Recensione The Walking Dead

That little girl's in my care
Sonny Ubertini Di Sonny Ubertini
The Walking Dead.

È difficile sintetizzare tutto ciò che ruota attorno a questa frase. I più vecchi la conosceranno dal 2003, quando Robert Kirkman diede vita al lungo cammino di dolore e sopravvivenza di un gruppo di sventurati capitati nel mezzo di un'apocalisse zombie, successivamente trasposto in una serie tv che ha saputo appassionare milioni di telespettatori e infine seguita dal gioco Telltale -in grande forma dopo l'incidente di Jurassic Park (beccati a inserire pareri positivi al proprio gioco per contrastare il generale malcontento di critica e pubblico ndr)- che ha accontentato anche noi videogiocatori.

La premessa è doverosa: The Walking Dead non è quel tipo di avventura grafica in cui bisogna spremere il cervello. The Walking Dead è un'esperienza fortemente incentrata sulla storia e sulle scelte del giocatore tramite il proprio alter ego, Lee Everett, sfortunato protagonista del dramma globale che vede i morti tornare in vita come cannibali selvaggi. Protagonista del tutto particolare, in quanto apparentemente omicida, ed è proprio mentre viene scortato alla centrale di polizia che verrà coinvolto nel primo e traumatizzante contatto con i morti viventi. Ferito e braccato, Lee troverà rifugio nella casa abbandonata di Clementine, bambina di 8 anni che attende il ritorno dei genitori andati in vacanza. Non ci vorrà molto prima che si crei un legame tra i due che partiranno così insieme alla ricerca di un luogo sicuro e lontano dal caos, in un vero e proprio viaggio in cui si troveranno invischiati con decine di personaggi diversi e situazioni sempre più terrificanti.
The Walking Dead - Immagine 1
La tensione sarà costante
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Nessuna discriminazione durante l'apocalisse
The Walking Dead - Immagine 3
Uno dei pochi momenti pacifici del gioco, ma a quale prezzo?
The Walking Dead - Immagine 4
La definizione non sempre si è rivelata impeccabile
Proprio da questa base si diramerà l'avventura principale nei suoi cinque episodi, dove particolare accento sarà posto nelle interazioni con gli altri individui. Lee infatti si troverà molto spesso di fronte a totali sconosciuti colmi di diffidenza. Negli ottimi dialoghi che accompagneranno costantemente la vicenda, il nostro protagonista potrà e dovrà approfondire le relazioni con i personaggi circostanti.
Mettere una buona parola, aiutare durante una semplice azione o anche solo essere scortesi influirà sul pensiero e sulle azioni di tale personaggio nei confronti di Lee, che oltretutto sempre più spesso si troverà nella pessima situazione di dover scegliere da quale parte stare -i conflitti interni saranno perenni-, con tutte le conseguenze del caso.

C'è da dirlo, gli sceneggiatori di Telltale meritano un plauso per l'intricata e complessa storia che hanno saputo costruire. Gli eventi sono trascinanti, drammatici e spesso d'impatto, creando un livello di coinvolgimento emotivo magistrale. Certo, possono esserci dei momenti in cui la sceneggiatura è fragile, ma colpi di scena e momenti cruciali sapranno colpire il giocatore senza preavviso, con avvenimenti spesso devastanti cui non basterà una semplice giornata per essere dimenticati. Tutto questo è dovuto soprattutto allo studio eccellente dei personaggi e della loro psicologia: Lee Everett è un essere umano con tutti i suoi pregi e difetti, le sue speranze e le sue paure, idem dicasi per quasi tutto il resto della crew che in più di una situazione saprà ritagliarsi uno spazio nel cuore dei videogiocatori.

Molto particolare è soprattutto il rapporto tra Lee e Clementine, uno splendido intreccio di fiducia e insegnamenti reciproci che renderanno sempre più affiatati i due personaggi e il giocatore, varcando il confine tra virtuale e reale. Tutto questo per aggiungere un altro tassello alla premessa iniziale: The Walking Dead non è un'avventura con gli zombie, ma -rimanendo fedele al fumetto- un dramma con gli zombie. Non si tratta di un'esperienza d'azione e semplice sopravvivenza,  piuttosto di una storia realistica, potente e profonda che, nonostante la presenza dei walkers, non impedirà di trovarsi faccia a faccia con esseri umani ancora capaci di atrocità tra i loro simili. Molto significativi sotto questo punto di vista saranno infatti il secondo e terzo episodio. Parliamo di “Episodi” perché, tradizione TellTale a parte, la vicenda è montata in stile televisivo, con tanto di anticipazioni a fine episodio e sunto del precedente all'inizio dello stesso, rivelandosi un connubio perfetto tra il fumetto e la serie tv.
The Walking Dead - Immagine 5
Ecco a voi Kenny, farete fatica a non affezionarvici
The Walking Dead - Immagine 6
Lee sarà costretto ad affrontare situazioni spesso critiche
The Walking Dead - Immagine 7
La trama sarà una sorpresa costante, darla per scontata sarebbe un grave errore
The Walking Dead - Immagine 8
Un esempio della cura posta nelle espressioni dei personaggi
Nonostante questo stile, il gioco strizza comunque l'occhiolino alla versione cartacea, montando uno stile grafico che ricorda molto le tavole da disegno che si possono trovare nel fumetto, con tanto di tratteggi e chine a cui un lettore normalmente è abituato. L'aspetto tecnico convince quindi, specialmente per i personaggi che, ottimi dettagli a parte, sono dotati di espressioni facciali notevoli considerando lo stile di cui è dotato il titolo. Molto buone anche le ambientazioni, pur senza evitarsi qualche slavatura, mentre alcuni elementi secondari -gli zombie specialmente- risultano in bassa definizione, e ogni tanto è possibile incappare in qualche sporadico rallentamento. Tutto liscio per il sonoro invece che piuttosto che attingere direttamente dai brani della serie tv, propone un inedito set di tracce e SoundFX veramente adatte e curate, passando da melodie drammatiche ad altre più intense e ricche di tensione atte a sottolineare il pathos di certi avvenimenti. Ciliegina sulla torta è l'ottimo doppiaggio inglese, carico di espressività. Sotto questo punto di vista purtroppo non è presente nessuna localizzazione nostrana, nemmeno sottotitolata -per quanto Cryolab si stia impegnando a tradurre gli episodi su versione PC- anche se la presenza dei sottotitoli attivabili riduce in parte la cosa; in parte perché il gioco fa largo uso di slang, utile a rendere le cose più comprensibili per gli americani quanto più indecifrabili per noialtri.

Arriviamo infine sul fronte gameplay dove, effettivamente, c'è poco da dire, perché il giocato è piuttosto risicato. L'esperienza ricorda molto le vecchie avventure grafiche con brevi sprazzi di gameplay, tanta storia e... basta. The Walking Dead non offrirà enigmi o lunghe sessioni di esplorazione, ma piuttosto azioni capillari e momentanei utili per il proseguo della storia. Azioni generalmente risolte tramite QTE e poco altro -gli enigmi saranno un semplice "raccogli e componi-, con la particolarità però di richiedere tempismo, e non sempre per evitare il classico game over, ma per le variazioni che la trama può subire. Per quanto la storia venga comunque modellata intorno al giocatore e di poco viceversa, lo studio delle scelte e del giocato è stato accuratamente predisposto per mettere in ansia e in stato di allerta il giocatore, costantemente davanti a scelte psicologiche e fisiche che avranno più ripercussioni su di esso -nervi soprattutto- che sul gioco. Questo tanto per ribadire come The Walking Dead sia un'esperienza da vivere e affrontare e non semplicemente giocare, e che la filosofia TellTale è inalterata, il che sarà assolutamente un pregio per i fan di vecchia data, un po' meno per chi invece cercava una sfida maggiore.

La difficoltà a questo proposito viene divisa in due categorie: la più semplice avvertirà spesso il giocatore se gli altri personaggi si ricorderanno di sue particolari azioni o parole, quindi utili per gli approcci futuri, mentre l'altra toglie tale possibilità lasciando oscuro anche il più piccolo indizio. Quest'ultima ovviamente permette maggiore immedesimazione, ma attivarla significherebbe anche perdersi particolari colpi di genio -e crudeltà- da parte dei produttori, evitando di dire altro per lasciare il piacere della scoperta al giocatore.

Cos'altro si può aggiungere quindi? Niente, se non il caldissimo invito a procurarvi il gioco. Perché un dialogo tra Clem e Lee vale più di mille elogi; perché The Walking Dead è un titolo che difficilmente si farà dimenticare, e al videogiocatore giunto ai titoli di coda con il sottofondo di Take us Back non verrà da chiedersi “Che cosa ho giocato?” ma “Che cosa ho vissuto?”.

Domanda a cui troverete risposta solo recuperando questo capolavoro.
The Walking Dead - Immagine 9
Clem e Lee nell'immagine iconica del gioco
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The Walking Dead colpisce e stupisce, niente da fare. Dopo aver fatto incetta di premi e critiche positive, entra nel subconscio del giocatore e lo sconvolge a tal punto da diventare indimenticabile. Ottima storia, personaggi d'impatto e stile accattivante, The Walking Dead è il miglior saluto che si potesse desiderare da questo 2012.
voto grafica8
voto sonoro9
voto gameplay7,5
voto durata8,5