Recensione Thief

Il ritorno di un brand storico - soddisferà le aspettative?
Tommaso Alisonno Di Tommaso Alisonno(24 febbraio 2014)
Il gioco non ha mai la pretesa di proporsi come “gioco di ruolo”: questo vale tanto per la storia - la quale, come s'è detto, segue una progressione lineare di capitoli - tanto per il protagonista, il quale non avrà scelte multiple nei dialoghi né particolari problemi morali a seguire una qualsiasi strada. Ciò non toglie che sia presente un sistema di progressione basato sull'equipaggiamento e sulle abilità della Concentrazione. Spendendo il denaro di gioco presso gli appositi mercanti sarà possibile ottenere degli aumenti alla barra della salute o all'armatura, strumenti più precisi o nuovi (utilissimo il cacciavite, ma non perdetevi il rasoio e le cesoie), nonché caricarsi di frecce o oggetti consumabili.

Allo stesso modo è possibile trovare o acquistare dei potenziamenti alla concentrazione che rendano più efficiente il dono di Garrett: maggiori dettagli nell'individuazione, la possibilità di rimanere invisibile brevemente anche alla luce, la capacità di percepire i passi delle guardie e così via. Non essendo presente un sistema di esperienza, dunque, tutto ruota intorno al denaro: Garrett dopotutto è un ladro ed ha anche senso che per lui il furto costituisca l'attività più redditizia. A questo proposito, tra una missione e l'altra il gioco ci permetterà di esplorare liberamente La Città - che muterà leggermente al susseguirsi degli eventi di trama - nonché di accettare e svolgere delle missioni secondarie, utili per accumulare guadagni extra.
Thief - Immagine 6
Una signorina in attesa di... ci siam capiti
Graficamente il gioco si avvale dell'Unreal Engine 3, che su PS4 riesce a dare il meglio di sé, ma che indubbiamente sente anche il peso degli anni: per esempio, capita sovente che dopo un caricamento il gioco “arranchi” un po' o che le texture vengano caricate progressivamente, oppure che le guardie si “ammassino” l'una sull'altra. Le mappe sono sviluppate con cura e abbastanza vaste, sebbene i caricamenti tra una sezione e l'altra de La Città sappiano un po' di datato. L'impatto è decisamente notevole, ma il fatto che il gioco piazzi dei “paletti” all'interattività fa un po' arricciare il labbro.

La cura dei modelli è mediamente buona, sebbene ci sia la classica tendenza ad avere guardie tutte simili per tipologia (soldati, capitani, balestrieri), i mendicanti siano poveri di dettaglio (oltre che di finanze) e siano visibili degli sprazzi di qualità solo nei personaggi-chiave; ci dispiace dire che Garrett non è il più bello, il Generale Cacciatore o anche solo Basso sono realizzati meglio, ma alla fin fine il protagonista si vede poco in faccia e dopotutto “non lo pagano per essere bello”. Buona la colonna sonora che alterna fasi di silenzio per permettere di sentire meglio i numerosi ottimi effetti sonori a musiche concitate durante i combattimenti e le fughe. I doppiaggi, interamente in Italiano, sono di buona qualità ma soffrono di due difetti: il primo è un rispetto pressoché nullo dei labiali originali, il secondo è una sovrapposizione coi suoni d'ambiente che a volte rende faticosa la comprensione.

Il prologo della vicenda offre un esaustivo tutorial, anche se per l'accesso all'inventario - che su PS4 avviene tramite comando touch - sarebbe forse stata necessaria una spiegazione più esaustiva (la prima volta siamo impazziti per capire come selezionare una freccia). In seguito solo i poteri della Concentrazione richiederanno qualche dettaglio in più, ma in effetti prendere confidenza con le abilità di Garrett non è particolarmente complesso. Il gioco offre diversi settaggi di difficoltà standard, modificando l'attenzione delle guardie e il valore degli oggetti rubabili (e quindi l'accesso ai potenziamenti), ma una volta iniziata la partita non è più possibile alterarlo.
A livello intermedio, il gioco non si presenta particolarmente difficile e c'è un buon bilanciamento tra il denaro mediamente trafugabile e il costo di potenziamenti e oggetti vari; le cose si fanno però decisamente più toste se volete ottenere il 100% degli obiettivi secondari che vi vengono proposti. inoltre possibile accedere a una serie di settaggi “speciali” della difficoltà, tramite i quali l'esperienza di gioco può variare considerevolmente: quando questi sono selezionati, anche la valutazione varia di conseguenza ed è così possibile “scalare” la classifica online. Tra gli altri, da non sottovalutare il settaggio “hardcore” in cui la morte di Garrett porta al game-over senza possibilità di ricaricare la partita.

Tutto bello, pertanto? Non esattamente. Non nascondiamo che forse abbiamo riposto una fiducia eccessiva nel brand, ma è innegabile che THIEF abbia poco, se non nulla, da insegnare al panorama videoludico attuale. In tempi relativamente recenti abbiamo infatti assistito alla pubblicazione di titoli che offrono al giocatore un'esperienza di gioco più varia ed appagante - non ultimo il Deus Ex Human Revolution della stessa Eidos, e questo per non voler citare titoli della concorrenza.

THIEF trasmette infatti una sensazione di “filoguida” che non riesce a scrollarsi di dosso neppure nelle fasi di gioco avanzate: possono anche essere presenti diversi accessi ad una costruzione, ma ciascuno di essi segue un percorso prestabilito. Molti passaggi sono “a senso unico”, e una volta superati non è possibile tornare indietro in cerca di segreti senza riavviare la missione. La stessa esplorazione de La Città è limitata a questi percorsi: l'accesso dei vari quartieri è regolato da passaggi-chiave attraverso finestre ed abbaini e per spostarsi da un luogo all'altro Garrett deve perdere un sacco di tempo a rispettare questi percorsi - e non c'è il viaggio rapido verso le locazioni già visitate.

Lo ripetiamo, THIEF non cerca di essere un gioco di ruolo (cosa che invece fa Deus Ex): si “accontenta” di essere uno stealth-game con missioni successive ed alcune missioni secondarie di cui occuparsi tra l'una e l'altra, con un occhio di riguardo per la rigiocabilità della singola quest o dell'avventura globale. Il concept si scontra un po' con i concetti di libertà dei tempi più moderni, ma una volta entrati nell'ottica riesce ad essere divertente e intrigante. Le missioni poi non sono affatto poche, e quelle di trama anche abbastanza corpose: avrete bisogno di diverse ore - a occhio una dozzina - per terminare la storia dedicandovi solo a quelle, dal doppio al triplo se vi soffermate sulle varie commissioni.

Tutto questo per dire che THIEF non è un capolavoro, ma rimane comunque un bel gioco.
Thief - Immagine 7
Completare le missioni al 100% non sarà facile
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Tra pergamente e scartoffie c'è l'oggetto che stiamo cercando
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Nelle zone più bluastre è possibile arrampicarsi
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Un puzzle di non comlpessa risoluzione
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Forse ci aspettavamo troppo dal ritorno di THIEF - e dopo 10 anni di assenza dal panorama videoludico e la migrazione su next-gen, come darci torto? Di fatto, dopo un impatto con una forte sensazione di sufficienza, abbiamo trovato un bel gioco, strutturato a missioni, con una trama interessante e curato sotto molti aspetti. Ciò non di meno, il gioco trasmette sempre una sensazione di “limiti” e di “filoguida” che nei tempi moderni si fatica a digerire. Bello, si, ma non un capolavoro.
voto grafica8
voto sonoro7,5
voto gameplay7,5
voto durata8

- 15 %

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Thief

Disponibile per: PC, PS4 , PS3, Xbox 360, Xbox One
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