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Cyberpunk: Edgerunners, ecco la serie nel mondo del discusso videogame di CD Projekt

La distopia di Cyberpunk diventa anime

di Fabio Fundoni

Dopo la controversa uscita di quello che era uno dei videogame più atteso della storia, Cyberpunk 2077, CD Projekt le ha tentate tutte per cercare di migliorare la situazione del suo titolo, nato sotto la cattiva stella del troppo hype e della fretta nel portare a termine un progetto pensato davvero troppo in grande rispetto al risultato raggiunto. Certo, è poi arrivata una patch che ha aggiustato diversi elementi, ma non siamo certo qui a parlare di questo. Perché tra un bug e l’altro (chi vi scrive ha dovuto abortire diversi salvataggi a causa di problemi assortiti) quello che Cyberpunk 2077 ci ha sempre offerto, è un comparto narrativo e una lore davvero sopra la media.

L’universo creato da Mike Pondsmith nel 1988 con il gioco di ruolo cartaceo Cyberpunk 2020 (con Covid 19 e guerre, a noi nel 2020 è andata quasi peggio delle sue previsioni) e rimodellato da CD Projekt con Cyberpunk 2077 ha un fascino enorme che, proprio nel videogame, ci ha portato in una Night City tanto distopica quanto drammatica, andando a scavare in tutti i risvolti di una società dove convivono enormi differenze sociali, con l’essere umano che vive un conflitto atavico tra la sua natura biologia e le sempre più imponenti protesi meccaniche pronte a promettere poteri incredibili, ma a quale prezzo? Cyberpunk: Edgerunners, la nuova serie animata che potete vedere in streaming su Netflix, è stata creata dallo studio Trigger, già padre di titoli come Kill La Kill e Promare, con il team giapponese che ha deciso di attingere dall’ambientazione del videogame e ricamarvi attorno una storia capace di cogliere lo spirito della parte sua più intrigante. Come sempre la nostra recensione farà di tutto per evitarvi qualsiasi spoiler, così da non rovinarvi la visione.

Per iniziare sappiate che tutto parte dal personaggio di David Martinez, un ragazzo di 17 anni che abita nei bassifondi di Night City, ma sta frequentando la prestigiosissima e costosissima accademia della corporazione Arakawa grazie agli enormi sforzi della madre che, pur di aprirgli la strada verso un futuro migliore, lavora giorno e notte per poter pagare la retta e i costosi aggiornamenti necessari per seguire le lezioni. La già difficile routine di David verrà stravolta da drammatici avvenimenti e si ritroverà catapultato nel mondo più oscuro di Night City, dove entrerà a far parte di un gruppo di mercenari pronti a offrire i propri servizi al miglior offerente con l’unico scopo di sfuggire alla miseria e sperare di salire nella scala sociale di una società a dir poco feroce, dove chi ha il denaro comanda e tutti gli altri annaspano, tra ostinazione per la sopravvivenza e rassegnazione alla miseria materiale e spirituale, con tantissimi individui alla ricerca di un oblio mentale tra droghe e cyber intrattenimento. Conosceremo personaggi memorabili come Lucy, Rebecca e Maine, tutti ben caratterizzati.

Un rush finale da urlo!

L’impatto visivo è devastante. Basta poco per capire che edgerunners non fa sconti da nessun punto di vista: sesso, violenza, alienazione e imbruttimento sociale. Tutto questo si trova ai piedi dei grattacieli delle corporazioni di Night City, dove l’uomo è alla perenne ricerca del facile miglioramento promesso dagli impianti meccanici. Ovviamente, però, anche qui esiste una fortissima componente derivata dalla differenza di classe. Solo i più ricchi possono permettersi gli impianti migliori e una adeguata assistenza medica per controllarne effetti collaterali e eventuali rigetti, mentre a chi ha meno possibilità rimane il contrabbando, bisturi di scarsa affidabilità e il perenne rischio di diventare cyberpsicopatico, cioè una persona talmente sopraffatta dagli impianti, al punto di aver perso la ragione e essere diventata un folle omicida. La qualità visiva è ottima, tolta qualche spigolosità di troppo, ma lo stile si adatta alla perfezione all’ambientazione e rivedere zone che abbiamo imparato a conoscere a menadito nelle nostre partite è un vero piacere. Con grandissima intelligenza la sceneggiatura alterna un fiume in piena di contenuti forti a rarissimi momenti di tenerezza e delicatezza, riuscendo a far risaltare ancora di più questi ultimi in mezzo al mare di fango di night city, con una colonna sonora perfetta a fare da contorno e sottolineare a dovere ogni situazione.

Ottimo anche il doppiaggio, ma quello che non ci ha convinto a pieno è stato il ritmo scelto per cadenzare i dieci episodi di 25 minuti circa l’uno. A essere onesti, i primi sette episodi sono passati senza particolari sussulti di trama, sebbene siano palesemente studiati per preparare il finale di stagione e per gestire un importante cambio di linea narrativa che avviene a metà della serie. Principalmente c’è un problema nella gestione degli intrecci tra un episodio e l’altro, con un intreccio che non riesce a creare la suspance adeguata per la seguente puntata, lasciando lo spettatore senza troppi elementi in sospeso. Mi sono trovato a guardare gli episodi senza troppo trasporto, pensando di essere davanti a uno dei tanti anime gradevoli ma senza particolari spunti, per poi trovarmi alle ultime tre puntate a sgranare gli occhi e a rimanere totalmente incollato al divano, in un turbine di azione e pathos capace di reggere il confronto con i mostri sacri dell’animazione giapponese.

Mi piacerebbe davvero citare alcuni titoli che mi sono tornati alla mente durante la visione, ma temo che farei un enorme spoiler anche solo nominandoli, perché vi farei capire dove Edgerunners va a parare, alla fine della narrazione. Non saprei nemmeno dirvi se siamo davanti a una storia di redenzione o di formazione, per il semplice fatto che lo studio Trigger ha giocato le proprie carte senza guardare in faccia a nessuno e tirare dritto secondo la propria visione di Night City, per quanto avrebbe decisamente potuto rendere più intriganti anche i primi episodi, ma arrivati a fine visione ci si ritrova semplicemente a fare un plauso alla produzione e a ringraziare se stessi per aver deciso di continuare la visione. Fidatevi, Cyberpunk: Edgerunners merita la vostra attenzione e finirà per trascinarvi in un mix di emozioni che difficilmente potrete dimenticare. Siete pronti a visitare Night City e a farvi installare qualche particolare cyber impianto?

4/5
Cyberpunk: Edgerunners ha fatto esattamente come il videogame da cui prende i natali: ci ha messo decisamente un po’ per riuscire a conquistarmi, per quanto non certo per gli stessi motivi del gioco. Se tecnicamente la produzione dello studio Trigger è praticamente inattaccabile, la sceneggiatura, per quanto estremamente ispirata e fedele alle ambientazioni del titolo di CD Projekt Red, fatica a conquistare nella prima parte, cadendo su qualche stereotipo di troppo senza particolari picchi. Tutto, però, è un percorso di preparazione per il rush finale, con gli ultimi tre episodi che con un “top” narrativo degno della migliore animazione classica nipponica, riescono a incollare allo schermo lo spettatore, in un mix di azione e emozioni che rendono Edgerunners un’opera assolutamente da vedere!