Recensione Transformers – The Game

Rise of the Robots
Pietro Puddu Di Pietro Puddu
Rise of the Robots
I Transformers sono un caro ricordo d'infanzia. Ai tempi d'oro della serie, trastullarsi semplicemente con le macchine giocattolo era di una tristezza infinita... sempre che non fossero in grado di tramutarsi in tecnologici robot alieni armati di tutto punto. Era la metamorfosi a costituire il bello della faccenda; il passaggio dal mezzo meccanico ed impersonale alle accattivanti sembianze antropomorfe era pressoché irresistibile per le giovani menti fantasiose. Creativa era anche la procedura di manipolazione necessaria al cambio d'assetto, un sorta di mini-puzzle ad incastro, un lego semplificato ma al contempo valorizzato dal character design degli automi.
sAccompagnate alle mitiche action figure degli anni '80 venivano la serie animata, qui in Italia solitamente trasmessa da emittenti regionali vagamente esotiche, e diverse serie a fumetti.
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Giunti nel 2007, sorpresa sorpresa, ci becchiamo il colossal hollywoodiano imbottito di computer grafica e battutine ad effetto e, gioco forza, il titolo videoludico su licenza; trovarsi soddisfatti da simili operazioni commerciali è evento più che raro, la pessima reputazione dei cosiddetti tie-in non è di certo venuta dal nulla... tagliando i convenevoli, purtroppo anche stavolta rientriamo abbondantemente nella statistica.Nella più classica delle tradizioni, la disfida tra bene e male con la quale nelle storie ci piace tanto rappresentare una realtà i cui poli opposti da sempre si fondono e si confondono, è incarnata da due fazioni in lotta a spese del destino del pianeta Terra, o se vogliamo da due razze: gli Autobot e i Decepticon.

Visto che si parla di alieni, il dilemma principale è capire com'è possibile che creature senzienti provenienti da chissà quale galassia abbiano natura di macchine da corsa, aerei militari, scavatori o altri mezzi di trasporto catalogabili come d'ideazione prettamente umana; ho come la sensazione che in questi lustri di mio completo disinteresse per il franchise una spiegazione logica sia stata elaborata, ma per ora mi accontento di vivere nel mistero.In tutti i modi, il gioco offre da subito la possibilità di scegliere il proprio allineamento; nei panni metallici degli Autobot le missioni verteranno sulla difesa e - in teoria - sul contenimento dei danni alle installazioni umane, mentre per conto dei Decepticon ci si dovrà impunemente dedicare alla demolizione incondizionata di edifici e basi sotto un fitta pioggia di fuoco.In entrambi i casi, è necessario spostarsi in assetto di veicolo tra gli hot spot luminosi segnalati sulla mappa, per poi dedicarsi a menare le mani una volta giunti in loco; è una sorta di approccio free-roaming, compresi il ritrovamento di item collezionabili e il perseguimento di sub-quest, ma in zone percorribili dall'estensione contenuta.

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Il concept è semplice ma avrebbe potuto regalare soddisfacenti dosi di divertimento se opportunamente curato e raffinato nelle dinamiche dell'azione; che qualcosa non sia andato per il meglio lo si scopre non appena assunti gli scomodi controlli dei mezzi,snervosi e imprecisi soprattutto nel caso delle poco manovrabili vetture su quattro ruote, sperimentati i fin troppo esigui limiti di tempo per muoversi da un obbiettivo all'altro, causa frequente di game over per mancato adempimento, e verificata l'approssimazione del sistema di combattimento. Le opzioni a disposizione del giocatore non vanno oltre l'attacco dalla distanza tramite cannoni e mitragliatrici, spesso reso problematico da un lock-on che potrebbe inquadrare l'elemento su schermo indesiderato, e una combo “button smashing” dalla grande efficacia negli scontri ravvicinati a base di cartoni di lamiera; nonostante l'ulteriore possibilità di raccogliere dai proprio dintorni oggetti contundenti assortiti e di scagliarli contro il nemico, ad onor del vero con scarsissima accuratezza se non dalla corta distanza, lo sgradevole sentore di ripetitività arriva al galoppo.

E le cose si aggravano quando, dopo aver sgominato orde di mech teneri da tagliarli con un grissino, con l'unica preoccupazione della ridondanza dell'azione, ci si ritrova a fronteggiare robot ostili oltremodo coriacei, praticamente invulnerabili ai proiettili e affrontabili solo con una strategia ripetitiva di mischia.La variante da shooter a scopo devastatorio rappresentata dalle imprese dei Decepticon non aggiunge granché in termini di varietà, risultando per l'ennesima volta una pratica da effettuarsi a cervello semi-disattivato.Disattenzioni diffuse in molteplici aspetti, dalle collisioni un po' farraginose al frustrante sistema di checkpoint, passando per il dubbio bilanciamento tra armi primarie e secondarie, contribuiscono a generare insofferenza.Poco conta che lo scenario di guerra - con i tanti elementi distruttibili governati da un motore fisico forse fin troppo antigravitazionale, le esplosioni, i crolli e la scintillante realizzazione estetica dei robot protagonisti - spesso riesca a ricordare lo spettacolo pirotecnico della pellicola, se alla fine ciò che rimane dietro la confusione è un apparato ludico che fallisce nell'instillare del vero divertimento.

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Transformers: The Game spreca l'occasione di dare un degna rappresentazione videoludica ad un franchise storico di grande carisma, sulla carta perfetto per un adattamento ai canoni dell'action-adventure. Sarebbe bastato anche solo un risultato gradevole e spassionatamente divertente, ma l'insieme davvero poco riuscito costituito da un sistema di combattimento superficiale, un'infima maneggevolezza dei veicoli e diffuse imperfezioni in fase di design rende il titolo poco appetibile anche per gli entusiasti della recente pellicola desiderosi di ripercorrere le emozioni provate in sala.
voto grafica6
voto sonoro6
voto gameplay5
voto durata5
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