Gamesurf

Beyond a Steel Sky Recensione

Di ritorno a Union City

Beyond a Steel Sky Recensione
di Oscar Pettinari

La cosa bella di questo periodo storico è che, al netto di una sempre più importante pubblicazione di titoli nuovi, resta sempre a galla l’intenzione di riproporre ai videogiocatori qualcosa di già uscito in precedenza.

Lo si fa per le ragioni più disparate, sebbene la migliore, per noi e per gli sviluppatori, sia quella di fare in modo di proporre ai giocatori qualcosa di già visto in passato, cercando contemporaneamente di svecchiarlo e renderlo più “appetibile” alla comunità odierna di videogiocatori.

Quest’oggi ci troviamo a parlare di un vero e proprio salto nel passato, una di quelle unioni ultra-particolari che vedeva come protagonisti Charles Cecil, colui che divenne il creatore di Broken Sword, e Dave Gibbons, che la maggior parte dei lettori conoscerà per il suo ruolo di disegnatore per la serie di Watchmen. I due lavorarono a Beneath a Steel Sky, uno di quei prodotti che se li guardi oggi ti fanno pensare subito a Monkey Island come tipologia e genere trattato, sebbene in questo caso a far da padrona ci pensa un’ambientazione completamente cyberpunk.

A distanza di molti anni, i due sono tornati insieme per proporre al pubblico un degno sequel di quell’avventura, riportando in auge il nome di Robert Foster, protagonista appunto del capitolo precedente, ma anche quello di Joey, Union City e la pericolosa Radura. Insomma, cosa può mancare a Beyond a Steel Sky per diventare un prodotto da “Operazione Nostalgia”?

DISTOPICI FUTURI

Cronologicamente parlando, l’avventura giocata su Xbox One X ha inizio ben dieci anni dopo gli eventi accaduti in Beneath a Steel Sky, anni in cui il nostro alter ego Robert Foster vive tranquillamente nella Radura lontano da Union City.

Tutto bello almeno sulla carta, e all’inizio se ne vede parecchia dato che l’intero prologo viene mostrato sottoforma di fumetto animato, poiché Foster assiste suo malgrado al rapimento di un bambino durante un attacco ordito da macchine provenienti dalla megalopoli. Costretto a partire, il nostro alter ego dovrà fare ritorno nella cittadina controllata dall’IA Joey, nella quale scoprirà che l’oro luccicante promesso dall’agio tecnologico nasconde però delle terribili verità che starà al giocatore scoprire durante il corso di tutta l’avventura.

Grazie alla scrittura di quest’ultima non ci saranno grosse difficoltà a seguire la narrazione degli eventi, soprattutto in funzione del fatto che la maggior parte saranno fruibili anche da chi, ovviamente, non avrà avuto modo di giocare il capitolo originale uscito su DOS anni fa. I rimandi comunque ci sono, perciò i più anziani troveranno pane per i loro denti, soprattutto nelle battute finali dato che verranno chiuse delle porte che erano state lasciate aperte sin dal 1994.

Come avrete avuto modo di notare dal trailer di presentazione, o dal materiale pubblicato dagli sviluppatori, Beyond a Steel Sky cambia interfaccia e modalità di fruizione, passando dal “compianto” stile classico da avventura grafica punta e clicca per passare a un’avventura in terza persona, dove il giocatore può controllare il personaggio sia durante l’esplorazione, qui molto elaborata visti gli scenari tridimensionali, sia durante l’interazione con oggetti e personaggi non giocanti.

Non troveremo insomma la classica ghiera di comandi scritti a lato, ma piuttosto un vero e proprio menu contestuale che apparirà a ridosso di oggetti con cui potremo interagire. Quest’ultimi sono semplici e chiari e in alcuni casi, purtroppo o per fortuna sta a voi deciderlo, viene mostrato l’accesso all’inventario, suggerendo di per sé una possibile risoluzione agli enigmi proposti dal gioco.

Oltre alla semplice combinazione degli oggetti, o delle fasi situazionali in cui andranno usati quest’ultimi, troviamo anche la possibilità di effettuare l’hacking: come ambientazione vuole, il nostro alter ego entrerà in possesso di uno scanner a inizio avventura che potrà utilizzare per hackerare alcuni dispositivi, cambiandone le funzioni a seconda delle proprie necessità.

Niente di trascendentale, certo, ma comunque una piccola evoluzione che potrà regalare qualche momento di ragionamento in più, soprattutto durante le fasi avanzate del gioco, dove gli enigmi saranno lievemente più articolati da risolvere.

Beyond a Steel Sky abbandona la grafica bidimensionale canonica delle avventure grafiche per far posto a una gradevole tridimensionalità con l’ausilio dell’Unreal Engine 4, che riesce a rendere il titolo piacevole da giocare e da guardare. L’impronta “fumettistica” resta grazie all’interfaccia e al menu dei dialoghi perfettamente in stile con il supporto cartaceo di riferimento, ma al netto di questi piccoli tributi va sottolineato quando sia ben costruito il level design, elemento in grado di realizzare una bellissima Union City futuristica.

Completamente localizzato in lingua nostrana e doppiato in inglese, Beyond a Steel Sky riesce a riprodurre un piccolo spettacolo meraviglioso, un degno sequel di un gioco ben costruito che avrebbe meritato un budget più largo, viste le idee dei due creatori.

 

8
Sebbene chi vi scrive non ha avuto il piacere di giocare la prima avventura di riferimento, bisogna ammettere che Beyond a Steel Sky riesce nell’impresa di ricreare un contesto narrativo coinvolgente, avvalorato da un comparto grafico cartonato gradevole da guardare. Se cercate un’avventura grafica “alternativa”, l’ultima creazione di Cecil e Gibbons fa proprio al caso vostro!