Annette, recensione: Adam Driver nella versione "cattiva" di La La Land

Leos Carax apre Cannes 77 con un musical in cui Adam Driver e Marion Cotillard sembrano portare agli estremi gli stilemi del genere, ma anche lui è preda delle insicurezze contemporanee.

Annette, recensione: Adam Driver nella versione 'cattiva' di La La Land
di Elisa Giudici

È il 2012 quando Leos Carax, regista del sensazionale Holy Motors che ha stregato il Festival di Cannes, confida ai giornalisti di voler girare musical. Quel film è arrivato nove anni dopo ed è destinato a far molto discutere, perché Annette è un film che vuole dire molto, ma raramente riesce a essere incisivo nel farlo.

Inutile chiedere coerenza e linearità a un regista che odia spiegarsi: Carax è quel genere di cineasta da vedere sulla base delle sensazioni, del subconscio, non della logica. Le sue immagini oniriche e le sue scene scioccanti lavorano a livello emotivo e metaforico, oltre la sfera del senso logico. Non è uno che ami mediare con chi lo guarda Carax, ma non si sottrae nemmeno al confronto col pubblico (mentre evita il più possibile la stampa). Gli spettatori sono sempre presenti nei suoi film, addormentati come in Holy Motors o canterini come in Annette.

Adam Driver e Marion Cotillard, la coppia impossibile di Carax

Nel suo musical sono più reattivi del solito, quasi a voler ricreare nel film l'annullamento delle distanze tra star e persone comuni che i social e i media hanno cagionato. I due protagonisti del film infatti sono star dentro e fuori la storia. Lui è Adam Driver, attore noto per il ruolo di Kylo Ren in Star Wars ma amatissimo dai registi più ricercati e con all'attivo un'impressionante sequenza di collaborazioni con il gotha registico mondiale. Lei è Marion Cotillard, attrice di Inception e premio Oscar per la Vie en Rose, tra le poche icone francesi a trovarsi a proprio agio anche ad Hollywood.

Sono divi anche nella pellicola: lui è un cabarettista cinico e dall'umorismo scorretto che "fa il comico per poter dire la verità senza venire ucciso", lei è una diva del teatro d'opera. La loro storia d'amore è uno dei tanti punti focali del film. Annette presenta questo duo come improbabile: lei pronta a ogni sacrificio per la sua arte e impegnata a morire sul palco a ogni replica operistica, lui sempre pronto a rintuzzare il pubblico. Tutto è sacro per lei, nulla è sacro per lui. Nel mezzo c'è una relazione basata su scene toccanti (la sequenza sulle note di "We Love Each Other So Much") e altre al limite (oltre?) il kitch (gli amplessi volutamente stilizzati per evitare nudi quando Carax è tutt'altro che puritano). Personalmente ho trovato poco credibile la coppia di base, che non presenta eccezionali doti canore (in particolare Driver farà arrabbiare i fan duri e puri del musical). Una scelta curiosa di cast per Carax, che solitamente usa i suoi interpreti feticcio, lontani dalle logiche dello stardom.

Carax e la paternità sofferta

È difficile dare un giudizio a caldo sul film di apertura di Cannes 2021 perché anche Carax non sembra così sicuro di quale messaggio dare in Annette. Il film vuole essere un'esasperazione degli stilemi posticci del musical, salvo poi metterci veramente il cuore in certe canzoni: sta prendendo in giro pellicole come La La Land e la loro narrazione dell'amore tra individui ambiziosi oppure no? Adam Driver dà una performance solida, ma azzoppata dai suoi limiti vocali. Marion Cotillard invece è una sorta di donna stilnovistica in Annette: una santa, un angelo presente solo per costruire l'abbrutimento spirituale progressivo di Driver. Non ha molto da fare, a parte essere bellissima e dolente.

Carax torna continuamente sul tema della morte: quella vera e violenta, quella desiderata come forma di espiazione umana e artistica, quella messa in scena sul palco. Con la lucida sequenza a tema #MeToo dimostra di essere ben connesso al presente, ma la sua energia da vitale sembra essere divenuta mortifera. Annette da titolo dovrebbe vedere al centro la figlia di Henry e Ann, ma è tutto il discorso ruota attorno un uomo in crisi professionale che si chiede "cosa ci trovino le donne di amabile in me". Sorprendente, in senso negativo, vedere come Carax costruisca in maniera grottesca l'imbarbarimento del personaggio di Driver, la violenza che usa sulle donne della sua vita: sembra quasi un trucchetto. Calarsi nella situazione più estrema possibile per evitare di trarre conclusioni impopolari.

L'aspetto più riuscito invece (e sentito, dato che Annette è dedicato alla figlia del regista Nastya) è quello del rapporto tra Henry e sua figlia, Baby Annette. Per gran parte del film la ragazzina è una bambola, che emerge dal ventre materno con un trucco da clown. Dentro Annette emerge potentissimo sulla paternità sofferta. Un tema personale e sentito per Carax**,** che anche in Holy Motors Carax faceva riferimento al tema citando Eyes Without a Face di Georges Franju. Una bimba che risponde al padre che protesta di amarla "No, not really, daddy", dopo aver messo in luce quando il suo concepimento nascondesse da parte di ambo i genitori angosce e dubbi è la parte più brutale e più bella di Annette. Nelle due ore e mezza di film però c'è tanto altro di meno riuscito. Carax sta invecchiando e, come noi, non sembra più avere certezze così salde.