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Cobra Kai ne fa 5: ritorna la serie tv che mette la cera e toglie la cera!

Dove eravamo rimasti?

Cobra Kai ne fa 5: ritorna la serie tv che mette la cera e toglie la cera!
di Fabio Fundoni

In queste ore sta uscendo la quinta stagione di Cobra Kai, la serie tv evento che dopo un inizio col freno a mano tirato su You Tube, ha trovato fortuna su Netflix, guadagnandosi una nutritissima schiera di appassionati e ottime critiche. Per chi di voi ha soggiornato in qualche remota isola nei pressi di Okinawa dal 2018 a oggi, ricordiamo che che stiamo parlando della diretta derivazione dei film della saga di Karate Kid, dove i protagonisti sono ormai cresciuti e vivono perennemente in bilico tra il posto che hanno trovato nel mondo degli adulti e i ricordi dei tornei di karate di quando erano giovani. La quarta stagione ci aveva salutato con un mix esplosivo di colpi di scena, con il torneo della All Valley che vede il Cobra Kai prendere il sopravvento sull’alleanza del Myagi Do di Daniel LaRusso e l’Eagle Fang di Johnny Lawrence.

Nonostante la superba vittoria di Eli "Falco" Moskowitz nel torneo maschile, la sconfitta di Sam LaRusso in quello femminile contro Tory Nichols e i punteggi delle varie specialità avevano decretato il successo del dojo di John Kreese e Terry Silver, e vista la scommessa fatta dai sensei prima del torneo, il Myagi Do e l’Eagle Fang dovranno sciogliersi, lasciando piede libero al karate violento e aggressivo di Cobra Kai. Ma i fattori sportivi sono solo una piccola parte di tutto quello che sta accadendo: Silver ha teso una trappola a Kreese ed è riuscito a farlo incarcerare diventando nuovo padrone assoluto del Cobra Kai, lasciando a Daniel e Johnny il sapore amaro del fallimento e situazioni familiari non certo rosee, senza dimenticare la paura per le nuove mire dello stesso Silver. Nella testa del sensei, la valley è solo un punto di partenza per portare la legge del pungo in ogni angolo della nazione (ma che dico, del mondo), sdoganando un modo di vivere le arti marziali tanto feroce quanto distruttivo per i suoi stessi allievi.

Appunto, ma gli allievi? Tante situazioni intricate, a partire da Miguel che a fine torneo è fuggito per andare in Messico alla ricerca del padre, per non parlare di Tory che nonostante sia ormai fortissima ha capito perfettamente che Silver aveva pagato l’arbitro per farla vincere contro Sam, motivo per cui la sua cieca fiducia nel Cobra Kai inizia a vacillare. Robby continua a non avere praticamente un rapporto con il proprio padre e la rivalità che ha con Miguel è un ulteriore problema, visto che proprio quest’ultimo è l’allievo prediletto di sensei Lawrence. Quanta carne al fuoco abbiamo? Tanta, tantissima. Forse troppa, considerando che ci sono anche altre sottotrame da portare avanti.

Ad ogni modo abbiamo visionato in anteprima l’intera quinta stagione ed eccoci qui a dire la nostra e, come sempre, faremo i salti mortali (con calcio rotante) per darvi una recensione senza spoiler, in modo che possiate godervi tutto quello che Cobra Kai 5 ha da offrirvi. Cerchiamo quindi di ricapitolare: Silver è al potere e oltre ad essere un ottimo combattente ha disponibilità economiche praticamente infinite, pari solo al suo insano desiderio di dominio. I ragazzi stanno tutti cercando di riordinare le idee e trovare un posto nei nuovi equilibri della valley e come loro anche Johnny Lawrence, che tanto ragazzo non è, ma come ben sappiamo è rimasto fermo con lo spirito alla sua giovinezza e ai mitici anni ‘80... cosa potrebbe accadere se la vita dovesse metterlo davanti a una situazione davvero… adulta?

Particolarissima la situazione di Daniel, che se prima era il meno interessato a tornare al karate, ora è letteralmente divorato dal demone del tatami, non tanto dal punto di vista sportivo, quanto dalla paura che i giovani della città possano subire il lavaggio del cervello attuato da Silver come era capitato a lui ai tempi di Karate Kid 3. Davvero interessante vedere a schermo questo cambio di prospettiva, con Daniel che ogni minuti di più sembra camminare sull’orlo di un precipizio e il tutto è reso ancora più intrigante dall’arrivo dal Giappone di Chosen, suo avversario ai tempi del secondo dei film originali e adesso pronto ad aiutarlo per mettere fine sia ai rimorsi del passato che allo strapotere di Silver. Come è stato sviluppato tutto questo? A dirla tutta, con qualche problema di fondo. Sono soprattutto le prime due puntate a risultare claudicanti, con una narrazione che lascia un po’ il tempo che trova e situazioni troppo poco verosimiglianti. Intendiamoci, i canoni della serie sono sempre gli stessi e sarebbe assurdo criticare alcuni espedienti narrativi un po’ “sopra le righe” che l’hanno sempre contraddistinta, ma in alcuni casi si è fatto il passo più lungo della gamba e anche dopo aver visto tutte e dieci le puntate è impossibile non farsi alcune domande su specifici avvenimenti. 

Dove ci porterà il prossimo torneo?

Cobra Kai ha sempre vissuto a cavallo tra lo spettacolare e l’inverosimile, riuscendo a trovare un superbo equilibrio capace di catturare milioni di spettatori che lo hanno sempre premiato consci del fatto che a un prodotto che riesce a intrattenere e appassionare così ad alto livello, qualche concessione si può pur fare, sia dal punto di vista narrativo sia da quello delle scene di combattimento. D’altro canto, parliamoci chiaro, stiamo sempre parlando di una storia che prende il via dal tanto iconico quanto irreale calcio della gru, ma questa volta le licenze poetiche sono state un po’ troppe. Alcuni personaggi sembrano rimanere più del dovuto ancorati ad alcune situazioni, altri invece superano traume o rivalità un po’ troppo in fretta, ma vogliamo sottolineare che sebbene ci sia qualche sconfinamento di troppo, il prodotto rimane di alta qualità, anche se non tocca i picchi del passato.

La prova del cast è ancora di ottimo livello, ma questa volta a godere maggiormente dei riflettori sono Ralph Macchio, che torna così protagonista, e il sorprendente Yuji “Chosen” Okumoto, capace di esaltarsi sia in situazioni leggere che in altre più seriose e drammatiche. Il karate si perde un po’ e i combattimenti non sono poi così spettacolari (il picco della rissa a scuola nel finale della seconda stagione rimane inavvicinabile), ma la regia ha imparato a gestire le inquadrature per mascherare le ovvie pecche di stile dei protagonisti. Rispetto al passato, tutti gli attori sono stati letteralmente “tirati a lucido” e molti si sono presentati in una forma fisica migliore rispetto al passato, elemento che li rende più credibili tra un combattimento e l’altro.

Nonostante Netflix non abbia ancora confermato la sesta stagione, è trapelato che sono già partite le riprese della sesta stagione, e il finale della quinta lascia effettivamente diversi elementi in sospeso, per quanto altri paiono aver trovato il proprio epilogo. Come avrete capito, Cobra Kai rimane ancora un ottimo prodotto, ma inizia a sentirsi una certa flessione, probabilmente data dal fatto che gli autori cominciano a esaurire le interazioni con la saga originale e il citazionismo dagli anni’80. I colpi di genio ci sono, ma sono sempre meno rispetto al passato, così come i brani memorabili della colonna sonora che a tratti appare anonima e poi ti colpisce allo stomaco con pezzi immortali come Unchained dei Van Halen. Discorso simile per i rimandi ad altre opere iconiche (Rocky e Top Gun su tutti), sempre piacevoli, ma talvolta un po’ forzati.

Lo stesso Terry Silver è definitivamente diventato un cattivo per antonomasia, degno di un film d’azione della nostra gioventù. Terry è ricco da fare invidia e talentuoso come pochi, tanto che giocando secondo le regole, potrebbe essere senza problemi un sensei di livello eccelso, ma secondo gli stilemi della cinematografia classica, tutto questo non gli basta. Silver deve dominare, distruggere l’avversario e conquistare tutto e tutti. Silver non si accontenta di fare punto, Silver deve annichilire chi gli sta davanti, mentre fa punto. Tutto questo, per quanto estremamente stereotipato, funziona e lo rende l’antagonista perfetto.

Funzionano meno alcune situazioni in cui sembra quasi possedere dei poteri di preveggenza, con cui infligge tiri mancini a Daniel e compagnia in un modo che ci viene a malapena spiegato. Ecco, sarebbe bastata qualche connessione in più per rendere la situazione più credibile. Se in precedenza avevamo tessuto le lodi di Cobra Kai senza alcuna riserva (sempre inserendolo nel suo specifico filone), oggi ci ritroviamo a consigliarlo ancora, ma a sottolineare che siamo arrivati a un punto di non ritorno. Tutto adesso è nelle mani dei creatori della saga e starà alla loro capacità narrativa il risultato futuro.

Siamo tutti d'accordo sul motto “Cobra Kai never die”, ma che questo non significhi arrivare all’accanimento terapeutico in nome del soldo. Insomma, non vorrei sembrare troppo disfattista, siamo davanti a una serie tv che tiene incollati al divano, ma ammetto che un po’ di timore c’è. Questo non toglie che Cobra Kai 5 sia godibilissimo e il rischio di cadere nel classico vortice del “ancora una puntata e poi vado a dormire” è dietro l’angolo. Forse ci eravamo abituati troppo bene, ma siamo sicuri di una cosa: come non scompare il talento di un atleta dopo qualche passaggio a vuoto, cosi Cobra Kai ha ancora tanto da dare e siamo sicuri che vi divertirete tantissimo a seguire ancora una volta le vicende dei sensei Daniel e Johnny.

4/5
La quinta stagione di Cobra Kai ha mostrato che nella valley inizia ad esserci una certa penuria di idee geniali, per quanto riguarda la sceneggiatura. Intendiamoci, chi sta scrivendo ritiene la serie in questione semplicemente stupenda e per quanto questa volta si noti una flessione generale, il prodotto rimane estremamente godibile e capace di intrattenere, ma scende di un gradino rispetto alla vetta. Insomma, continuiamo a consigliarvi senza alcuna remora di rinnovare l’iscrizione al vostro dojo preferito, perché se la trama e la scrittura generale sono in calando, dal punto di vista tecnico si è persino fatto qualche passo in avanti. Rimane un enorme punto interrogativo: chiaramente questa non può essere la fine della saga, ma servirà una grande prova degli sceneggiatori per portare avanti in maniera degna gli elementi lasciati volutamente aperti e, soprattutto, riportare il karate (per quanto sempre in versione “fiction”) al ruolo che gli compete;Jon Hurwitz, Hayden Schlossberg e Josh Heald riusciranno in questa impresa? Questa volta usciamo dal tatami soddisfatti, ma consci che il prossimo combattimento sarà un bivio tra un finale mesto o un successo totale.