A Lezione di storia alternativa con Iron Harvest: la recensione

E se la storia avesse preso una piega diversa da quella che conosciamo? Ecco come sarebbe potuta andare...

di Fabio Fundoni

Dopo essere uscito a Settembre del 2020 su Personal Computer, abbiamo dovuto aspettare più di un anno per vedere anche su console Iron Harvest 1920+, lo strategico in tempo reale ambientato negli anni ‘20. Che poi, ovviamente, non sono certo come li abbiamo studiati nei libri di scuola, visto che siamo davanti a una realtà storica alternativa in cui la scienza ha dato vita a possenti macchinari di metallo mossi da benzina (ok, ok: diesel) e vapore. Inutile dire che il principale impiego di queste tecnologie ha immediatamente riguardato l’industria bellica che, praticamente in ogni nazione, ha fatto sì che si creassero degli affascinanti antesignani di quelli che comunemente chiamiamo mech. Lo ammettiamo, già dai primissimi annunci nel 2016, il progetto ci aveva stuzzicato, ma all’arrivo nei negozi non tutto sembrava essere andato per il verso giusto. Sta di fatto che con tanto lavoro e impegno, i King Art Games sono riusciti a sfornare una gran numero di contenuti e correzioni in grado di risollevare le sorti del gioco, un po’ come i protagonisti della nostra storia cercano, battaglia dopo battaglia, di portare in alto la propria nazione in una guerra si immaginaria, ma che prende pesantemente spunto dal conflitto sovietico polacco che insanguinò l’est Europa tra il 1919 e il 1921. 

Iron Harvest Complete Edition porta su console un importante bagaglio di lore e contenuti, offrendoci oltre alle tre fazioni originali, Polania, Rusviet e Sassonia, anche l’Usonia, per un totale di ben quattro campagne complete da giocare in singolo dove non mancheranno molte unità specifiche che permetteranno approcci differenti all’arte della guerra. Inutile dire che ci metterete davvero poco, seguendo la trama principale, a capire quali sono le controparti reali delle quattro nazioni in questione, ognuna con i propri eroi e le proprie motivazioni per scendere in campo. Grazie ad una narrazione ben congeniata, seppure non sempre imprevedibile, verremo portati a vivere tutte le missioni una dopo l’altra in quello che non facciamo fatica a definire come un gameplay strategico in tempo reale di stile classico. Risorse, edifici e ovviamente unità da scatenare in battaglia, senza dimenticare mai che l’approccio “a testa bassa” non è propriamente quello più consigliato, anche perché spesso la regia darà rapidi cambiamenti allo svolgimento di una missione, rendendo ancora più importante lo spirito di adattamento. 

La componente strategica è di ottimo livello e si deve fare attenzione a un buon numero di elementi, a patto di non abbassare il livello di difficoltà al minimo, ovviamente. Si dovranno gestire le risorse in modo da dedicarsi alla costruzione di fabbricati e truppe, senza scordare la necessità di riparare gli edifici colpiti dal nemico o gli stessi mech. Particolare la scelta di rendere ogni unità rimpiazzabile, a patto di avere abbastanza elementi da spendere nella ricostruzione. Persino i protagonisti del gioco, se dovessero cadere sul campo, possono essere "ricostruiti", ma questo non deve essere preso come un via libera a mandare tutti al massacro a cuor leggero. Ogni unità, infatti, con il passare del tempo e vincendo combattimenti aumenta di livello diventando sempre più utile e performante, mentre quelle appena create, per quanto simili, partono da un valore base. Facile capire che è molto meglio puntare su una saggia e attenta gestione delle proprie risorse umane senza mandarle allo sbaraglio. Inoltre le mappe sono disseminate di elementi da sfruttare che vanno dalle classiche coperture sino a case da occupare per sparare riparati dalle finestre, senza dimenticare che potrete recuperare armi in grado di dare nuove capacità ai vostri soldati.

Tra grafica e IA da rivedere, la giocabilità tiene alto il morale delle truppe

La fanteria e le altre unità a piedi sono però da considerarsi come supporto ai già citati mech, vero gioiello non solo dell’industria bellica, ma anche dell’ingegno creativo degli sviluppatori che sono riusciti a creare, anche tramite loro, un'ambientazione estremamente affascinante e capace di catturare la fantasia del giocatore. Oltre a guidare questi colossi di metallo, dovrete stare bene attenti a ripararli costantemente per non rischiare di vederli finire in fumo e non dimenticate che la carcassa di un mech è segno di una battaglia appena finita, ma anche l’occasione per recuperare dai suoi resti un buon numero di materiali. Aggiungete a tutto questo il fatto che le truppe hanno a disposizione diversi comandi specifici utili per sbrogliare diverse situazioni (con gli Eroi che hanno quelli che potremmo quasi definire “colpi speciali”) e avrete davanti un quadro chiaro di quante opzioni strategiche ci sono a vostra disposizione. Peccato che l’intelligenza artificiale nemica non sia sempre all’altezza di tutto questo, comportandosi spesso in modo troppo irruento rispetto alle nostre unità, senza tenere invece  particolarmente da conto i nostri edifici di produzione. Un po’ irrealistico vedere un gruppo di soldati avversari passare senza particolare interesse di fianco a una nostra miniera che abbiamo dovuto lasciare indifesa e scoprire che non hanno alcuna intenzione di attaccarla, nonostante la cosa porterebbe un duro colpo alla nostra produzione. Peccato. Per fortuna tutto questo non inficia l’ottimo multiplayer che ci regala davvero tantissime ore di divertimento.

Altro elemento sottotono è il comparto tecnico che funziona sino a quando non si vanno a guardare i particolari dei modelli poligonali o si deve assistere ai filmati che raccontano la storia. Ok, in uno strategico non siamo alla ricerca della grafica spaccamascella, ma alcune situazioni sembrano essere prese direttamente da un gioco di un paio di generazioni passate. Meglio il sonoro, dove potrete scegliere il doppiaggio in inglese o quello nelle lingue originali dei personaggi. Proprio quest’ultimo funziona meglio, dando una ulteriore caratterizzazione ai nostri protagonisti. Per fortuna tutti i testi sono stati tradotti in un buon italiano, aiutandoci non poco nella comprensione delle meccaniche di gioco. Eccoci arrivati ad uno dei punti cruciali della nostra recensione: come si comporta il gameplay su controller? Ebbene, i King Art Games sono riusciti nell’impresa di mappare per bene praticamente ogni nostra necessità, lasciandoci piacevolmente soddisfatti di come hanno sfruttato bumper, pulsanti e leve analogiche. Certo, impossibile avere lo stesso feeling di mouse e tastiera, ma rispetto ad altri titoli strategici approdati su console, Iron Harvest non ci ha fatto sudare più di tanto e in poche partite siamo riusciti a districarci sul campo di battaglia in modo più che onesto. A questo punto possiamo dirlo: nonostante alcuni difetti ancora visibili, Iron Harvest Complete Edition è riuscito a farci divertire e a riscattare molti dei problemi visti alla sua prima uscita.

8
La storia editoria di Iron Harvest non è stata delle più tranquille, ma grazie agli sforzi mirati del team di sviluppo, a oggi ci troviamo tra le mani un titolo partito con diverse incertezze sapientemente rivedute e corrette. L’edizione per console è figlia di queste migliorie e si rivela tanto intrigante quanto divertente, nonostante un livello grafico rivedibile. I comandi sono stati mappati a dovere e per quanto non si raggiunga la giocabilità della versione PC, ci si può ritenere soddisfatti. La presenza di tutte le aggiunte del primo anno di vita del gioco offre una longevità di tutto rispetto, ma l’intelligenza artificiale nemica rimane ancora poco convincente, mentre il multiplayer tra giocatori umani ha tutte le carte in regola per farvi divertire. Forse Anno 2 ci regalerà ulteriori migliorie? Nel mentre godiamoci questa intrigante epopea ambientata in uno degli universi narrativi più affascinanti degli ultimi anni!