Recensione Twisted Metal: Black

Redazione GamesurfDi Redazione Gamesurf (17 agosto 2001)
Sembra che apporre un numero per identificare un capitolo successivo in una serie di giochi sia passato di moda. Questo concetto è sposato in toto da Twisted Metal: Black, ennesimo capitolo della serie che si vanta di aver inventato il genere del combattimento automobilistico. Risulta difficile, tuttavia, spiegare a giocatori europei come la serie abbia potuto godere di tanto successo fino ad ora, in quanto i vari titoli che la compongono risultano gradevoli e immediati, mantenendo però una sorta di grettezza nella cosmesi generale che ha impedito a molti di provare così tanto entusiasmo all'annuncio di un ennesimo capitolo di Twisted Metal per PlayStation 2. Ma, come dice Al Pacino in L'avvocato del diavolo: "il diavolo non lo vedi arrivare"... Ed ecco quindi tra le nostre mani Twisted Metal: Black
Twisted Metal: Black - Immagine 1
In modalità multiplayer, un comodo splitscreen (verticale/orizzontale)
PAINT IT BLACK..
Il gioco si differenzia dai predecessori non solo per il titolo: innanzitutto va detto che lo sviluppo del gioco è tornato, dopo che dal secondo capitolo era stato dirottato, agli sviluppatori originali, ora riunitisi sotto il nome Incog.Inc. Bisogna poi dire che la cura riposta nel confezionare questo titolo è veramente di incredibile, tanto che si ha quasi l'impressione fin da subito di trovarsi un gran gioco per le mani. E' saggezza popolare e luogo comune che non si debba giudicare un libro dalla copertina, ma rimane impossibile in un'analisi di Twisted Metal Black non spendere delle parole per l'ottimo sistema di introduzione al gioco ed il meraviglioso sistema di menù che ci proietta nel mondo del gioco... oltretutto, fin dall'inizio, possiamo goderci una chicca per veri appassionati: una chitarra in lontananza accenna un motivo… poi svanisce nel nulla e comincia tutt'altra musica… ma quel motivo è il giro iniziale di "Paint it Black" capolavoro ormai antico dei Rolling Stones
Brividi. Probabilmente se avessero usato la canzone nella sua interezza come colonna sonora del gioco, invece che utilizzarne un breve estratto come "citazione", l'effetto ottenuto non sarebbe stato tanto affascinante, risultando quasi banale. Avrebbe, al limite, strappato qualche sorriso a chi avesse colto le allusioni (il black del titolo e il fatto che nel testo della canzone degli Stones si parli di un dolore profondo che porta quasi alla pazzia: il tema del gioco). Bastano queste poche note, questa specie di cameo musicale, per capire che ci si trova di fronte a un titolo curato in maniera certosina
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