vita a una corsa contro il tempo, e contro i due corrotti per l’appunto, dove a vincere saranno l’ingegno e la forza di volontà.

Si perché a complicare le cose non ci saranno solo i personaggi malvagi, ma anche tutta una serie di condizioni negative create ad hoc per sfibrare l’animo. Che si tratti della semplice fame, o della morsa impietosa del freddo, in Dread Hunger a cercare di uccidervi c’è proprio tutto, anche gli animali feroci o i cannibali che popolano queste lande alla fine non proprio così desolate.

Sopravvivere non è quindi un’opzione, ma piuttosto un obiettivo da raggiungere qualora fossimo davvero decisi a concludere la partita da vincitori piuttosto che vinti. Per farlo bisogna seguire delle semplice regole, imparando all’occorrenza anche il loadout con cui ogni elemento della spedizione (Medico, Prete, Cuoco o altri) scenderà in campo.

Niente di vincolante, sia ben chiaro, soprattutto perché non si vince grazie a un gesto plateale, quanto più cercando di sfruttare le varie mappe create per l’occasione, fatte apposta per cercare di separare il gruppo così da dare qualche vantaggio ai nemici della spedizione.

Ci è capitato di morire tra i ghiacci dopo aver incontrato un orso feroce, oppure siamo rimasti uccisi dal cuoco dell’equipaggio dopo esserci spinti troppo fuori dal raggio visivo dei nostri compagni.

LUPUS IN FABULA

Lasciato da parte il tutorial, necessario quantomeno per comprendere parte di quello che può accadere in Dread Hunger, si capisce subito il vero scopo del gioco: da esploratore bisogna collezionare il carbone necessario a mettere in moto la nave e condurla alla fine dei ghiacci.

Questa risorsa può davvero essere recuperata ovunque, sebbene alla fine si finisce per guardare gli stessi contenitori che sembrano fatti apposta per fornircelo, perdendo il tempo necessario solo a scavare più a fondo in altri barili col fine di trovare oggetti da usare nel crafting.

I due traditori selezionati a inizio partita, subito dopo una partita di poker piuttosto veloce, non vengono ovviamente resi noti a tutti, e devono fare di tutto per impedire il corretto svolgimento della missione. Possono seguire un basso profilo e sabotare la caldaia, magari rimuovendo il carbone, oppure possono uccidere i membri dell’equipaggio che finiscono per allontanarsi troppo dal gruppo.

Trovando ossa vi è anche la possibilità di costruire dei totem, elementi di magia nera che acquistano potere con il passare del tempo che sono collocati sul suolo, ben nascosti ovviamente. Grazie alla loro presenza potremo attingere ad abilità particolari, come evocare dei cannibali pronti ad attaccare il gruppo.

Il passare dei giorni peggiora le condizioni meteorologiche del luogo, creando il perfetto scenario utile a peggiorare la situazione, piuttosto che migliorarla. Più si alza il freddo, più il gruppo avrà difficoltà a stare lontano dalla barca per rimediare le risorse necessarie a sopravvivere.

Fa davvero piacere constatare quanto il punto di forza del gioco sia la comunicazione. Giocando nel ruolo di esploratore, o anche di traditore, e muniti di un inglese maccheronico molto simile al Sordi di “Un Americano a Roma”,  ci siamo davvero divertiti nel vedere come il gruppo reagiva ai nostri silenzi, o anche alla nostra timidezza, scambiandola alcune volte per finta bonarietà.

Insomma, se qualcosa suonava male finivamo nell’occhio del mirino senza poter controbattere troppo, finendo addirittura nelle prigioni solo perché giocavamo a microfono spento (come se fosse quasi un’aperta ammissione di colpa). Dread Hunger è quindi in qualche modo anche complesso, almeno per tutti quelli che l’inglese, o il russo, o il cinese, non li masticano proprio come vorrebbero.

Durante le nostre sessioni di prova non siamo riusciti a trovare nemmeno una partita in italiano, situazione che un po’ ci ha fatto dispiacere e scoraggiare, se non altro perché ci sarebbe piaciuto dare un’occhiata a quello che persone del nostro paese sarebbero state in grado di fare (si parla di accenti, non di regioni).

8
Dread Hunger è un gioco di sopravvivenza davvero intrigante, un titolo che poggia tutto sull’esperimento sociale della fiducia oltre l’apparenza, che spinge quasi il giocatore a mettersi in gioco, anche quando è il gioco a scegliere per lui. Da esploratori o traditori, il titolo si lascia giocare con piacere, dando dimostrazione di poter toccare le corde di chiunque, anche chi non fosse particolarmente appassionato. Se la lingua straniera è per voi un impedimento, allora siete invitati a considerare attentamente l’acquisto.